adelaide lombardi
Il dibattito sull’autonomia differenziata che alcune Regioni del Nord richiedono ha riportato in primo piano tutta intera e tutta irrisolta la questione meridionale, così come si trascina da un secolo e mezzo. Sono cambiati i tempi, i costumi, gli stili di vita, ma il divario tra territori ricchi e territori poveri è rimasto immutato e anzi, in questi ultimi decenni, si è ancora di più allargato. Stupisce che a 160 anni dalla creazione dello Stato Unitario , economisti , giornalisti e politici, riprendano la disamina usando gli stessi temi, gli stessi concetti e le stesse frasi di oltre un secolo e mezzo fa.
Giustino Fortunato insieme a F.S. Nitti, G. Salvemini, L. Einaudi sostenevano che tra Ottocento e Novecento esistevano due Italie, geografiche, economiche, sociali, che procedevano a velocità diverse. Ognuno di loro proponeva diverse soluzioni per tentare di colmare il divario. Salvemini era convinto che ci volesse un cambio radicale della forma dello stato in senso federalista, Nitti, invece, dopo una prima fase liberista e dopo aver messo in luce come lo Stato italiano avesse drenato risorse dal Sud al Nord attraverso le leve della politica fiscale e della spesa pubblica, si era convinto della giustezza della scelta protezionista. Fortunato dal canto suo, sosteneva che:” L’Italia meridionale era entrata disgraziatamente a far parte del nuovo Regno in condizioni assai diverse da quelle che il Nitti lascia credere. Essa viveva di una economia primitiva, in cui quasi non esisteva la divisione del lavoro, e gli scambi erano ridotti al minimo: si lavorava più spesso per il proprio sostentamento, anziché per produrre valori di scambio e procurarsi, con la vendita di prodotti, quello di cui si aveva bisogno”.( l Mezzogiorno e lo stato italiano; discorsi politici (1880-1910),
Considerato da più parti un punto di riferimento nello studio del meridionalismo, (anche da chi aveva un orientamento ideologico lontano dal suo), Fortunato scriveva ne il Mezzogiorno e lo stato italiano; discorsi politici (1880-1910) :”Che esista una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio. C’è fra il nord e il sud della penisola una grande sproporzione nel campo delle attività umane, nella intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, e, quindi, per gl’intimi legami che corrono tra il benessere e l’anima di un popolo, anche una profonda diversità fra le consuetudini, le tradizioni, il mondo intellettuale e morale.”
Era convinto quindi che La questione meridionale fosse la questione nazionale per eccellenza: “la redenzione delle plebi dalla supina ignoranza e dalla estrema miseria, più che un bisogno, è una imprescindibile necessità nostra” e, piu avanti, “il paese non è solido finchè le classi inferiori sono prive di ogni tutela, d’ogni patrocinio, d’ogni bene della civiltà”(G. Fortunato, I partiti storici e la XIV legislatura, 1892, in Id., Il Mezzogiorno, cit., 1° vol., pp. 177-78).
In politica, elemento di fondo fu la sua decisa posizione unitaria nella polemica tra regionalismo e centralismo e sulla struttura amministrativa del Paese unificato, « un nuovo ingranaggio e quale ingranaggio, nella già pesante, greve macchina dello Stato italiano che in due o tre anni si dovrebbe rifare dalle fondamenta» (Giustino Fortunato, Il Mezzogiorno e lo stato unitario Vallecchi Firenze 1926)
Motivo essenziale nella diffidenza di « don Giustino’ » verso il regionalismo era la conoscenza della fragilità dei ceti politici e della struttura stessa della borghesia meridionale, diffidenza che lo faceva fortemente dubitare nella possibilità di ricorrere a nuove forze sociali in grado di risollevare il Mezzogiorno, se non facendo appello a classi e gruppi politici preesistenti. Egli rimane favorevole ai gruppi tradizionali, quelli che avevano formato l’Unità, cioè i gruppi della borghesia illuminata dello Stato Piemontese e del Lombardo Veneto, gruppi sulle cui qualità civili e amministrative egli credeva fortemente .
Ecco, oggi la questione meridionale rimane scolpita in questa rappresentazione visiva che Don Giustino aveva delineato: un Nord avido, un Sud corrotto e inadeguato nelle sue classi dirigenti, le Regioni come momento di disgregazione dello Stato unitario, il mezzogiorno come problema nazionale prioritario. IL vocabolario della questione meridionale è tutto nei discorsi di Don Giustino alla Camera dei Deputati. (foto di copertina Giustino Fortunato con Sidney Sonnino e Mameli)
