Un interessante racconto di quello che sta avvenendo in preparazione dell’autonomia differenziata, è dato dal contenuto del botta e risposta tra il consigliere napoletano Borrelli e il Ministro Fitto. L’interrogazione di Francesco Borrelli, deputato campano di Europa verde, era diretta a chiarire come realizzare i Lep , i livelli essenziali di prestazione, senza un cambio delle regole sulla spesa storica. Considerando che la questione è di estremo ineresse per i cittadini del Sud e che è estremamente grave il silenzio che la dirigenza politica di alcune regioni sta tenendo sull’argomento, rietniamo che sia un dovere civico informare sull’ier di questo provevdimento che ,mse approvato, potrebbe segnare la divisione in due del nostro Paese.

PRESIDENTE. Il Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, Raffaele Fitto, ha facoltà di rispondere.

RAFFAELE FITTO, Ministro per gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR. Grazie, Presidente. L’articolo 1 della legge di bilancio 2023, ai commi 791 e 801, ai fini della completa attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e del pieno superamento dei divari territoriali nel godimento delle prestazioni, ha individuato un procedimento diretto a consentire una rapida determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni.

Il disegno di legge governativo recante disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle regioni a Statuto ordinario, attualmente all’esame del Senato, nell’integrare il procedimento definito dalla legge di bilancio mediante il pieno coinvolgimento del Parlamento nella determinazione dei LEP e dei relativi costi e fabbisogni standard, regolamenta le modalità attraverso cui si può pervenire all’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

Quanto al rapporto tra la determinazione dei LEP e la sottoscrizione delle intese tra Stato e regioni per l’attuazione del citato articolo 116, comma terzo, entrambi i provvedimenti stabiliscono chiaramente che alla determinazione dei LEP è normativamente subordinata l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia.

Quanto all’utilizzazione del criterio della cosiddetta spesa storica come parametro da utilizzare per il trasferimento delle risorse in favore delle regioni che sottoscrivono le intese, né la legge di bilancio 2023, né il disegno di legge governativo, contengono una previsione in tal senso. La ricognizione della spesa storica a carattere permanente dell’ultimo triennio sostenuta dallo Stato in ciascuna regione per l’insieme delle materie è da effettuarsi a cura della cabina di regia e funzionale a valutare l’ammontare delle risorse attualmente destinate all’esercizio delle funzioni potenzialmente interessate. Sia la legge di bilancio, sia il disegno di legge, sul punto sono molto chiari. In base alla legge di bilancio, la cabina di regia predispone – con il supporto di un comitato tecnico-scientifico presieduto dal professor Cassese e composto da 61 membri individuati tra eminenti costituzionalisti, amministrativisti, economisti ed esponenti delle istituzioni, e che proprio ieri ha iniziato la propria attività – uno o più schemi di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.

L’articolo 4, comma 1, del disegno di legge stabilisce che il trasferimento delle funzioni, con le relative risorse umane, strumentali e finanziarie, concernenti le materie e gli ambiti di materie riferibili ai LEP, possa essere effettuato soltanto dopo la determinazione dei medesimi LEP e dei relativi costi e fabbisogni.

Qualora poi dalla determinazione dei LEP derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, si può procedere al trasferimento delle funzioni solo successivamente all’entrata in vigore di detti provvedimenti legislativi.

Dunque, nessun incremento dei divari territoriali per effetto dell’attuazione dell’autonomia differenziata, ma pieno rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni sull’intero territorio nazionale, ulteriormente rafforzato dall’inserimento nel citato disegno di legge di due disposizioni – articoli 8, comma terzo, e 9 – che evidenziano non in modo casuale la neutralità finanziaria delle intese rispetto alle regioni che non siano parte delle stesse e che ribadiscono in modo altrettanto non casuale la garanzia del finanziamento delle iniziative e degli interventi finalizzati proprio ad attuare le previsioni di cui all’articolo 119, terzo, quinto e sesto comma, della Costituzione.

PRESIDENTE. Il deputato Borrelli ha facoltà di replicare, per 2 minuti.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Questa cartina rappresenta l’Italia (Il deputato Borrelli mostra una cartina dell’Italia). Questo è un lavoro che ha fatto la Camera dei deputati. In questa cartina tutte le regioni del Sud Italia sono rosse o quasi rosse. Questa cartina determina, secondo il Censis, la desertificazione territoriale di abitanti che c’è stata nel Mezzogiorno negli ultimi 10 anni, ma possiamo dire che è partita da prima. Basti pensare che, per dare un dato, il Sud Italia ha un segno “meno” univoco in tutte le regioni e il segno “meno” è anche nei livelli essenziali di prestazione. E questo segno “meno”, invece, diventa un segno “più” in altre regioni, come ad esempio la Lombardia.

Se continueremo ad andare in questa direzione, divideremo ancora di più il Paese. Stiamo costruendo un recinto discriminatorio nel Mezzogiorno. E mi rivolgo in particolare al Ministro Fitto, tramite lei, perché è un uomo del Mezzogiorno e della Puglia. Lasciare indietro il Mezzogiorno, come sta avvenendo – perché di fatto, anche secondo i dati de Il Sole 24 Ore, tutte le province del Mezzogiorno, amministrate da qualsiasi parte politica, risultano nella parte bassa della graduatoria – significa che o sono tutti sbagliati gli amministratori – destra, sinistra, centro – oppure vi è una enorme discriminazione.

Tutti i costituzionalisti, tutti gli esperti – e aspettiamo anche i dati della cabina di regia – parlano di un Paese spezzato. Il Mezzogiorno è in condizioni difficilissime e l’autonomia differenziata, secondo tutti gli esperti, porterebbe ad ulteriore e pericoloso divario, oltre che a un’idea di Nazione o Paese non più unito, ma diviso.