Una politica che non è lungimirante pensa a mettere le pezze a varie situazioni che via via si determinano o perché non ha tempo di fermarsi a compiere operazioni strutturali che richiedono tempo, o perchè, governando alla giornata, si amplia il potere discrezionale decidendo caso per caso. Sulla questione della dirigenza degli Uffici, questo Governo regionale è partito con una visione di lungo respiro,ipotizzando un percorso che ai più ( e ne abbiamo dato conto) è apparso pericoloso sul piano della legittimità ma che si è dimostrato esente da rilievi governativi: ha redatto un nuovo Ordinamento degli uffici, creato una nuova pianta organica e rilevato, tra l’altro, che a fronte dei 78 posti dirigenziali in organico, poco più di una ventina sono legittimamente coperti. Fatto questo , avrebbe dovuto bandire i concorsi e disporre per quegli uffici che richiedono una professionalità specifica non esistente all’ interno o per quegli uffici di diretta collaborazione, la copertura attraverso singoli affidamenti motivati. E non a caso , proprio per avere mani libere nella attribuzione di tutti gli incarichi dirigenziali, il regolamento di riordino della struttura burocratica, ha messo una clausola che conferisce alla Giunta il potere di azzerare tutti gli incarichi esistenti, comprese le Direzioni Generali, stabilendo, testualmente, che “ In ragione della generale riorganizzazione del sistema organizzativo regionale operata dal presente regolamento, gli incarichi di direzione delle strutture dirigenziali anche generali in essere alla data di entrata in vigore del presente regolamento possono essere confermati, rinnovati o revocati.” Non sono passati i dieci giorni previsti dal regolamento ma almeno due mesi dalla delibera di presa d’atto ufficiale della pianta organica con le declaratorie dei singoli uffici dirigenziali,e nulla si è fatto né sul piano delle nuove assunzioni né su quello che riguarda la conferma o la revoca degli incarichi per quelli che hanno demeritato o che non hanno più titolo per conservarlo. Quest’ultimo riferimento riguarda direttamente i rilievi che la Corte dei Conti ha fatto rispetto ad affidamenti esterni che hanno superato i cinque anni , il periodo massimo consentito alle Amministrazione per tenere in servizio professionalità prese dall’esterno, non per concorso ma sulla base di esigenze professionali specifiche o intuitu personae per gli incarichi di diretta collaborazione,. Non a caso i sindacati dei dirigenti regionali hanno fatto riferimento ai rilievi mossi nella parifica di bilancio del 2018, con i quali la Corte chiede di conoscere le motivazioni che hanno indotto e che inducono l’Ente a ricorrere, in via strutturale ed ordinaria, a dirigenti esterni, e perchè sono stati superati i termini previsti per la durata degli incarichi esterni. Così che su una decina di dirigenti esterni al lavoro in regione, i due terzi continuano , per espressa richiesta dell’amministrazione a rimanere in carica pur essendo da tempo scaduto il limite temporale imposto dalla legge 165 del 2001 e correndo l’Amministrazione il pericolo di un nuovo rilievo anche nel bilancio 2019. Questa norma del quinquennio come durata massima è tra l’altro vincolante per tutti gli incarichi dati anche negli enti subregionali o comunque negli enti di derivazione pubblica, e non può essere derogata né attribuendo un altro ufficio alla stessa persona, né consentendo allo stesso incaricato di rimanere oltre i cinque anni per esigenze straordinarie. Proprio perchè l’amministrazione aveva affrontato il discorso della struttura con la volontà di rivedere il tutto e di mettere l’uomo giusto al posto giusto, non si capisce perchè rispetto ai dirigenti interni non si faccia l’interpello per gli uffici disponibili, né perchè , rispetto ad uffici che necessitano di professionalità specifiche non rivenienti nell’organico, non si provveda alla nomina di nuovi professionisti. L’esperienza del passato dovrebbe servire a far comprendere che quello che oggi sembra passare inosservato, un domani arriva con la sottolineatura rossa da parte dell Corte dei Conti. Così che bisogna ricominciare daccapo o rimediare al mal fatto. E a giudicare da come la questione si va trascinando sembra proprio che questa rivoluzione sbandierata dal Governatore debba aspettare tempi migliori per manifestarsi. Rocco Rosa
BARDI E LA RIVOLUZIONE DEL “VORREI MA NON POSSO”
