La consapevolezza del momento di grave emergenza che la Basilicata vive sta facendo salire dal basso  la richiesta alla classe dirigente di trovare momenti decisionali unitari . Evidente è il ripudio del teatrino delle responsabilità, fatto di accuse e di repliche le prime sempre più pesanti e le seconde sempre più piccate, che non solo non aiutano a capire ma alimentano lo sconforto ed il disagio dei cittadini che si sentono drammaticamente privi di rappresentanza. Lo spegnimento delle polemiche è auspicabile, ma questo non può essere un atto unilaterale. Anche se si chiedesse all’opposizione di tenere la bocca chiusa per tutto il periodo della pandemia non è detto che il rimedio sia esaustivo, liddove si lasciasse una maggioranza libera di sbagliare e quindi di aggiungere danno a danno. Pertanto l’invito a eliminare le polemiche è direttamente connesso alla disponibilità alla collaborazione vera in nome dell’emergenza, e cioè con i vertici delle istituzioni che si ripiegano a studiare i modi di coinvolgimento dell’intera rappresentanza consiliare, si tratti di Comuni o di Regione. E’ quello che è successo nella stagione del terremoto, quando la gravità della situazione aveva fatto cadere ogni barriera in nome di una responsabilità comune a dare una mano per alleviare le sofferenze, risolvere le situazioni, trovare delle soluzioni anche ardite. Si chiami task force, si chiami cabina di regia, si chiami gruppo per la gestione dell’emergenza covid, sarebbe importante che sui modi per affrontare l’emergenza pandemica ci possa essere un esempio alto di corresponsabilità che ridia fiducia nelle Istituzioni e nella politica. Di questa necessità si sta parlando da tempo, ma nessuno che abbia il coraggio di superare il livello delle declamazioni e di affrontare quello della proposta concreta di un tavolo di lavoro comune. Che non è mischiare le responsabilità o diluirle, ma dare ad ognuno la possibilità concreta di dare una mano e non di stare a guardare mentre gli altri scavano. Pietro Simonetti, in una nota per la stampa, nel diciassettesimo anniversario della grande marcia  contro il deposito nucleare, richiamava lo spirito di Scanzano , ma proprio andando con la mente a quei giorni ci si chiede se e che cosa ci sia di diverso rispetto ad allora. Di sicuro c’era  più partecipazione, più protagonismo associativo, più compattezza nei gruppi sociali e uno scenario politico meno radicalizzato di quello di oggi. Partire dalla consapevolezza che chi comanda non è abusivo ma è stato scelto dai lucani, e offrire collaborazione alla istituzione che rappresenta non è un vantaggio dato all’avversario ma una prova di responsabilità e di maturità offerta al popolo lucano. Il presidente Bardi provi ad uscire dal suo arroccamento e parli da lucano a tutti i lucani. Rocco Rosa