Sul petrolio, la regione vuole fare la sua parte, ma con regole rpecise e con il massimo livello di attenzione. Lo ha dimostrato il presidente Pittella con l’atto di chiusura del Cova di Viggiano. Le competenze esercitate dalle regioni in tal senso non sono poche e la Basilicata ha dato prova di non aver timore di avvalersene. Pur nella consapevolezza che mancate estrazioni significa meno royalties, ma salute e ambiente sono beni non negoziabili sempre e comunque. Questo non è ne scontato ne tantomeno la prassi a livello nazionale.”
“C’è il tema, – ha concluso Polese – per me molto significativo, e che riguarda le royalties e il loro utilizzo, tanto in capo alla Regione quanto ai Comuni, ove si è assistito ad eccessi di spesa peraltro non percepiti dai cittadini e non più tollerabili. Ora, cosa è accaduto negli ultimi dieci anni, come tenere insieme il giusto ristoro di chi subisce maggior disagio, cioè il territorio della Val d’Agri, con i principi di coesione territoriale che dovrebbero animare una regione piccola come la nostra? Che qualità della spesa c’è stata? Che cosa accadrà quando il petrolio finirà? Il petrolio così come l’acqua è una risorsa il cui utilizzo ha consentito la tenuta economica e quindi sociale della Basilicata negli ultimi 20 anni: sanità, università, vie blu, grandi attrattori. Spese correnti e non investimenti ma che soddisfano le esigenze minime di una popolazione e che non possiamo ipocritamente dimenticare. Ma quello che potrebbe essere una novità e un’idea forte per rendere il territorio attrattivo per i nuovi investimenti industriali è la previsione di fiscalità e servizi di vantaggio ad imprese che si impegnino ad investire nella Green economy o nella economia circolare. E su questo che dobbiamo discutere e trovare soluzioni progettuali efficaci”.
