La crisi al comune di Matera è stata regionalizzata. Il sindaco ha compreso, sia pur tardivamente, che portare avanti battaglie di sopravvivenza autoreferenziali, in assenza di partiti che le sostengano, porta all’isolamento. Bennardi, dopo l’ennesimo rimpasto che avrebbe dovuto garantirgli maggior slancio in questo anno e mezzo di fine mandato, finisce all’angolo. Per uscirne chiede un atto di responsabilità alle segreterie regionali dei partiti del Centrosinistra, evitando rotture irrimediabili dei rapporti presenti e futuri tra i partiti che dovrebbero comporre il futuro Campo Largo.

Le minacce della minoranza di sottoscrivere un documento di dimissioni corali alla presenza del notaio materializzatesi all’indomani della nomina di Francesco Salvatore in Giunta, non fanno dormire sonni sereni al sindaco. Per questa ragione, il primo cittadino ha chiesto che fosse convocato con urgenza un tavolo regionale di crisi, esteso a tutti i partiti del futuro costituente Campo Largo, PD, +Europa, Psi e AVS. Assenti Volt, gli ex socialisti e la componente Santochirico.

Non sono mancati strascichi soprattutto tra il primo cittadino e il segretario del Partito Democratico, reo, secondo la narrazione emersa dall’intervento di apertura, di aver tradito il “patto della Provincia”. Patto intercorso tra le due forze politiche impegnatesi rispettivamente a garantire mutuo soccorso all’amministrazione Cinque Stelle, a fronte di un sostegno alla candidatura di Francesco Mancini da parte della stessa, anche in caso di défaillance di altri consiglieri di maggioranza, eventualità sempre all’ordine del giorno dall’inizio della consiliatura.

Nella riunione dei segretari regionali, il sindaco, ha chiesto di istituzionalizzare la crisi per coinvolgere l’intero Consiglio Comunale, evitando che la legislatura finisse con un atto deplorevole come quello della firma notarile. Mai nella storia di Matera era accaduto. Bennardi avrebbe già chiesto alla Presidente del Consiglio, Visagi, di convocare il Consiglio Comunale con all’ordine del giorno “verifica di maggioranza”. Un’eventualità stigmatizzata da tutti i segretari presenti all’incontro, ma in particolar modo dal PD che non vuole perdere l’appuntamento di lunedì dal notaio, non permettendo al Sindaco di allungare i giorni di mandato. Financo la promessa di una successiva e conseguente dimissione è stata respinta. Il PD non intende cadere nel trappolone del M5S che lo isolerebbe dal resto dell’opposizione. Dal canto suo, Bennardi, ha chiesto tempo. Ha chiesto ai segretari regionali di attendere fino a sabato mattina (oggi per chi legge), affinché “la sua Coalizione”, si riunisse per decidere se porre fine autonomamente alla legislatura senza aspettare che siano i consiglieri di opposizione a determinarla.

Le dimissioni da parte del Sindaco sarebbero lette dagli stessi componenti del Gruppo Consiliare del Movimento come una resa al PD. Partito che in questa vicenda non ha alcuna responsabilità perché, ricordiamo essere di opposizione. Al Movimento si chiede di sacrificare l’intoccabile Antonio Materdomi, il neo assessore Salvatore e tutti gli assessori in carica di tutte le componenti oggi presenti in maggioranza. L’azzeramento coinvolgerebbe anche la Presidenza del Consiglio e lo staff di segreteria. Questa è la condizione posta al sindaco dalle segreterie regionali dei partiti.