Mentre la serie A ritorna subito in campo per un turno infrasettimanale, un po’ dovunque si registrano proteste accese dei tifosi nei confronti delle società accusate di aver aumentato troppo i prezzi dei biglietti. Basti pensare che in occasione di Juve-Siviglia nella prima giornata dei gironi di Champions, erano presenti allo Stadium solamente 33 mila spettatori. In cinque anni, dall’inaugurazione dell’impianto nel 2011, la società bianconera aveva sempre fatto registrare il sold out sia per il campionato che per la Champions. Situazione che si è registrata anche in altri stadi sempre abituati ad avere le gradinate quasi sempre piene. L’unica eccezione si è verificata al Meazza di Milano per Inter-Juve di sabato scorso dove sono stati presenti circa 75 mila spettatori che hanno fruttato all’Inter la bella somma di quasi quattro milioni di euro. Ma si è trattato, appunto, di una eccezione per l’importanza della gara, per la rivalità tra le due squadre e perché la Lombardia è una regione in cui ci sono tantissimi tifosi bianconeri che hanno approfittato dell’occasione per andare a sostenere la squadra del cuore. Una situazione che comunque si riscontra sempre quando la Juventus gioca in trasferta visto che i suoi tifosi contribuiscono in maniera determinante a fare lievitare gli incassi di tutte le altre società. Soprattutto le piccole realtà di provincia che ovviamente aspettano con ansia la partita con la Juventus per rimpinguare le casse. Sta di fatto che i tifosi sono in fermento dovunque e hanno già fatto sentire le proprie proteste alle società. Come a Torino cosi a Napoli dove il rapporto tra sostenitori e presidente De Laurentis si è fatto alquanto conflittuale e rischia di rompersi definitivamente se la notizia data dal presidente napoletano di costruire lo stadio di proprietà di soli 20 mila posti e tutti soci della società, si tramutasse in un progetto concreto. Certamente una realizzazione del genere farebbe perdere al calcio l’etichetta di sport popolare accessibile a tutti, penalizzerebbe enormemente i tifosi di Napol ie per l’idea di De Laurentis di avere 20 mila persone che dovrebbero sottoscrivere abbonamenti a prezzi proibitivi per diventare soci a tutti gli effetti del presidente e proprietario della società, provocherebbe l’effetto choc che il Napoli, inteso come squadra, potrebbero ammirarlo solo i tifosi più ricchi della città. E addio a tutte le frange più popolari dei tifosi che non potranno più vedere dal vivo i loro idoli,ma, al massimo, li potranno guardare dagli schermi delle televisioni a pagamento i cui abbonamenti non si possono definire alla portata di tutti. Ma questa è un’evenienza del futuro e non sappiamo se il presidente De Laurentis avrà il coraggio di portare avanti questa idea che alla fine penalizzerà un’intera città, con l’eccezione di 20 mila fortunati e ricchi. Per il presente si ragione sul caro biglietti. Le società, spiegano i loro dirigenti, hanno buone ragioni per incrementare prezzo di abbonamenti e bigliettie in fin dei conti gli aumenti, dicono, sono abbastanza contenuti e in linea con l’andamento generale dell’economia. Ma forse le società, soprattutto le grandi, invece di colpire sempre e comunque i tifosi, dovrebbero cominciare a ripensare anche ad un contenimento sostanzioso del monte stipendi dei loro tesserati. Quest’ opera virtuosa dovrà essere portata avanti non solo nel nostro paese, ma anche in tutti gli altri paesi europei. Perché se cosi non fosse, l’Italia del pallone virtuosa non avrebbe più appeal e i migliori giocatori sarebbero attratti solo dai soldi e molti che girano tra Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania e Russia. Per cui si capisce bene che le maggiori società italiane perderebbero ovviamente di competitività e lascerebbero campo libero alla concorrenza dei paesi sopra citati. Quindi anche il tetto salariale sembra più un’utopia che una prospettiva concreta. E allora sembra che il cane si morde la coda:perché a pagare saranno sempre i tifosi. Ci dobbiamo solo augurare che le società italiane si facciano venire idee più fantasiose che non aumentare solo i biglietti e che soprattutto non abdichino dal concetto, ormai universale, che il calcio rimane lo sport più popolare e più fruito dagli spettatori e che senza la loro, degli spettatori, presenza perdererbbe gran parte del suo fascino.