LUCIO TUFANO

Sin dal 1884 esistevano tutte le premesse per dare alla città un proprio gazzettino e, scrive b Mauro Padula, l’avvocato Marco Pelillo, collaborato dai valenti professionisti: Roberto Volpe, Raffaele Serra, ecc., mise su il foglio intitolato Il Vigile e nel primo numero espose le proprie idee: «Era un vuoto grandissimo in questo movimento generale, in questo periodo di tanta importanza pel sindacato della pubblica opinione, quando anche i più piccoli e meno importati centri hanno i loro organi di pubblicità, era un vuoto grandissimo, per questo vasto ed importante Circondario, la mancanza di un giornale. La lotta delle idee, la volgarizzazione delle scienze sociali ed utili alla vita, il giusto e spassionato apprezzamento delle opere dei funzionari pubblici, la difesa dei nostri diritti e la condanna degli errori sempre fatali, ecco il compito di una stampa periodica che vuoi mantenersi all’altezza della propria missione. Lontani dalle basse e degradanti questioni personali; senza essere nemici di un partito ed idolatri dell’altro; pronti ad approvare il bene senza scrutare la provenienza ed a stigmatizzare il male senza guardare in viso chi lo ha commesso, speriamo di meritare, quando potrà essere, un briciolo di considerazione dal pubblico in pro del quale spenderemo il nostro povero lavoro».

Il giornale ebbe, la vita di un anno circa, mentre il suo gruppo redazionale nel 1897 fece uscire l’altro periodico La Riscossa di idee laiche come il precedente ma che mise a frutto una maturata esperienza ed un maggiore impegno di rinnovamento e di azione dei combattivi collaboratori.

Seguirono altri giornali che ebbero importanza e durata, come La Scintilla giornale degli ambienti cattolici di Matera che ospitò alcuni scritti del Senatore Gattini, La Difesa, La Verità, La Provincia di Matera, L’Ora Nostra, ecc.       

Quale fu la funzione della nostra stampa periodica? La rassegna che qui si tenta di fare riguarda i giornali e i periodici di circa un secolo, il fermento che attorno ad essi si alimentava, la durata certamente commisurata alla vita o alle opere dei suoi direttori e redattori, i notabili politici che li mettevano in essere, i gruppi che li finanziavano “fuocherelli, scrive Mauro Padula, destinati a spegnersi dopo le prime faville, ma che hanno avuto lo scopo di tener viva la fiamma della cultura e dell’interesse pubblico, di agitare problemi comuni, di creare la base per un’intesa, di conoscere il pensiero, la volontà e le iniziative, di migliorare insomma le condizioni di una regione troppo isolata ed abbandonata dal resto della nazione”.

            Fu uno dei pochi modi per darsi comunque un ruolo, un ruolo politico o culturale; fu un inserirsi nella dimensione della grande stampa, una finzione metropolitana della grande testata, un rapportare le poche e piccole vicende potentine e lucane alle grandi; fu la esigenza di soddisfare il bisogno impellente di darsi notorietà per tutti coloro che non volevano affogare nella mediocrità, nell’anonimato o finire subissati dalla grigia massa dei cittadini qualsiasi. I giornali ebbero la funzione nobilissima di diffondere la cultura, le ideologie, i programmi politici, i risultati elettorali, la cronaca dei fatti e degli avvenimenti; ed ebbero anche quella di alimentare un carisma: quello dell’uomo politico o di demolirne un altro: quello dell’avversario. Vi furono giornali che ebbero durata e dignità e portarono a lungo avanti la lotta per il progresso e la civiltà.

             In La Basilicata note e osservazioni di Edoardo Tedio, opuscolo a stampa – Firenze 1911 – stabilimento tipografico Aldino – Via dei Renai, 11, nella parte riguardante i giornali che erano stati stampati nella regione, si legge: In mezzo a tanta povertà intellettuale e così scarso movimento di partiti, il giornalismo non può vivere di vita sana e feconda. I giornali nascono e muoiono, si succedono e si ripetono con una facilità prodigiosa. Essi in generale nascono per interessi strettamente personali o per combattere o sostenere una pubblica amministrazione.

            Finita o fallita perciò la causa, il giornale sparisce, salvo a ricomparire di nuovo sotto altro titolo, appena una nuova occasione si ripresenti. Di tempo in tempo, come bagliore di luce, esce qualche giornale con intenti ed ardore giovanili; ma subisce dopo poco la sorte comune. Si pubblicano da parecchi anni solo: II Lucano e La Squilla Lucana a Potenza, La scintilla a Matera, Il Ribelle a Viggiano.

