Leonardo Pisani

Si firmava senza titoli, solo  come Boemondo, figlio del Guiscardo. Bastava questo, del resto era  il ritratto vivente del “Terror Mundi”,  così lo descrive Anna Comnena nella sUA Alessiade quando vide Boemondo D’Altavilla a Bisanzio, dove affascinò tutta la corte imperiale di Alessio I Comneno , quando il condottiero normanno vi soggiornò nel viaggio verso Gerusalemme. «Ora [Boemondo] era uno, per dirla in breve, di cui non s’era visto prima uguale nella terra dei Romani, fosse barbaro o Greco (perché egli, agli occhi dello spettatore, era una meraviglia, e la sua reputazione era terrorizzante). Lasciate che io descriva l’aspetto del barbaro più accuratamente: egli era tanto alto di statura che sopravanzava il più alto di quasi un cubito, sottile di vita e di fianchi, con spalle ampie, torace possente e braccia poderose. Nel complesso il fisico non era né troppo magro né troppo sovrappeso, ma perfettamente proporzionato e, si potrebbe dire, costruito conformemente ai canoni di Policleto. “La sua vita ispirava ammirazione, il suo nome il Terrore. Nel suo intero aspetto c’era una caratteristica dura e selvaggia, persino il suo sorriso sembrava una minaccia. In lui sia il Coraggio che l’Amore erano armati, entrambi pronti per il combattimento e le risposte che dava erano regolarmente ambigue”.  Era uno dei maggiori baroni della 1 crociata, molti storici lo indicano come il vero leader , per Condra, Yewdale, Wendell David e Nicholson ha comandato la prima crociata fino alla conquista di Antiochia, di  certo comandava il più forte, e addestrato contingente di crociati: l’esercito normanno del Sud Italia che partì della Citta dei 12 Conti, Melfi in Basilicata guidata dagli Altavilla Boemondo, Tancredi suo nipote, ed i cugini Ermanno e Riccardo. Di Boemondo D’Altavilla non  si sa esattamente quando sia nato e dove, intorno al 1058, alcuni dicono a San Marco Argentario altri ipotizzano Melfi, allora capitale del Ducato di Puglia e Calabria retto da suo padre il conquistatore Roberto il Guiscardo, di certo nella lucana Melfi trascorse l’infanzia, fu iniziato alle armi e ricevette l’investitura da cavaliere. Anche sul nome è si è incerti Marco ma poi cambiato in Boemondo a causa di una leggendaria creatura biblica che portava tale nome, il Behemot e così passò alla storia. Figlio primogenito di Roberto D’Altavilla , (Hauteville-la-Guichard, 1025 circa – Cefalonia, 17 luglio 1085) e di Alberada di Buonalbergo (1033 circa – luglio 1122) Alberada visse molto a lungo, costretta a sopportare anche la morte del figlio Boemondo nel marzo del 1111. Morì probabilmente nel luglio del 1122 all’età di circa 90 anni e fu sepolta nell’Abbazia della Santissima Trinità a Venosa, accanto al mausoleo della Casa d’Altavilla. La sua tomba è l’unica ad essere giunta intatta fino ai giorni

