E’ stato giustamente criticato l’atteggiamento di chi ,anche in momenti come questi, coglie l’occasione per farsi bello davanti ai propri elettori, o spingendosi ad avanzare richieste infondate ,o mettendo le mani avanti rispetto a decisioni ancora non prese, oppure ponendo il Governo regionale in imbarazzo rispetto a fughe in avanti che minano l’unità e la compattezza di una maggioranza. Sta di fatto che quello che era uscito dalla porta sta rientrando dalla finestra e non c’è comunità, Pescopagano, o Venosa, o Tinchi, o Muro Lucano o Tricarico che non cerchi di gestire la partita dell’emergenza a proprio vantaggio ,facendo tornare indietro l’orologio della programmazione sanitaria regionale ad una decina di anni fa. Ora, bisogna essere chiari  in alcune  cose: la prima è che dopo questo scossone , c’è effettivamente da ripensare un sistema sanitario che recuperi ad un tempo efficienza nella prima linea di intervento, la seconda è di coniugare questa prima linea con l’introduzione mirata degli ospedali di comunità, la terza è di potenziare il ruolo degli ospedali per acuti, sopperendo alle deficienza di un sistema di emergenza che  su questo aspetto si è trovato impreparato. E’ per esempio una mia personale considerazione il fatto che nei due grandi ospedali di Matera e Potenza si è pagato una politica di frazionamento dei Dipartimenti in piccoli  reparti, più per far fare qualche primario in più che per necessità funzionali. Così come vanno ripensati i Dipartimenti interaziendali che non hanno introdotto funzionalità ma solo un grado gerarchico in più. Tornando ai campanilismi, accesi dal problema di come dare risposta ad una eventuale esplosione del contagio, è abbastanza scontata l’angustia dell’attuale risposta sanitaria con solo 49 posti di terapia intensiva. Dai calcoli fatti in funzione della probabile curva di espansione, ne servono almeno 120 e almeno il doppio nelle terapie sub intensive . Ora , che i posti di terapia intensiva per questa emergenza debbano essere tutti localizzati nei due ospedali maggiori di Potenza e Matera, lo dice il buon senso: un paziente affetto da coronavirus arriva in rianimazione normalmente perchè  è anziano, ha altri problemi di salute e , in questo senso ha bisogno di tante consulenze e di tanti approcci diagnostici che non si trovano dovunque. Questo significa che  , in uno spirito di collaborazione, si può pensare di trasferire in altri ospedali per acuti, dotati di posti di rianimazione , pazienti con altre patologie che possono essere curate altrove, facendo convergere l’emergenza coronavirus nei nosocomi dei due capoluoghi. Diverso è il discorso dell’allocazione di pazienti che , pur affetti da coronavirus, non presentano situazioni di gravità ma che debbono essere accuditi in condizioni di terapia sub intensiva, oppure di vigilanza sanitaria specifica. Se si prospetta, come linea ipotetica, un aggravamento della situazione, bisogna pensare per tempo a soluzioni logistiche adatte. L’una, che il Dipartimento  ha già ufficializzato oggi l’utilizzazione di Venosa per il tempo occorrente , la seconda è l’utilizzazione dell’ultimo piano dell’ospedale Madonna delle Grazie di Matera, che ,oltre ad essere  praticamente inutilizzato, ha il pregio di avere un ingresso a parte .   Insomma  si va verso scelte di buon senso, cercando di far finta di non sentire le pressanti richieste che arrivano da altre parti della regione (a Tinchi, ci dicono non c’è il collaudo dei lavori e Pescopagano sarebbe troppo isolato per assolvere ad una funzione logistica di questa importanza ) richieste tutte improntate allo scopo di utilizzare l’occasione per un ritorno alle cose che c’erano e che sono state dismesse o riconvertite ad altre funzioni. Una strategia condivisibile, una volta tanto. 

Rocco Rosa