Se c’era bisogno di una conferma su uno dei mali del meridione, e cioè il preminente interesse dei partiti rispetto a quello della comunità di riferimento , questa conferma viene a dalla vergognosa assenza del vicepresidente della Calabria  e del  Presidente della Sardegna, entrambi leghisti, alla riunione in streaming convocata dal presidente De Luca con tutti i Governatori del Sud per rivendicare il rispetto delle finalità dei finanziamenti a fondo perduto per il recovery fund, con cui l’Europa ha voluto creare uno strumento di coesione e di riequilibrio territoriale. Il Governo Conte ha tutta l’intenzione di disattendere questa indicazione, riservando al Mezzogiorno la quota del 34 , che è quella che spetterebbe in base alla dimensione demografica, se non ci fossero appunto  squilibri storici da sanare. Così che, dando da oggi, quello che tocca ad ognuno in rapporto alla popolazione, correrebbero tutti alla stessa velocità, e quindi manterrebbero inalterate le distanze che le separano. Si aggiunga che questo 34 per cento , se è stato riscoperto oggi di fronte all’intervento europeo, è ben lungi dall’essere applicato nella spesa ordinaria, così che la gestione dei servizi alla popolazione ( asili, scuole, sanità, trasporti)  risente ancora di enormi sperequazioni che per ovvie ragioni riducono la qualità della vita al Sud , sostenendola invece al Nord. e Ciò nonostante una legge del 2010 prevedesse la ripartizione in base ai costi standard dei servizi, Su questa battaglia meridionalista, che oltre ad essere una battaglia di civiltà, è anche un diritto costituzionale inapplicato, la gran parte delle forze politiche ha da tempo giurato le spalle, a cominciare dal Pd che ormai guarda al Nord come nuovo territorio di conquista per un partito che ha perso il suo tradizionale elettorato e ha sposato il modello Bonaccini, con l’autonomia differenziata che aiuta il motore del Nord e sgancia i vagoni del Sud. Se ci fosse qualche dubbio  al riguardo lo ha confessato lo stesso presidente della Conferenza delle regioni per il quale se uno è bocciato non è che per evitare le sperequazioni tutta la classe debba ripetere l’anno. Chi vuol capire capisca. Ciò detto, e venendo ai fatti di casa nostra, non si può non plaudire al comportamento del Presidente della Basilicata Bardi, che non solo ha raccolto l’invito a portare avanti la battaglia dei 40 miliardi in via di trafugamento ma  ha dato una testimonianza di coerenza col mandato ricevuto e di autonomia rispetto alle posizioni nazionali del suo partito che sul Sud non ha detto una parola , né a favore né contro, semplicemente ignorando la questione. Eppure, indipendentemente dalle assenze, questo confronto ha tutti i crismi di una svolta politica importante e tale da influire sul futuro della politica italiana perchè  la posizione sulla questione che i partiti prenderanno sarà sotto gli occhi dei cittadini, cui la crudezza dei numeri finalmente messi sul tavolo, ha disvelato una verità incontrovertibile e inoppugnabile e cioè che è finito il tempo di prendere per culo i meridionali con promesse e annunci e che le uniche cose che contano sono i fatti e le decisioni.  Bardi quindi fa bene a creare convergenze su temi comuni, a lavorare per una sede di confronto permanente, a determinare momenti di azione e di iniziative condivise, la più importane dei quali sarebbe quella di rivolgersi tutti insieme alla Corte Costituzionale, per il diritto negato dei servizi uguali per tutti i cittadini. Chi ci segue sa che queste cose le avevamo chieste anche anni fa, come suggerimento ad uscire dalla logica dei piccoli numeri e a consorziarsi per il bene del Sud. Ma allora prevaleva la logica delle contee e dei baronati, la nuova borghesia politica che la deriva istituzionale delle regioni aveva creato. Chissà che a cinquant’anni le Regioni non siano veramente diventate adulte e che si ritorni a mettere in testa ad ogni politico il prioritario e indissolubile rapporto con la comunità di riferimento. Rocco Rosa