Trentasei anni fa Basilicata ed Irpinia vennero sconvolte dal terribile terremoto che ha segnato i destini di tantissima gente e ferito in maniera permanente intere comunità. Com’è cambiata la Basilicata a seguito del terremoto del 1980? Sicuramente in peggio. La regione si è impoverita e si sta spopolando, dal 1980 ad oggi la popolazione è calata di almeno 50.000 abitanti, il tessuto economico e sociale s’è paurosamente degradato, si sono persi irrimediabilmente posti di lavoro nel settore primario, l’agricoltura, l’industrializzazione favorita dalla legge 219 ha rappresentato occasione di lucro per tante aziende, per lo più del nord, che dopo aver incassato i contributi sono sparite, il terziario non sta meglio e molti uffici statali e sedi di enti erogatori di servizi hanno abbandonato il nostro territorio. Le infrastrutture che avrebbero dovuto togliere dall’isolamento la Basilicata sono una chimera, si pensi alla strada che da Baragiano doveva arrivare a Pescopagano, in trent’anni hanno completato pochi km costati un mare di soldi, per non parlare della linea ferroviaria Ferrandina – Matera iniziata e che non si sa se verrà mai completata, una storia di sprechi ed uno schiaffo alla nostra comunità, per non parlare delle condizioni delle principali arterie che attraversano la Basilicata.Una regione sempre meno appetibile per gli investitori proprio per la carenza di collegamenti e che quindi che non ha un futuro.
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E chi se la dimentica quella calda domenica di novembre del 1980! Proprio le condizioni meteorologiche, così sorprendentemente favorevoli, furono il prologo di quella immane tragedia. Per me quellagiornata era particolare perché il lunedì successivo dovevo essere a Napoli per l’esame finale del corso che mi avrebbe fatto diventare dipendente dell’allora unica compagnia telefonica italiana. Ma era speciale anche per quanto riguardava la mia passione per il basket. Alla palestra CONI di Montereale era in programma una partita molto attesa, si doveva giocare il derby fra le due principali squadre di pallacanestro femminile della città, l’INVICTA (nelle cui file giocava anche colei che, dopo un paio d’anni, sarebbe diventata mia moglie) e la PPF, squadre divise da una fiera rivalità. Il 23 novembre del 1980gli spalti del glorioso palazzetto CONI erano stracolmi ed il tremendo boato che precedette quel minuto e mezzo di sussulti non lo dimenticheranno facilmente i tanti appassionati di basket potentini.
Fra il rumore di vetri andavano in frantumi, la polvere dei muri che si sbriciolavano, nel buio più pesto, ci fu un fuggi fuggi generale verso il piazzale antistante l’impianto sportivo. La cosa che più mi ha impressionato in quegli attimi è stato l’oscillare folle di un lampione della pubblica illuminazione, quel palo che si dibatteva forsennatamente è rimasto impresso nella mia mente e spesso ricorre nei sogni che poi si trasformano in incubo.
A pochi metri dalla folla degli spettatori, atlete, tecnici usciti dalla palestra si sbriciolò un intero palazzo e la nuvola di polvere riveniente dalle macerierese ancora più tragicoe allucinate lo scenario. Sapemmo solo qualche giorno dopo che ci furono delle vittime.
Quell’immane tragedia paralizzò per molto tempo tutte le competizioni sportive sull’intero territorio regionale, quasi tutti i campi di calcio delle zone terremotate divennero delle tendopoli che ospitarono per molto tempo gli sfollati, alcune palestre che non subirono gravi danni vennero utilizzate come depositi o centri di distribuzione di viveri e indumenti, una di queste fu proprio il palazzetto CONI. Partì immediatamente una gara di solidarietà nei confronti degli irpini e dei lucani, ricordo con commozione che l’Olimpia Milano, la grande squadra di basket che con il marchio Simmenthalche all’epoca spopolava sui parquet italiani e non sfigurava in Europa, fece pervenire, a meno di un mese dal terribile evento, all’Euroclub, squadra di basket femminile che io avevo fondato e che allenavo, alcuni pacchi contenenti materiale sportivo (divise, scarpette, palloni). Quel gesto contribuì a darci il coraggio per riprendere l’attività, con qualche difficoltà riuscii a rintracciare alcune delle giovanissime atlete, disperse nelle tendopoli e nelle roulotte disseminate per la città. Eravamo nel cuore dell’inverno ma tornammo a far canestro in mezzo alla strada, presso il campo della parrocchia di S. Giovanni Bosco e in un piazzale interno alla Magneti Marelli a rione Betlemme, ovviamente la tecnica in quei frangenti veniva trascurata ma il tornare a giocare a basket in quelle condizioni serviva a recuperare fiducia nel futuro, non era facile, anche perché per qualche tempo le repliche del sisma avevano sfiancato e terrorizzato la popolazione
Anche il basket agonistico, quello dei “grandi”, dopo qualche settimana di fermo riprese a disputare le partite ufficiali. Dichiarato, a sorpresa,inagibile il palazzetto CONI, la squadra di punta potentina, la mitica INVICTA, fu costretta a giocare le gare interne nella palestra annessa alla Piscina Comunale, un impianto non omologabile per le partite ufficiali dei campionati nazionali per le ridotte dimensioni ma la federazione chiuse un occhio e per qualche tempo gli appassionati di basket potentini dovettero arrangiarsi.
Anche il mondo sportivo lucano toccò con mano il cuore d’oro degli italiani ed in pochissimo tempo due impianti sportivi per gli sport al coperto vennero costruiti nel capoluogo di regione, uno dei quali, donato dalla Croce Rossa Italiana, oggi intitolato al giovane Vito Lepore tragicamente scomparso, è uno degli impianti più utilizzato dal movimento cestistico potentino, un ‘altro impianto, una tendostruttura, fu posizionato a Piazza Bologna, oggi non c’è più ma che per molti anni ha rappresentato, per la particolare posizione, un punto di aggregazione per i tanti appassionati della palla a spicchi di Potenza.
