Il solo modo per uscire dal ginepraio di una massa di lavoratori assunti con le più diverse forme di precarietà è il concorso, e il Governatore Bardi fa sapere di volerlo imboccare con decisione. Nulla però è successo ieri riguardo alla decisione di prorogare contratti in scadenza e mentre la maggioranza ha usato parole mielose per dire che non verranno lasciati indietro, la minoranza, con Polese, ha accusato Bardi di voler perseguire esattamente il risultato opposto: con la scusa dei concorsi, lasciare per ora a piedi i precari interessati. Il tema però che non può sfuggire a chi governa è che o i concorsi si fanno immediatamente, oppure è come mettere una pezza al pantalone e dimenticare di cucirla. E una pezza peggiore è pure quella di pescare da vecchi, direi antichi concorsi, che per un malcostume in uso da vent’anni raramente hanno onorato la meritocrazia, spesso capovolgendola. Qui c’è una legge che parla chiaro e che finora non è stata osservata: tutte le Amministrazioni hanno l’obbligo di definire il fabbisogno, anche in relazione a nuove necessità e fare i concorsi entro il triennio di vigenza: ai precari che alla data della legge avevano tre anni di attività viene applicata una riserva di posti nella misura non superiore al cinquanta per cento.
Ora in quel che è avvenuto in consiglio sulla discussione del precariato arpab e arlab. oltre che per la sanità, a fronte del messaggio ” concorsi per tutti”, si sono usate parole mielose rispetto a chi ci lavora e a chi giustamente difende il lavoro: nessuno sarà lasciato a piedi . Come?,non si sa. O si fanno i concorsi e chi lo perde torna a casa, oppure non si fanno e quei precari rimarrano al lavoro nelle forme più disparate. Ed è un gioco perverso quest’ultimo, perchè più passa il tempo, più la platea si ingrossa, più una soluzione meritocratica si allontana, più un lavoratore acquista diritti. In questo senso ogni disposizione riguardante la proroga dei contratti in essere, giustamente caldeggiata dall’opposizione, avrebbe senso solo se ci si trovasse di fronte a concorsi banditi e al tempo massimo di svolgimento dello stesso. Si mettano insieme le due cose ed esce la soluzione equilibrata, magari partendo da una bella discussione in consiglio regionale sull’argomento del modello di regione, dei fabbisogni, del lavoro interinare, del lavoro da decentrare.
Ecco perchè il presidente Bardi non può limitarsi a indicare la strada , ma deve mettere anche il cartello di senso unico, direzione obbligatoria, e sosta vietata ad ogni tentativo di produrre una eccezione. Si affronti il toro per le corna e si bandiscano i concorsi, immediatamente. Prorogando tutto quello che c’è da prorogare e chiudendo la disastrosa strada dell’emergenza che ha prodotto lavoro senza futuro e storie di vita alla giornata . Rocco Rosa
