Il Testo Unico sul Pubblico impiego non ha risolto il problema del precariato ma ha il merito di aver dato un indirizzo su come risolvere il problema nell’arco di tre anni. Da una parte, l’assunzione diretta per quelli che hanno tre anni di lavoro a tempo determinato, dall’altro per quelli che avendo contratti di collaborazione da più di tre anni possono partecipare alla riserva del 50 per cento nei concorsi che le amministrazioni debbono bandire. La lettura di queste due condizioni porta a fare alcune considerazioni: la prima è che le amministrazioni debbono rimodulare la pianta organica al più presto possibile, la seconda che debbono (la legge dice “POSSONO” rinnovare così come sono i contratti di collaborazione in essere fino all’espletamento dei concorsi nei tre anni successivi. Alla Regione Basilicata il pericolo che la neo costituita Associazione dei precari paventa è che I titolari diI CO.CO.CO possano finire nel calderone della gara bandita per il rinnovo della gestione dei servizi amministrativi, magari con la scusa di una sistemazione provvisoria in attesa di vedere come si organizza la baracca. Se fosse così, si sceglierebbe la soluzione sbagliata e si metterebbe altra carne a cuocere sul forno già pieno di fumo di una gara nata male. Questo personale oggi al lavoro con il contratto di collaborazione è il cuore stesso dell’apparato amministrativo regionale: quello più formato e quello in possesso dei titoli di studio più alti. Si tratta di ingegneri, geologi, avvocati, architetti, laureati in economia e commercio che sono chiamati ad istruire e portare avanti tutti i fondi europei, per tutte le schede e con tutte le pratiche. Pensare che tutto questo patrimonio di risorse umane possa passare ad un privato, o far riferimento ad un privato o dipendere dalla discrezionalita’ di un privato, è una autentica follia, perché entreremmo in una fattispecie giuridica particolare, di uno Stato che fa fare lo stato ai privati, nei procedimenti che sono peculiari dello Stato nel senso che in re ipse garantiscono imparzialità, ossequio alle regole e vigilanza. In altre parole questa esternalizzazione dei procedimenti propri dell’amministrazione pubblica non può essere messa alla stregua di una esternalizzazione dei servizi, perché questi devono essere definiti, devono essere marginali rispetto al core business dell’Amministrazione e debbono tutelare in ogni passaggio la responsabilità dell’Amministrazione. Altro sarebbe se questa specificità di compiti, propria della sfera pubblica, fosse affidata ad una società in house e per ciò stessa delegata ad agire in nome e per conto del pubblico. Quindi pensare di aggiungere alla gara anche questo personale attualmente impiegato nei fondi UE, sarebbe un passaggio pericoloso sia perché elude una legge ( i decreti attuativi sono in corso di ratifica al Parlamento) che prevede un certo iter, sia perché si creerebbe un altro precedente anomalo rispetto al comportamento generale della Pubblica Amministrazione . Non va dimenticato che questa situazione dei cococo per i fondi UE è stata creata solo in Basilicata ,e solo alla Regione, dove qualcuno, partito o persona che sia, ha pensato, negli ultimi quindici anni, di evitare l’inutile perdita di tempo di concorsi regolari. Tutte le altre Regioni, vedi Puglia, hanno fatto i concorsi. Oggi che i concorsi stanno finalmente per arrivare, rischiamo di fare un’altra deviazione, e di ritrovarci in una situazione ancora una volta anomala, col rischio di far perdere agli aventi diritto l’ultimo treno per la stabilizzazione e di rendere contemporaneamente l’amministrazione regionale praticamente sguarnita di figure professionali imporrtanti, non avendo nessuno la posibilità di fare miracoli, duplicando i pani ed i pesci.
BASILICATA, VENTI ANNI E NON UN CONCORSO
