ROCCO ROSA

Parola mia, in tanti anni di vita, ad una violenza verbale di questo tipo non mi era mai capitato di assistere e il problema non è quello di interrogarsi su chi ha cominciato per primo , ma di cercare e implorare qualcuno che dia l’esempio di smetterla per primo. Perchè un fatto è certo: uno scontro di questo tipo, senza freni e con la voglia di far male non  fa gli interessi della comunità regionale perchè indebolisce le Istituzioni, allontana la gente dalla poltiica e dà il via liberi all’ingresso di altri poteri che dovrebbero restare fuori dal campo come spettatori ed osservatori attenti.  Non erano stati felici Pittella e Cifarelli a definire quello con l’Eni  un accordicchio, un termine che era spropositato proprio perchè andava contro i numeri , notevolmente superiori alla convenzione iniziale, la quale ebbe a scontare, come ormai tutti sanno,  non solo la subordinazione psicologica della classe dirigente lucana di allora al colosso petrolifero di stato, ma anche la scarsa dimestichezza con la materia gestita dalla politica e senza l’ausilio di professionalità forti che potessero fare da contraltare. Questo è un fatto, come è un fatto che Pittella ha il merito di aver cercato di frenare l’arbitrio dell’Eni e di aver sospeto l’attività di fronte a fatti gravi. Su questo punto , una dialettica poteva aprirsi con la nuova amministrazione regionale nel senso che se è vero che dal punto di vista delle cifre c’è un miglioramento, quello che manca è ogni riferimento a come bisogna assicurare la decarbonizzazione, in quanto tempo, con quali accorgimenti e con quali garanzie.  Cioè le cose che a detta dello stesso Governo regionale sono spostate in avanti attraverso due diverse concertazioni da fare:  il tavolo della sostenibilità aperto con le compagnie della concessione Gorgoglione e che verrà aperto anche con quelle della Val d’Agri e la convocazione della Plenaria per condividere il progetto del Centro di Alta Specializzazione Ambiente ed Energia. Insomma si poteva dire di tenere gli occhi aperti su questi aspetti, come pure di riflettere sulle autorizzazioni ambientali che , per come sono scritte, sono vecchie di trent’anni e non tengono conto della evoluzione impiantistica e tecnologica, soprattutto in val d’agri dove siamo in presenza di un impianto obsoleto. Su questo una opposizione avrebbe potuto  dare un contributo , non certo negando l’evidenza di ristori e di compensazioni che , se possono essere discutibili in astratto in quanto a cifre, non è certo una discussione che può essere aperta dallo schieramento che sul petrolio ha molte cose  del passato remoto da farsi perdonare. Così, evitando di dare spazio alle parole forti, che rendono più debole il dibattito sui problemi, non hanno torto gli assessori Rosa e Cupparo quando pongono il problema di una necessaria  revisione, della legge 40 ( sui contributi ai comuni degli ambiti petroliferi, ) non solo per ampliarla alla concessione Gorgoglione (Total), ma soprattutto per adeguarla alle esigenze del terzo millennio e a quella svolta sostenibile che ci chiedono, non solo l’Europa, ma anche i cittadini. In questo caso, e la scommessa va presa alla lettera- “si vedrà chi ha una visione di lungo termine e chi coltiverà solo il proprio orticello”.