In quanto potentina, la vicenda di Elisa mi ha colpito e ferito, e con il passare degli anni, nonostante si sia trovata una parziale verità, non riesco – e come me tanti – a nascondere la rabbia per due tragedie che potevano essere evitate, se solo la famiglia Restivo avesse preso atto che aveva al suo interno un membro bisognoso di cure psichiatriche serie, invece di fare finta di niente e mandarlo in giro per il mondo a fare altro male. Perchè “non sta bene” che si sappia che hai un figlio pazzo omicida.
E nonostante io – e tanti di noi – non c’entriamo niente con la vicenda, non riesco a nascondere la vergogna per i silenzi, i depistaggi, le omertà e le cattiverie di un pezzo della nostra comunità che però fuori da qui, fatalmente e inevitabilmente, finisce con l’essere accomunata alla comunità intera. Quindi cresce ancora di più la rabbia, per una vergogna che provo anche se non ne ho nessun colpa.
La Curia di Potenza ha deciso di riaprire al culto, dopo 10 anni, la chiesa della SS. Trinità nella quale Elisa trovò la morte e nella quale – soprattutto – il suo corpo fu nascosto per 17 lunghissimi anni. Provate solo a pensare cosa potrebbe significare, per ciascuno di noi, vivere la sparizione di un membro della nostra famiglia e non saperne nulla, non avere una tomba su cui portare un fiore, doversi sorbire ogni genere di illazioni e alzate di spalle sull’assenza, senza poter replicare, per DICIASSETTE ANNI. Un’eternità. La riapertura è sembrata a tutti un colpo di mano, per il modo con il quale è stata gestita, senza cercare una conciliazione, una mediazione con la città e la famiglia, e per il momento nel quale è accaduto, fine agosto, città distratta dal caldo e magari dalle vacanze. E lungi dal tornare ad essere luogo di culto è diventato luogo di curiosità morbosa, di turismo dell’orrore come è già accaduto alla villetta di Cogne e alla casa di Garlasco.
La Curia avrebbe dovuto e potuto fare di più. Ho letto della proposta di mettere un pietra d’inciampo davanti a quella Chiesa. Idea bellissima, ma che può essere fatta tranquillamente da una istituzione civile, il Comune, il Comitato del centro storico. Può essere fatto da noi cittadini, autotassandoci per pochi spiccioli a testa, e spero che accada.
Eppure, c’è qualcosa che la Curia avrebbe potuto fare.
Certo non oggi, e nemmeno un anno fa.
Forse avrebbe dovuto farlo a partire dal 2010, quando i poveri resti furono ritrovati in quel sottotetto.
Ad esempio, perchè non avviare una causa di beatificazione di Elisa Claps? In fondo è morta per preservare la sua purezza, per resistere ad uno stupro, come Maria Goretti e come Santa Scorese. Era una ragazza cattolica, timorata di Dio, seguiva i precetti, andava in Chiesa. Il mio esame di Diritto ecclesiastico è ormai lontano 35 anni, e qui in realtà di tratterebbe di diritto canonico, su quale mi dichiaro poco preparata, ma cosa osterebbe ad un percorso del genere?
Gli addentellati positivi di una simile scelta sarebbero tanti.
Innanzitutto, sarebbe un modo per offrire alla città e alla famiglia una palma della pace, un atto riparatorio per non spaccare una comunità già duramente provata, in tutti gli anni vergognosi dei depistaggi e delle macchinazioni. Sarebbe un gesto ecumenico, forte, di richiesta di perdono e di riparazione, un sentirsi affratellati in un abbraccio, che, come la Chiesa dovrebbe sempre fare, esalta e protegge i più deboli e i più bisognosi. E fra Elisa e il suo assassino, non ci può essere alcun dubbio su chi sia stata la parte più debole.
In secondo luogo, la Chiesa della SS. Trinità diventerebbe luogo di pellegrinaggio per venerare una beata, invece di essere il luogo del turismo macabro, arena per farsi i selfie vicino all’altare o magari in quel sottotetto (e non dubito che qualcuno ci proverà).
Infine, sarebbe un gesto col quale finalmente la Chiesa DECIDE DA CHE PARTE STARE. Dalla parte di una ragazzina morta trucidata senza motivo nella sua età migliore, o dalla parte di un barbaro assassino e della sua famiglia, che ha tentato con ogni mezzo di difendere non Danilo, ma il suo posto nel mondo e la sua cosiddetta onorabilità. E parlo solo di famiglia Restivo per tacere di tutto un sottobosco di falsi testimoni e depistatori, colpevoli quanto Danilo se non di più.
E forse l’assenza di iniziative in tal senso ci dà già una risposta.
La Chiesa sa sempre, da che parte stare.
