Per come era congegnata , la mozione di Cifarelli non aveva possibilità di essere approvata perché aveva messo insieme etica e legalità, il comportamento scorretto del direttore generale Tisci sui social e la presunta mancanza di titoli poer la sua nomina, il che coinvolgeva direttamente il presidente Bardi e la Giunta. La speranza era che , come è prassi nella dialettica tra maggioranza ed opposizione, ci fosse una contro mozione della maggioranza in cui si separavano le due cose, così che poteva arrivare un messaggio chiaro e netto a tutti i dirigenti dipendenti comunque dalla regione di limitarsi ad amministrare , senza lasciarsi andare a interventi politici che nulla hanno a che fare col ruolo assegnato loro . Questa seconda parte Bardi ha preferito svolgerla verbalmente, come un padre di famiglia che si concede una ramanzina forte ma che considera la vicenda conclusa per il bene di tutti. E che la ramanzina sia stato dura, c’è poco da eccepire, al punto che l’interessato ne è uscito strapazzato in misura tale che una persona non attaccata alla poltrona ne avrebbe tratto le conseguenze.   “Nel caso di specie – ha sottolineato Bardi – mi preme ricordare che la stragrande maggioranza dei lucani vuole una classe dirigente che sia all’altezza dei compiti e dei ruoli. Essere classe dirigente non comporta solo onori, ma è soprattutto un onere, da sopportare con fatica, dedizione ed esempio. A volte anche con rinunce. Rinunciare, per esempio, alle proprie idee politiche quando si hanno incarichi gestionali in un ente pubblico, perché si ha il dovere di esercitarlo secondo criteri di imparzialità, efficienza ed efficacia. Chi vuole fare politica, faccia politica. Chi ha incarichi nella pubblica amministrazione, non deve fare politica

L’imparzialità è un valore che non va  rimosso. E poi non mi piace la sovraesposizione mediatica, non mi piace la politicizzazione esasperata, non apprezzo chi distoglie tempo all’azione amministrativa per fare politica, non apprezzo un utilizzo disinvolto dei social media da parte chi riveste incarichi pubblici. Il senso del dovere, lo spirito di missione, il sano atteggiamento da servitore dello Stato che troppo spesso manca, in Basilicata e non solo.

“Noi dobbiamo mettere al centro del nostro agire politico – ha ribadito Bardi – solo il bene della Basilicata. Le scelte si possono sbagliare, gli uomini e le donne si possono sostituire – nessuno è indispensabile – ma quello che conta è l’animus. Se ci approcciamo alle istituzioni con la logica dell’appartenenza, non facciamo un servizio alla comunità. Mi è capitato di nominare persone con background politici lontani da questa amministrazione regionale, ma non ci ho mai visto nulla di male. Non voglio parlare di “merito”, che è un concetto difficilmente misurabile, ma di indipendenza nelle scelte e nelle valutazioni. In conclusione, voglio ribadire un concetto molto semplice: è chiaro che certi comportamenti non sono più ripetibili. E mi appello proprio a quel concetto di etica ed estetica pubblica, che ho più volte ribadito. Un valore repubblicano che deve guidare ognuno di noi. Questa mozione di censura è un legittimo atto politico che chiedo alla maggioranza di respingere proprio a causa della strumentalità che ho provato a evidenziare. Questo non vuol dire coprire errori, atteggiamenti e parole sbagliate, che non saranno più tollerate e che non dovranno più ripetersi”.  

Il perché Bardi abbia chiesto di bocciare la mozione del Pd lo ha così riassunto:

Non mi piace la “questione morale” perché di solito è una clava strumentalmente utilizzata contro il nemico e soprattutto perché la “questione morale” da sempre ne presuppone due. Una morale per i nemici e una morale per gli amici. È la doppia morale, un vizio duro a morire. Perché mi sarei aspettato il medesimo rigore dimostrato oggi, al punto da presentare una mozione di censura, non solo contro il “nemico” di turno, ma anche contro i tanti che svolgono il proprio ruolo non sempre con imparzialità, efficienza ed efficacia. Ma se sono stati nominati dagli “amici”, magari sono parenti o appartengono alla corrente politica “giusta”, hanno l’immunità. È la doppia morale”.

IN conclusione , sarebbe stato bello se i concetti espressi dal Presidente Bardi fossero stati riassunti in un ordine del giorno con l’approvazione di tutto il Consiglio. Il non farlo potrebbe autorizzare qualcuno a ripetere questi comportamenti. Salvo che a quel punto il Governatore deve prendere provvedimenti, a rischio di vanificare tutto quello che ha detto.