TERESA LETTIERI

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In sei motivi si è compreso, in una trasmissione del sabato pomeriggio, perchè gli uomini italiani preferiscono una fidanzata dell’est. Pare che il gemellaggio Italia-EuropaEst sia così diffuso da diventare argomento di confronto non si capisce a quale fine: se sia diventata una piaga sociale, come la tossicodipendenza, se sia una lezione alle donne italiane sempre così poco disponibili in una relazione affettiva(così appaiono per deduzione), se sia un modello da proporre in una lezione preparatoria al corso pre-matrimoniale. Superando le finalità, i testi sono diventati argomenti di profonda polemica tanto da scomodare il direttore del canale RAI 1 e la presidente della RAI  che si sono scusati pubblicamente. Le questioni sollevate dalla trasmissione sono diverse ed in primis credo lo sia l’oggetto del dibattito presentato con una grafica discutibile. La donna dell’Est è sintetizzata in 6 punti esattamente come si farebbe se si volessero rappresentare i vantaggi di un oggetto, di una sostanza, di un prodotto. Se nei primi punti si descrivono, quindi, le peculiarità estetiche legate al fisico e alla sensualità così come farebbe la scheda tecnica di un ottimo animale da riproduzione che deve continuare le sue attività post-parto in maniera efficiente ed efficace mantenendo anche uno straordinario appeal dei quarti posteriori, gli altri affrontano il problema caratteriale-comportamentale, quindi alta psicologia. Ubbidienti, tolleranti, lavoratrici e sempre ben disposte, caratteristiche che gli allevamenti di nuova generazione cercano di realizzare per performance di alto livello. Peccato si parlasse di persone, di donne ma anche di uomini e non di bestie da scegliere al mercato di Cannalonga Fracagnola. Ne sono uscite male, ma molto male le donne, di qualsiasi nazionalità senza eccezione alcuna quanto gli uomini, le prime ridotte ad oggetto di mera sessualità, i secondi a rozzi selezionatori di femmine da monta e da lavoro. Sono volutamente severa nell’uso di questo linguaggio che forse turberà qualcuno semplicemente perché, in alcune occasioni, l’uso di orpelli e di manierismo linguistico offusca i contenuti reali della comunicazione, e se la Maggioni è intervenuta dicendo che questa è una rappresentazione surreale dell’Italia del 2017, probabilmente vive da qualche altra parte del mondo perché questa è anche l’Italia di oggi, quella che si è miscelata, ob torto collo, con quella che c’era e che c’è. Surreale è la modalità attraverso la quale viene divulgata in una trasmissione del servizio pubblico che non significa evitare di parlarne per negare una realtà che esiste nel nostro paese ma evitare che la persona, uomo o donna che sia, venga presentata con modalità avulse da un contesto civile che è quello con il quale continuiamo a spacciarci ma dal quale siamo obiettivamente distanti. Se usi e costumi sono mutati nel nostro paese ed il maschio italiano sia orientato verso le tradizioni dell’Est, apprezzi il gulash o la ciorba, è evidente che i sistemi relazionali hanno cambiato le chiavi di codifica laddove, in maniera molto spicciola, la moglie o compagna italiana passa per una frantuma-accessori e quella dell’est come la panacea dei desideri maschili. Nelle sei regole non appare affatto il concetto di persona in termini generali, di rispetto, di relazione, di famiglia o comunque di legame in genere, ragion per cui, se l’Osservatorio dei media di Pavia, che analizza in particolare la televisione e le rappresentazioni di genere, sottolinea che la reazione di sgomento della rete sia un ottimo segnale (meno male altrimenti c’era da preoccuparsi seriamente) ribadisce pure che il rischio di cadere negli stereotipi sia molto più semplice di quanto si possa immaginare e la grafica ne è stata la testimonianza evidente. E qui si ritorna alla qualità che un servizio pubblico deve garantire ( a prescindere dal canone): non si può pensare di raccogliere sui social materiale dalle varie bacheche dedicate al vademecum della moglie o del marito perfetto che sia africano, calabrese o del 1200, senza immaginare come tradurla dal punto di vista comunicativo in maniera coerente con ciò che l’Italia sta vivendo oggi e senza ipotizzare quali possono essere le conseguenze sugli spettatori. Non si possono sottacere  i concetti chiave che rappresentano i punti di gap di una società che ha perso qualsiasi riferimento e che millanta ogniqualvolta accade qualcosa di grave per poi trasmettere di continuo messaggi di tutt’altra finalità allestendo una fiera dell’opinionismo aperta alla mercè di chiunque, giovani e meno giovani, che riescono pure a farsi unaidea di senso compiuto. La comunicazione non è qualunquismo offerto in pasto senza le dovute garanzie per gli ascoltatori, non è materiale divulgato senza i filtri adeguati al target che può accedervi. Le filippiche, perché questo diventano, su morale ed etica, su diritti e doveri a poco servono se sciorinati una tantum e alla bisogna quando il resto della programmazione offre temi lasciati al chiacchiericcio pomeridiano pur richiedendo una attenta osservazione delle modalità di trasmissione. E se su Twitter la chiosa finale è di Matteo Capponi che si esprime con “La Rai ha sbagliato. Trovo assurdo parlare di donne dell’est senza consultare Berlusconi”, in fondo non c’è da meravigliarsi, ironia a parte.