Secondo me, una cosa sono gli elettori cinque stelle, che vanno compresi nella loro voglia di cambiamento che c’è sempre stata nel Paese e che nelle varie stagioni ha portato anche novità di rilievo, dall’onda comunista degli anni 80 all’orda ( si, orda) Berlusconiana nel 2000, un’altra sono i suoi dirigenti che , seppure costretti da regole che erano una camicia di forza, hanno via via, in molti casi allentati i lacci fino a prendersi le libertà che molti altri si prendono. Il delitto non è questo di tenersi soldi che avrebbero dovuto andare in aiuto alle imprese ma di aver fatto finta di averli versati salvo poi ritirarli prima che i bonifici diventassero bancabili. Ad onta di tutto quello che va dicendo Di Maio, questo è un comportamento truffaldino della peggiore specie, perchè la loro intenzione era quella di salvare la faccia la faccia e la tasca contemporaneamente. Ecco, basterebbe già tanto per dire che nella mandria di testa del m5S si sono infiltrate molte pecore nere. In questo panorama sconfortante di dirigenza penta stellata, c’è un caso anomalo che va analizzato e che va seguito. Ed è quel di Battista che rispetto all’oratoria funebre di Di Maio consente di strappare qualche applauso e che si è preso carico, in onore al Movimento , di girare l’Italia a sponsorizzare un partito nel quale professa di essere un semplice iscritto. Ieri a Lauria, è andato esattamente come previsto. Niente di nuovo, nessuna proposta per la Basilicata ( che conosce per sentito dire) nessuna questione affrontata, tanto meno quella ambientale che era stata prelevata dala borsa di di Albina Colella, il tempo giusto per farsi belli salvo poi buttare via l’autrice con tutto il resto). Tutto si è risolto in un attacco frontale e sfrontato al candidato per la corsa al senato Gianni Pittella e al governatore Marcello. Arriva in camper – sottolineando tra l’altro l’autofinanziamento ma dimenticando che il finanziamento pubblico ai partiti é stato già abolito dal Pd -, risponde alle timide domande dei giornalisti – ma il ritornello è sempre lo stesso, e quando gli si chiede se c’è un’idea di Basilicata la risposta é che bisogna infiltrare le forze dell’ordine nella pubblica amministrazione. ammazza che ideona? forse stava pensando appunto alle pecore nere. Come da “vera star”, Di Battista percorre poi poche centinaia di metri a piedi per arrivare sul palco e dare vita allo show. Lo precedono Mirella Liuzzi che con tono “sprezzante” (ma chi era sotto il palco non ci ha fatto evidentemente caso) ha detto di essere a “Lauria”. Ovviamente non é andata oltre. A seguire gli altri candidati in corsa. Parlano una manciata di minuti. Stesso copione. Solo attacco, niente di più. Perché la vera star sta per parlare. Ma anche in questo caso, poco c’è in riferimento alla Basilicata che secondo il “militante non candidato” dovrebbe vivere di solo turismo! Grande!!!Tutto il resto è scontato. Di Battista va sulla comunicazione facile: attacca i Pittella, lancia uno slogan, gioca con chi è sotto il palco invitando al televoto, e va via, lasciando nella desolazione questa regione del Sud. Da un Movimento che doveva cambiare l’italia ci si aspettava che agli slogan seguissero i fatti, le proposte, una visione diversa. Zero assoluto, solo un piumino di retorica per solleticare la pancia del paese. A questo punto lasciatemelo dire. arridateci Grillo, almeno lui faceva ridere veramente e non nel senso dispregiativo del termine. Rocco Rosa
SE DI BATTISTA A LAURIA FA RIMPIANGERE GRILLO
