La soluzione data all’Arpab, con la nomina di un componemte della lista IDEA, ha tolto ogni dubbio circa il fatto che tutti i mal di pancia, che colpiscono in maniera ricorrente l’Esecutivo Bardi,sono dovuti alla pressione ricattatoria dei consiglieri rimasti fuori dall’ultimo rimpasto. Il consigliere Baldassarre che aveva recitato il de profundis per Bardi, considerando che la sua Giunta era , testualmente, “nata sotto ricatto,” improvvisamente è rimasto folgorato sulla via di Damasco, ed ha rigiurato fedeltà a Bardi. Come non mettere insieme le due cose, la nomina di un suo fedelissimo all’Arpab e la fine delle ostilità? E come dovremmo chiamare questa coincidenza se non usando le parole che lo stesso Baldassarre ha utilizzato per commentare la nascita dell’ ultimo Esecutivo ? . Se questo è il metro per valutare il confronto tra dissidenti e Governatore, cioè un vile do ut des, ( alla faccia del rinnovamento, della meritocrazia e della decantata moralizzazione della vita pubblica), allora bisognerà accontentare anche gli altri consiglieri che si sono messi di traverso in questi mesi. A cominciare dal consigliere Piro , che, in verità, non ha posto questioni personali, ma questioni politiche. La prima riguardava la priorità da dare alla costruzione dell’Ospedale di Lagonegro. E su questo proprio ieri è stato accontentato , con la delibera di giunta che concede 88 milionii di finanziamento per l’opera, organizzando in tre tanche il cronoprogramma dei lavori e sopratutto affidando l’opera al San Carlo, il cui direttore generale è sinonimo di efficienza e di capacità organizzativa. La seconda questione riguarda la prassi, secondo Piro da cancellare, che dà al Presidente del Consiglio la facoltà di decidere ,fiduciariamente, sulla scelta della Direzione Generale del Consiglio e su quella del capo ufficio stampa. Poichè l’ l’organismo che dirige l’assemblea, e cioè l’Ufficio di presidenza, è un organismo collegiale è in questa sede che bisogna trovare l’intesa, arrivando a scegliere nomi che sono nel gradimento di tutti. Su questo aspetto forse non riuscirà a farcela, ma sicuramente ha posto un problema di metodo e di merito, se pure è eccessivo definire “politico”. Più difficile però è affrontare la questione Zullino, non solo e non tanto per il suo atteggiamento oltranzista, ma perchè gli è stato sottratta la prospettiva di fare, da assessore, la seconda parte della legislatura. Qui, più che Bardi, è entrato in gioco il senatore Pepe,da sempre ostile al vicesegretario regionale della Lega, e lo ha fatto sbarrando di fatto la possibilità di cercare dall’esterno una rappresentanza femminile ( si parlava della Megale) . Con il che, togliendo gli altri partiti dall’imbarazzo di trovare una candidata e confermando la Merra, per la seconda parte della Legislatura , anche a discapito della Sileo che pure tanto si è data da fare come consigliere della Lega. Non lo dice ma il suo abbandono è in parte motivato da questa manovra affatto giustificabile. Su questo punto, per Zullino, non ci sono mediazioni possibili, men che meno incarichi da dare ai suoi fedelissimi. IL tema è presentarsi alle elezioni fra due anni rompendo l’accerchiamento del partito e alzando la contestazione su Bardi e sulla sua scomposta maggioranza. Fin quando Zullino resta solo, si potrebbe anche navigare a vista, cercando il voto favorevole di qualche anima bella sempre in vena di essere utile a destra come a sinistra, ma se i soggetti della contestazione da uno diventano due, allora per sopravvivere il presidente deve allargare la sua maggioranza. E non lo può fare sollecitando il senso di responsabilità di alcuni, ma ridisegnando il perimetro e rivedendo gli organigrammi. Italia Viva, anche in virtù della sua posizione di centro, potrebbe convergere intorno ad uno schema più ampio, ma il rischio di passare dalla parte dei perdenti è forte e la motivazione per farlo deve essere più che allettante. Così che gira e rigira si torna ad un rimpasto. Rocco Rosa
BARDI RICORRE AL MANUALE CENCELLI
