LIDIA LAVECCHIA
È piena la letteratura di piccoli dispettucci ritorsivi personali che, però, quando non si bloccano sul nascere, possono trasformare il corso della storia. Così, eventi circoscritti e derubricabili a poco più che battibecchi tra protagonisti, si trasformano in veri e propri turbinii che tolgono il sonno agli stessi protagonisti e a chi vive intorno a loro.
Se la crisi della coalizione Bennardi si potesse descrivere con un esempio, si descriverebbe con l’aneddoto di chi non avendo ricevuto quello che si aspettava di ricevere, scaramucciando, si ritrova in una guerra senza confini pur non avendo alcun nemico da combattere. O meglio, scegliendone uno a caso. In questo caso il sindaco di Matera: Domenico Bennardi.
Niente di politico, per carità. La politica non è mai entrata dalla porta larga delle tante, tantissime verifiche che le Amministrazioni hanno vissuto e continueranno a vivere, perché, la parola chiave di tutte le soluzioni, è sempre e solo ‘postazioni in gioco’.
E sono appunto le postazioni in gioco che hanno causato la crisi al sesto piano di Via Aldo Moro. E saranno esse stesse la soluzione alla crisi stessa. Dal ‘Niet’ ricevuto dall’area vicina da un noto esponente politico che reclamava un nome su due (in quota Volt) da indicare nella prima giunta Bennardi, fino al successivo ‘no grazie’ ricevuto dai Socialisti e Verdi sulla postazione vacante di Capo di Gabinetto (dove gli stessi auspicavano di piazzare il sindacalista ex assessore della Giunta De Ruggeri, Valeriano Delicio), l’ascesa della crisi, da battibecchi tra sindaco e Volt (una parte di Volt), sindaco e Verdi-Psi (una parte di questi), si è trasformata in una vera e propria guerra di posizionamenti. Una guerra senza esclusioni di colpi che ha coinvolto tutti i gruppi consiliari, Matera 3.0, Verdi e Socialisti, Volt e finanche M5S. Nel frattempo che le decisioni maturassero, si è assistito a passaggi di consiglieri da una parte all’altra dei gruppi, e finanche da una parte all’altra dello stesso gruppo, esclusivamente a difesa di singole posizioni ((sigh) n.d.r.)). In questa disputa, a saltare, oltre al segretario cittadino di Psi, Raffaele Tantone, anche il capo ufficio stampa Eustachio Follia, dimissionario nelle prossime ore.
Nulla di politico, niente che riguardasse le attività amministrative, men che meno che riguardasse la capacità degli uscenti rispetto a quella dei papabili sostituti (su cui non si sa ancora nulla, anche se si rincorrono varie voci di corridoio). A tal proposito ci permettiamo di auspicare, per l’immagine stessa dei soggetti interessati e per ridare nobiltà all’azione Politica che ha generato la crisi che va avanti ormai da oltre quattro mesi, che tutto questo non sia servito per garantire l’ingresso in giunta di Angelo Cotugno o dello stesso Valeriano Delicio (come qualcuno da settimane va dicendo), entrambi autori delle trattative in quanto rappresentanti dei sei, otto consiglieri interessati. Questo sì che farebbe passare il tutto come un semplice rimpasto a scopo collocamento personale.
Nelle prossime ore, dunque, ci sarà la nuova Giunta Bennardi. Fondamentalmente gli equilibri politici tra le forze in campo non dovrebbero essere stravolti. Il ‘rimpastino’ riguarderà l’ingresso in giunta di due neo assessori indicati dai tre consiglieri fuoriusciti dal gruppo consiliare di Volt (rappresentati appunto da Angelo Cotugno). Mentre i due dimissionari socialisti, Tantone e Summa, saranno sostituiti da due nuovi assessori indicati da tre dei quattro consiglieri dell’ex gruppo Verdi-Psi (rappresentati appunto da Delicio). E’ esclusa al momento l’ipotesi di una rappresentanza in Giunta per Matera Trepuntozero.
Unica indiscrezione raccolto dagli interessati è la richiesta avanzata dal sindaco Bennardi sulla parità di genere. Due uomini e due donne, entrambi autorevoli, così da ristabilire equità di genere all’interno dell’Esecutivo. Una richiesta che è stata facilmente accolta dal gruppo consiliare Misto-Campo Democratico, che sposa il nome di Maria Pistone, e in via di accoglimento da parte dall’altro gruppo di consiglieri, aspettando i quali, la risoluzione, è rimandata a data da destinarsi. Ancora una volta il tema della parità di genere, e più ampiamente, il tema delle donne in politica, purtroppo, viene smentito all’interno di forze politiche che invece dovrebbero avere una maggiore attenzione verso le donne, proponendo cioè un nome femminile da affiancare ad un assessore. Questo accade perché c’è un machismo latente che continua a intervenire nelle trattative, ed è oramai del tutto evidente che la crisi se si vuole la si chiude facilmente, mentre invece pare avere dei connotati pretestuosi questa crisi, che perde soldi per tenere in stallo le attività amministrative di questa amministrazione, che pure ha significato e significa cambiamento, bloccando, di fatto, tutte quelle iniziative promosse in campagna elettorale.
Attendiamo i tanto attesi sviluppi nelle prossime ore, nel frattempo la città aspetta quella svolta che le è stata promessa e ora più che mai merita.
