Questa volta Bardi è stato messo con le spalle al muro e quella che doveva essere una operazione di pura aritmetica istituzionale , due dimissini e due surroghe da consigliere, è diventata una strettoia per il Presidente della Regione , uno di quegli scanner col quale controllare che cosa veramente tiene in valigia. Il rinvio evidentemente non è una soluzione, e all’inizio della prossima settimana questa maggioranza dovrà dimostrare di esistere e di essere in grado di farcela senza aiuti dalle opposizioni. Il presidente in verità aveva giocato molto abilmente la carta della responsabilità istituzionale che dovrebbe toccare a tutti i consiglieri, siano essi di maggioranza che di opposizione: consentire, con l’accettazione delle dimissioni, alle due persone sotto misure cautelari , cioè Piro e Cupparo, di potersi difendere come cittadini , liberi da cariche istituzionali . Il che non è poco ai fini proprio delle misure cautelari. E per questa carta si era speso per tutta la settimana, consultando tutti i gruppi consiliari, opposizione compresa. Si diceva che almeno i due consiglieri di Italia Viva avessero concordato un atteggiamento morbido sulla questione della surroga ,in cambio di un emendamento di grande importanza sul bonus gas, per consentire la costituzione di un fondo per le imprese. Ma sta di fatto che questo aiuto non è arrivato perchè è prevalsa la linea di Cifarelli di non cedere alla fretta , di tenere sulla graticola il presidente e di capire, alla fine della fiera, se tiene una maggioranza o no. E qui si è avuta una prima risposta, proprio dai due consiglieri che da tempo manifestavano aperta dissidenza nella maggioranza, cioè i due leghisti Vizziello e Zullino, i quali hanno detto che fanno parte della maggioranza ma che sono in attesa di quel chiarimento che Bardi si ostina a non dare. Ragion per cui non avrebbero votato se non nella prossima seduta, ovviamente a chiarimento avvenuto. Insomma l’opposizione e la dissidenza interna si sono trovate, del tutto involontariamente, a mettere in atto una manovra a tenaglia che costringe il Presidente a dare una risposta definitiva in un senso o nell’altro. In quale direzione? Qui le ipotesi sono tre: 1) il rilancio della maggioranza con un chiarimento interno che tocca anche la composizione della giunta, 2) le dimissioni del Presidente con la constatazione che non dispone di una maggioranza e che è pronto ad allargare la coalizione a chi ci sta ( nel quale caso, è presumibile pensare che due o tre consiglieri accettino per “atto di responsabilità” 3) la constatazione del Presidente che con questa maggioranza è impossibile andare avanti e che per il bene della Basilicata occorre un Governo di solidarietà regionale, aperto a tecnici di area e sulla base di un programma concordato. Da queste ipotesi , come si vede, escludiamo quella delle dimissioni e del voto anticipato. Ci sono treni che corrono e che , per dichiarazione dello stesso Bardi, non si possono perdere con altri sei mesi di vuoto gestionale, a cominciare dal PNRR , al riordino sanitario, alle questioni energetiche e a quelle di politica industriale. Mandare tutto all’aria, sarebbe, ci dicono, per Bardi una soddisfazione personale, ma che non si può permettere in questo momento. Rocco Rosa
BARDI CON LE SPALLE AL MURO
