Una falsa interpretazione di decisionismo che rasenta l’irresponsabilità il Governo regionale la sta dando sulla vicenda dello scolmatore di Policoro, dove si sta andando avanti nonostante pareri istituzionali negativi, tipo la Provincia di Potenza, e pareri tecnici che considerano l’intervento una sciagura con tante di conseguenze sull’ambiente. Si tratta della decisione presa in una conferenza di servizio nel 2020 indetta dall’allora Commissario straordinario delegato alla mitigazione del rischio idrogeologico, con conseguente ipotesi di invasdamento controllato, di una particolare area demaniale . Premesso che tutto questo nasce da un intervento sbagliato di un scolmatore costruito in misura insufficiente a convogliare le acque verso il mare, l’intervento progettato prevede di creare due casse di laminazione per un totale di 34 ha nella pineta costiera già fortemente compromessa da una serie di cause sia naturali che antropiche. Nella pineta sono presenti il pino domestico (Pinus pinea), il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), il pino marittimo (Pinus pinaster) e l’età media delle piante è di 60 anni. In buona sostanza allagare la pineta col rischio di soffocamento dell’habitat. Su questa ipotesi la Provincia di Matera ha alzato le barricate sostenendo che è folle l’idea di portare le acque del Ricino “nell’area subcostiera in località Giumenteria, una volta zona umida allagata dalle piene del Fiume Sinni ed oggi asciutta a causa dello sbarramento della diga di Monte Cotugno a Senise”. Due le osservazioni: una giuridica secondo la quale vi è la necessità assoluta di acquisire la valutazione d’incidenza preventivamente alla realizzazione di piani o progetti in aree Natura 2000,( argomento su cui la Corte di Giustizia, e la magistratura amministrativa, si sono più volte espresse ribadendone costantemente l’assoluta obbligatorietà.) e , la seconda, di meirto, dei danni che l’allagamento forzoso della zona avrebbe alla biodiversità di una zona speciale protetta. Ancora più forte la risposta negativa dell’Alsia, organo tecnico della regione per quanto riguarda la difesa fitosanitaria che parla di possibile asfissia della vegetazione derivante da ristagno idrico e di attacchi parassitari deleteri derivanti da sovrabbondanza di acqua. Non è di poco conto il giudizio ironico e sprezzante che l’Alsia dà su questa soluzione, e cioè che sia stata scelta perché l’area è pubblica e non è soggetta ad esproprio. Ecco , se questo è il modo di pensare da parte di questi amministratori regionali c’è da concludere che per un intervento sbagliato su un tombino, la cui sezione risulta notevolmente inferiore a quella necessitata, si mettono a rischio 34 ettari un un bosco , considerato zona speciale protetta. Signore, riguardaci da questi scalmanati! Rocco Rosa