Venosa: tomba di Alberada

nostri, e reca una scritta latina in cui si indica la sepoltura del figlio Boemondo: Quest’arca contiene Alberada, moglie del Guiscardo. Se chiedi del figlio, quello (lo) tiene il Canosino. Di certo fu un personaggio complesso, inquieto, con la propensione a voler fare sempre qualcosa di grandioso; un animo da guerriero e da condottiero sin da giovane quando aiutò il padre Roberto il Guiscardo a grande attacco ai Balcani contro l’Impero bizantino (1080-1085) e comandò l’esercito normanno durante l’assenza del Guiscardo (1082-1084), penetrando in Tessaglia così come a Larissa, venendo però respinto da Alessio I Comneno. Quest’antica reciproca ostilità ebbe grande influenza nel determinare il corso della politica del regno dell’Imperatore nel periodo che va dall’epoca di Boemondo (che suo padre aveva destinato al trono di Costantinopoli) a quella di Ruggero II. Quando Roberto il Guiscardo morì nel 1085, mentre il suo fratellastro minore Ruggero Borsa ereditava la Puglia e altri territori italiani grazie agli intrighi politici di sua madre Sichelgaita, la  guerriera longobarda,  Boemondo avrebbe dovuto ereditare i possedimenti balcanici di suo padre, che tuttavia furono persi subito per mano dei Greci. I fratellastri pervennero così ad un aperto contrasto che fu infine risolto grazie alla mediazione di papa Urbano II e dello zio Ruggero I D’Altavilla, che pur essendo un loro vassallo li convocò trattandoli brutalmente perché essendo lui l’ultimo dei fratelli Altavilla vivo, avrebbero dovuto chiedere consiglio a lui. il Boemondo ottenne alcuni possedimenti intorno a Taranto e dalla matrigna Sichelgaita un piccolo principato (un possedimento allodiale) come compenso per la rinuncia ai suoi diritti sul ducato di Puglia. Ma egli mirava a conseguire un prestigio assai maggiore per sé: il cronista Romualdo Guarna disse di Boemondo che «egli sempre cercava l’impossibile». Nel 1096 Boemondo, insieme a suo zio Ruggero I il Gran Conte di Sicilia, stava assediando un’Amalfi  in rivolta contro il duca Ruggero, quando decise di aderire  crociata,  è possibile che egli abbia visto nella Prima Crociata l’opportunità di realizzare la politica paterna di una espansione verso oriente e avesse sperato, in una prima fase, di ritagliare per se stesso un principato orientale. Goffredo Malaterra con schiettezza afferma che Boemondo prese la Croce con l’intenzione di razziare e conquistare terre greche. Ma  di crociata se ne era parlata al  Terzo concilio di Melfi, dal 10 al 17 settembre 1089, ili fu ideata da Papa Urbano II  insieme ai fratellastri normanni Ruggero Borsa e Boemondo I, ponendo le basi per costituire una lega allo scopo di liberare dai musulmani la Terra Santa. Iniziò, così, la predicazione per la crociata, che fu formalmente indetta, in seguito, a Clermont. Boemondo radunò un esercito normanno, forse la miglior compagine dello stuolo crociato: sicuramente il suo contingente non era particolarmente numeroso, assommando all’incirca 500 cavalieri oltre ai fanti su un totale di circa 35.000 crociati.  Alla testa del suo esercito egli traversò, partendo da Trani, il Mare Adriatico e, dopo essere sbarcato a Durazzo, si diresse per la Via Egnatia alla volta di Costantinopoli Fece grande attenzione a osservare un atteggiamento “corretto” nei confronti di Alessio e quando arrivò a Costantinopoli nell’aprile 1097 rese omaggio all’Imperatore. Mentre Baldovino di Boulogne e Tancredi d’Altavilla si dirigevano verso est dall’Asia Minore per stabilirsi nella Contea di Edessa, l’esercito principale della Prima Crociata continuò verso sud per assediare Antiochia. Boemondo fu il primo a prender posizione  nell’ottobre 1097  assediando  massicciamente e impedendo  i tentativi dei musulmani di portar soccorso da est e mantenendo i collegamenti a ovest degli assedianti col porto di San Simeone e con le navi genovesi che erano alla fonda. Con oltre quattrocento torri, la città era quasi impenetrabile. L’assedio si protrasse per tutto l’inverno, con grandi difficoltà tra i crociati, che furono spesso costretti a mangiare i propri cavalli, o, secondo la leggenda, i corpi dei loro compagni cristiani che non sopravvivevano. Comunque, Boemondo convinse una guardia di una torre, un cristiano convertito di nome Firouz, a permettere ai Crociati di entrare in città. Questo accadde il 3 giugno 1098, e seguì un grande massacro di musulmani. Solo quattro giorni dopo, un esercito musulmano proveniente da Mossul guidato dall’atabeg Kerbogha arrivò ad assediare gli stessi Crociati. Alessio I Comnenostava venendo in soccorso dei cristiani, ma tornò indietro quando gli giunse notizia che la città era già stata riconquistata dai musulmani. Poi il  mistico chiamato Pietro Bartolomeo. Pietro annunciò di aver avuto una visione di Sant’Andrea Apostolo, che gli avrebbe detto che la lancia di Longino, che aveva trafitto il costato di Cristo sulla croce, si trovava ad Antiochia. Si scavò sotto la cattedrale di San Pietro, e la lancia fu trovata da Pietro stesso. Anche se molto probabilmente questa era stata messa lì da lui stesso (questa era l’opinione anche di Ademaro di Le Puy, legato papale), ciò risollevò il morale dei crociati. Con la reliquia appena scoperta alla testa dell’esercito, Boemondo marciò incontro a Kerbogha sconfiggendolo . Dopo la conquista ci fu una lunga disputa Boemondo fece valere le sue pretese contro Raimondo IV, che sosteneva i diritti di Alessio e ottenne il pieno possesso di Antiochia nel gennaio 1099. Si trattenne quindi nelle vicinanze della città conquistata per rendere sicure le proprie posizioni, mentre gli altri Crociati si spostavano a sud per la conquista di Gerusalemme. Boemondo fondò il Principato di Antiochia, aveva intenzione di gettare le fondamenta di un grande principato  che avrebbe potuto contenere Gerusalemme. Aveva un buon territorio, una buona posizione strategica e un esercito forte. Doveva però fronteggiare due grandi forze: l’Impero bizantino, che reclamava tutti i suoi territori appoggiato nella sua pretesa da Raimondo di Tolosa, e le forti municipalità musulmane del nord-est della Siria, che lo sconfissero infatti nel 1100, nella battaglia di Melitene fu catturato dai Danishmendidi e rimase prigioniero 1103. Il nipote Tancredi prese il suo posto ma nel frattempo Raimondo s’installava con l’aiuto di Alessio a Tripoli e riusciva così a contenere l’espansione verso sud di Antiochia. Riscattato nel 1103 dal principe armeno Kogh Vasil, Boemondo ebbe come suo primo obiettivo quello di attaccare le vicine potenze musulmane per garantirsi i rifornimenti. Nell’attaccare tuttavia Harran nel 1104  fu  sconfitto rendendo irrealizzabile quel grande principato orientale che Boemondo aveva desiderato.  Ma non aveva rinunziato ai suoi progetti, Boemondo tornò in Europa per cercare rinforzi , Boemondo riuscì a convincere il papa Pasquale II della inaffidabilità dei Bizantini. Poi andò in Francia . Aa Saint-Léonard-de-Noblat davanti all’urna di san Leonardo Boemondo  delle catene d’argento per il voto che aveva fatto durante la prigionia, poi a a Chartres incontrò  il re  Filippo I. La sua personalità affascinante gli fece guadagnare la mano di Costanza, la figlia del sovrano francese che sposò a Chartres nel 1106 e dal quale ebbe un figlio: Boemondo II.  Tornò quindi in Italia nella speranza di trovare mezzi e uomini che gli consentissero di proseguire con efficacia e determinazione la sua politica in Terra Santa, ma il 7 marzo 1111 morì a Bari  e fu sepolto a Canosa di Puglia, mentre i genitori furono sepolti nel pantheon di Famiglia nella S.S Trinità di Venosa, in Basilicata.