Una prima  timida risposta allo scadimento comportamentale di alcuni consiglieri regionali è stata data dalla modifica proposta dal Presidente Carmine Cicala al Regolemento interno del Consiglio ( poi approvata), laddove chiarisce che espressioni che offendono la dignità della persona vanno censurate sempre, sia se formulate all’interno dei lavori consiliari sia che formulate all’esterno del Consiglio.  “Al comma 5, dopo la parola ‘minacce’ è aggiunta l’espressione ‘o comunque rilevanti frasi che offendono la dignità delle persone o delle istituzioni’. Allo stesso comma 5, dopo l’espressione ’15 gg di sedute’ sono aggiunte le parole ‘del Consiglio’. “L’art. 54, comma 2 della Costituzione – viene evidenziato nella relazione di accompagnamento della proposta – sancisce un importante principio in virtù del quale ‘I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore’. E’ indubbio che il consigliere regionale nell’esercizio del suo mandato debba comportarsi con disciplina ed onore, evitando di trascendere in ingiurie, frasi sconvenienti, sessiste o razziste o, peggio ancora, passare a via di fatto. L’art. 59 prevede la sanzione disciplinare per comportamenti simili, ma le fattispecie ivi contemplate sembrano circoscritte alle ipotesi in cui il consigliere compia le sue infrazioni disciplinari in occasione degli interventi in Aula. Con le modifiche che si propongono, si vogliono dissipare dubbi interpretativi e, soprattutto, sanzionare I comportamenti che trascendono in rilevanti frasi che offendono la dignità delle persone o delle istituzioni. Infatti, i recenti accadimenti nonché la sempre più crescente sensibilità verso i temi del rispetto della dignità delle persone e delle istituzioni impongono una modifica in tal senso”.