            L’Ottocento non, si era del tutto dileguato. Il romantico bagliore di una borghesia protagonista di un secolo tardava ad attenuarsi e specie nel sud gli effetti nuovi e dirompenti della rivoluzione industriale che al Nord aveva ormai i propri precisi connotati di fabbrica, sociali ed aziendali, da noi si percepivano solo attraverso le vetrine dei negozi, col commercio e tramite la stampa culturale o politica. Le nuove espressioni contrastanti del 900, il volontarismo, il futurismo, le correnti letterarie e di arte, avrebbero fatto giungere con un notevole ritardo e per inerzia i messaggi sconvolgenti del nazionalismo e del sindacalismo.

            Dei concetti innovatori di potenza, di velocità e di azione si sarebbe incominciato a parlare anche nei nostri caffè. Il mondo emetteva i suoi flash e Potenza in parte li recepiva.

            In Piazza Sedile gemevano i torchi della tipografia Garramone e Marchesiello ove con zelo e precisione si stampavano i giornali locali: Il Lucano, La Squilla, La Democrazia.

 

Vincenzo Garramone, tipografo e libraio alla fine dell’800

 

Lo Zanichelli di Potenza, così lo chiamavano, Vincenzo Garramone, invece aveva esposto nella vetrina della sua libreria-cartoleria le più importanti pubblicazioni scientifiche e letterarie dell’epoca edite dalle grandi case editrici. Un pubblico di curiosi, di preti, di studenti sostava davanti alle vetrine in cui, fra gli apparecchi fotografici e gli accessori, le serie di cartoline illustrate e artistiche, le papateries ed altri svariati ninnoli, figuravano libri come: La ricchezza dell’Italia di F. S. Nitti; Gli sports di Ierace; Problemi del mondo morale di Igino Petrone; Saggi di Emerson; II Cuore del Giappone di Brownel; Morello (Rostignac); L’Energia Letteraria; La Storia di Venezia nella vita privata di Molnenti; Gli albori del melodramma di Solerti; Le malattie della memoria di Ribot ecc.; erano edizioni eleganti in brossure colorate, con copertine lucide. Non mancavano naturalmente le opere del sacerdote Raffaele Riviello: Costumanze, vita e pregiudizi del popolo potentino, al prezzo di L. 2,50 e la Cronaca Potentina L. 3,00.

In questa epoca, in quest’ambiente, la tipografia-libreria di Vincenzo Garramone fu come una officina di cultura, un segno avanzato di civiltà; il nuovo secolo si serviva di essa per fare il suo ingresso in Potenza e nella Basilicata.

Così amareggiato per la sua partenza, ne parla nel 1920 Tripepi: “Mi sovviene di quel gradito e simpatico punto di fermata o di convegno; me ne sovviene con amaro rimpianto; mentre forse i più rimpiangono solo il mastodontico termometro-réclame degli inchiostri Stephens, che, all’esterno della libreria, segnava la temperatura, a grazioso servizio dei passanti. La lunga serie di pubblicazioni edite da Vincenzo Garramone dicono la sua operosità; il suo amore alla terra natale.

Nella collezione, quasi completa, di giornali stampati dalla sua tipografia è tutta la vita amministrativa, è la storia dei partiti locali, sono le manifestazioni di cultura e letterarie e provinciali, in un trentennio.

giuseppe chiummiento, direttore de “la Basilicata”

La Lucania del 1886, Il Lucano settimanale dal 1893 al 1914, e quello letterario mensile, dal 1897 al 1899; II Cittadino dal 1890 al 1892, e la Provincia, la Vedetta, La Lucania Intransigente, Il Giornale di Potenza, L’Alba, Don Abbondio, L’Idea, La Libera Parola, L’Agricoltura Potentina, Il Giornale di Basilicata segnano tante pietre miliari negli orientamenti, nelle lotte di gruppi e di uomini nel civile progresso della Regione; sono dei veri documenti. Oggi, la libreria-editrice di Vincenzo Garramone non esiste.

La libreria Marchesiello-editore, importantissima succursale culturale dell’antifascismo regionale. Nella libreria di Gerardo Marchesiello si incontravano i più noti antifascisti dagli anni ’20 agli anni ’30, avvocati noti del foro potentino, borghesi, impiegati ed artigiani.