Non è banale quello che sta succedendo nel Pd. Siamo al secondo tempo dello scontro tra le due anime del partito. Quella del riformismo, che coniuga le esigenze sociali con gli obblighi della modernità , e quella del radicalismo ideologico di sinistra che in questi anni ha perso di mira gli ultimi per invaghirsi di banche e poltrone e che oggi tenta con un volto giovane di riscoprire quel portato ideologico che ha sostanzialmente tradito. Il primo tempo, a ben riflettere, è stato lo scontro tra Renzi e i Dalemiani, tra il riformismo molto spinto teorizzato dal leader toscano e l’arroccamento a difesa dell’esistente della sinistra del partito. Poteva essere un momento definitivo di chiarificazione dell’eterno duello interno e invece l’imprudenza di Renzi, le sue sconclusionate riforme ( dalla declassificazione delle Province all’abolizione del corpo forestale dello Stato) e la sua arrogante presunzione di un referendum costituzionale giocato sulla propria persona, hanno determinato un abbandono del campo di gioco di tutta la sinistra del partito, insieme alla clamorosa perdita di consensi dello stesso Renzi, rivelatosi inaffidabile, pieno di sicumera e incapace di offrire spazi di confronto e di mediazione.
Oggi, il secondo tempo si gioca con personaggi diversi: l’uno, Bonaccini, dotato di quel pragmatismo emiliano che lo ha reso gradito alla gente, orientato verso l’innovazione , il cambiamento delle regole, l’autonomia decisionale dei territori in una cornice di solidarietà reale , propenso a ridare al partito una crescita dal basso; l’altra, emula della Boldrini nel ruolo di nuova pasionaria, alfiera di un ambientalismo ideologico,assertrice dei diritti civili e archeologa del recupero dei vecchi reperti del comunismo stalinista.
I sondaggi dicono che non c’è partita tra i due e che il primo è avanti nel gradimento della gente di oltre 13 punti. Ma dietro l’immagine col pugno chiuso della Schlein si celano molti feudatari di correnti, anche moderate, che non vogliono perdere il potere e che dietro una presunta rivoluzione giocano per la conservazione.
E dunque il solo interrogativo legittimo in questo scenario di riproposizione di un antico e mai risolto scontro interno è se anche questa volta i perdenti lasceranno la casa comune. Molti ritengono di sì, ma la fine poco gloriosa di Leu, art,1 e altre componenti ridotte allo zero virgola , dimostra che da quel lato non c’è futuro, se non accodarsi alla leadership di Conte che, grazie al becchino del Pd, in arte Enrico Letta, è stato resuscitato e rilanciato come la sinistra legittima dello schieramento italiano. Toccherà a Bonaccini, tenendo presente la lezione dell’insuccesso di Renzi, creare le condizioni perchè , nelle regole, nella chiarezza e nel rispetto reciproco, la sinistra torni ad esercitare un ruolo interno che salvaguardi la pluralità delle posizioni comunque rappresentative di parte della società italiana. Rocco Rosa
