domenico friolo
Adagiata come un gioiello su dorsali, poggi e avvallamenti, fredda e nevosa d’inverno, fresca e gradevole in estate, Potenza è ubicata in alto e molto lontana dal mare, sul variegato appennino lucano, dominata dal Monte Pierfaone, e circondata da Serranetta, Monteforte Montegrosso e Li Foi. Nella valle maggiore scorre il fiume Basento, nelle minori scorrono la Tora, il Gallitello, la Tiera. Boschi grandiosi ed estesissimi, sono mete di villeggiatura estive magnifiche e ricettive, il lago faunistico, con attrazioni e ristoranti, è il luogo del fine settimana potentino. Ma per i potentini che la montagna la vedono tutto l’anno, da giugno in poi c’è solo il mare, che ora è una delle tante scelte, allora, nei miei ricordi di 50 anni fa, era un rito.. Le mete da raggiungere erano ioniche e tirreniche e, per i benestanti, Rimini. Allora un buon numero di potentini, si recava o affittava case a Ginosa, che veniva preferita a Metaponto, meta dei “rivali” materani. Perché Ginosa ? Per la vicinanza della stazione ferroviaria alla spiaggia dal favoloso arenile. Ginosa veniva raggiunta dai comuni mortali, non quelli agiati, col treno che partiva alle ore sei e venti minuti dallo scalo inferiore. Il treno era lungo, veniva da Roma andava a Taranto, e poi a Metaponto la sosta era anche per sganciare le ultime carrozze e agganciarle al treno per Crotone. A Potenza salivano in tanti, mezzi assonnati, chi già abbronzato, chi bianco come il latte. Eravamo in gruppi di amici, quelli del campo sportivo, quelli di “sopra Potenza”. Quelli di Verderuolo e Santa Maria, giungevano in treno dallo scalo superiore e tutti prendevano posto nel treno 8021, Il capo stazione, con la paletta e il berretto rosso, dava la partenza. Il signor Colangelo, capo treno, iniziava a controllare i biglietti. Egli abitava un piano più in basso nel portone dove abitavo io, eravamo conoscenti ed ero molto amico dei suoi figli. A Vaglio salivano e si aggiungevano a noi una manciata di ragazzi, cosi a Brindisi, e poi a Trivigno ma qui erano più donne: madri con bambini ragazze attraenti e sicuramente benestanti le cappeggiava Clara, una bellezza dai capelli lunghi e neri, diventammo più che amici. Intanto il controllore giungeva a me. Nel vedermi mi chiedeva: tu Mimmo, se vai a Rotondella, devi cambiare vagone ! Rispondevo, che andavo a Ginosa, con tutti gli altri. Il treno procedeva, mentre raccontavamo barzellette, intonavamo canzonette di moda in spiaggia, tutti intorno a me che suonavo la chitarra, ci raccontavamo confidenze, programmavamo in treno la giornata e quelle future da passare al mare. Uno svago autentico e genuino già nel treno. Infine si giungeva a Ginosa, ci si avviava alla spiaggia, affittavamo gli ombrelloni, compravamo panini, bibite. Sceglievamo meticolosamente il solito posto dove piantare l’ombrello, per avere intorno le persone che già conoscevamo. Sull’arenile si era come una grande famiglia, ci conoscevamo tutti, dividevamo cibo e soprattutto meloni rossi. Poi, dopo un paio di anni, con le tasche che miglioravano, eravamo altrove: e per anni la nostra meta divenne la costiera amalfitana, località Maiori, altre ragazze e ragazzi con cui ci scambiamo ancora amicizia, Enzo che lì conobbe Rosaria e poi ne sposò la sorella, io che conobbi Anna che divenne mia moglie. Mi alternano tra questi luoghi e poi… il mio mare a Rotondella che ha ispirato questa poesia..
Là, al sud, sul balcone
dello Ionio, come di sovente, il cielo a
sera, è un velo di seta, dai riflessi
blu
ricamato dal luccichio
di stelle intrecciate
a donare forma a
costellazioni
nel concavo ed infinito arco
dell’universo,
su cui si culla beata, la luna
degli innamorati
Osservare le vie del cielo
esternare
le galassie lontane,
esternare splendenti spirali
quindi, adagiare lo sguardo
sullo stucchevole ignoto
distante ed impossibile da
raggiungere,
poi fantasticare su dubbi e
poche certezze
riconducibili a quel mondo
sconosciuto.
Balcone dello Ionio, che
porgi un senso
a magnitudini proprie ed
apparenti,
a misteriose nebulose da
carpire con lo sguardo,
e poi raccontare dei loro
spazi infiniti, profondi
oltre ammassi e galassie,
dove l’Orsa Minore
dà parvenza al nord inseguendo l’Orsa Maggiore
mentre, in Pegaso, fioca e
tenue, appare Andromeda.
Balcone, che oltre ad offrire stelle,
fai ascoltare
un sussurrio senza tempo,
dolce e celestiale
un sottofondo di melodie,
meravigliose e Divine,
che porgono e adagiano
l’emozione del creato,
nei cuori dei sensibili, per
non scordarle mai più.
Là, nel sud lucano, in alto,
sotto quel cielo terso
nel profondo blù notturno,
dove i romantici
colgono i sogni vaganti di
timidi poemi:
ultime virtù di poeti
dall’incedere ormai stanco.
Poi le ore antelucane,
annunciate dalla melodia
di uno sparuto usignolo,
ripropone riflessi antichi:
aurore disegnate dal sole
nell’ergersi dal mare:
con incantevoli rossi e
dorati bagliori mattutini.
Intanto il cielo svolge
l’azzurro del nuovo giorno.
Il balcone dello Ionio e sempre lì, a far sognare.
