Nel tentativo di alzare le quotazioni del rendimento del suo governo regionale, il Presidente Bardi fa trasparire la volontà di andare verso due operazioni di trasferimento al popolo dei benefici derivanti dalle compensazioni ambientali. Il successo che ha avuto con il gas lo spinge ad agire in quella direzione, ma le cose non sono affatto semplici. Vediamo perché. La prima è bissare l’operazione gas con la risorsa acqua. Il suo ragionamento è che la Puglia come regione e i grandi consumatori di acqua ( Ilva, Consorzi vari, la stessa regione Calabria) debbono pagare le compensazioni fissate e debbono ricontrattare, alla presenza anche del Governo, le  quote di distribuzione e gli oneri annessi alla buona manutenzione degli invasi e alla buona tenuta delle reti della grande distribuzione. Questo pressing verso i cattivi pagatori è una cosa giusta e sacrosanta e si discosta platealmente dall’atteggiamento supino , accondiscendente e volutamente….scordaiolo dei governi regionali precedenti. Ci sono ottanta milioni messi a bilancio della regione e mai incassati. E questo mentre i lavori di manutenzione delle dighe , passati alla competenza del distretto meridionale, latitano in basilicata perchè Caserta privilegia altre regioni, Puglia in primis. Se a questo si aggiunge che il mancato incasso delle tariffe  da parte di questi grandi utenti si riflette in maniera diretta e dirompente sui bilanci dell’ Acquedotto Lucano, allora si capisce come l’iniziativa di Bardi sia da sostenere nel modo più unitario e convinto. Dove la questione si fa ipotetica, e forse controversa, è la traduzione di questi compensi in riduzione delle tariffe ai lucani, non si sa se per fasce di reddito o, come per il gas, per la totalità degli utenti. E questo per due ragioni, una etica e una di responsabilità contabile. Quella etica è legata alla ventilata possibilità di mettere in liquidazione l’acquedotto lucano e di creare, come per il consorzio industriale, una newco. Cioè da una mano si recuperano i crediti dovuti per la gestione del patrimonio idrico, dall’altro si  azzerano i debiti di un ente partecipato dalla Regione e dai comuni lucani, all’insegna del chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Una soluzione semplicistica e piena di furbizia che oltre ad essere controversa tocca anche responsabilità contabili, primo perché le tariffe sono stabilite dall’ARERA, e secondo perché in quei soldi che la regione dovrebbe incassare , ci sarebbero anche mancati trasferimenti ad Acquedotto. Sarebbe auspicabile che , se fosse questa l’intenzione del Presidente, se ne parlasse apertamente, per capire se la cosa è fattibile,e se sia veramente il caso di farla.

Più lineare è l’iniziativa che lo stesso Bardi sta portando avanti per far rimanere in Basilicata una percentuale in kilowattora di energie prodotte sfruttando l’orografia della Basilicata il suolo e i salti dei fiumi lucani, cioè risorse che l’ambiente regionale offre. E’ evidente e non contestabile il fatto che questo discorso è nuovo in Basilicata e in verità andava fatto già da anni, evitando che il danno ambientale si trasformasse in ricchezze private, come dimostrano talune situazioni che hanno portato all’arricchimento veloce dei “prenditori” del vento, non esclusi alcuni politici nostrani.  E tanto più sacrosanta questa battaglia ora che i vincoli stanno saltando e le valutazione di impatto ambientale stanno per essere messi in soffitta, con la libertà per gli investitori di andare comunque e dovunque. Premesso che  la Regione dovrebbe fare con tutta urgenza una delibera sulla saturazione ambientale di alcuni territori perché  il piano paesaggistico non  solo non si riesce a fare da trent’anni ma non porterebbe da nessuna parte, è giusto che la regione apra una trattativa seria con il Governo per cambiare la norma e inserire la compensazione ambientale. Come sarebbe giusto che su questa vertenza ci fosse una mobilitazione di tutti, partiti e forze sociali, per evitare che ancora una volta la Basilicata venga violentata dagli affari di pochi. Rocco Rosa