POTENZA 1800/1900 CRONACHE CITTADINE
LUCIO TUFANO
“Ogni sera la signora Matilde Manguso manda in visibilio il pubblico, lo affascina, lo trasporta allo applauso. La signora Virginia Brunetti, dalla voce robusta e sonora è di scuola raffinata, contempera sobriamente l’opera della cantante con quella dell’artista… Un bravo alla signora Marfisa. Salvatore Starace e Luigi Cafareccia, divertono immensamente per la loro comica”. Nella serata d’onore non vi è neppure un posto di loggione; la parte più colta e più select della cittadinanza, che ama e gusta il teatro corre ad ammirare nuovamente l’arte della seratante… Per parecchie sere in scena La Figlia di Madame Angot con l’esordio del tenore Alfredo Palumbo. Ma non tutta la gente frequenta il teatro tanto è vero che il critico mondano, pur congratulandosi col solerte impresario Raffaele Bellucci-Sessa, il quale non trascura nulla per accontentare il pubblico, rimprovera a quest’ultimo il fatto di non accorrere più numeroso. E con questa compagnia allo Stabile che coincide la venuta di S. E. Ascanio Branca, Decoro della Basilicata. Deputato sin dal 1870 nel collegio di Potenza, Branca ne è il rappresentante politico da ben ventun anni e questa volta, anno 1891, ministro dei lavori pubblici nel governo di Rudinì, dopo esserlo stato già nel 1876 e nel 1878 dell’agricoltura, industria e commercio. Assai popolare nella sua città egli riceve entusiastica accoglienza. Sin dalla mattina la città è imbandierata; ai balconi, alle finestre mi è riuscito di vedere vecchie, che non conoscevo nemmeno, e sono innanzi negli anni; ragazze, che sino a ieri avevano occultato le loro bellezze; insomma S.E., ha avuto una festa da sposo fortunato. Iersera poi la città illuminata non con luce municipale, presentava un mediocre aspetto, le Società operaie e numerosi cittadini percorsero le varie strade, preceduti dalle due bande musicali, e sempre acclamando S.E. Branca.
“La giunta municipale è al completo. Noto l’ex sindaco Cav. Spolidoro. Ammirevole la toilette di tutti, il motto d’ordine, stiffelius e cravatta bianca, e nessuno, nemmeno i consiglieri comunali violano il motto. Un po’ di stonatura per i Gibus e cappelli a cilindro. Vi sono mezzetti, vi sono stoppelli, Gibus di dimensioni geometriche impossibili…”. “L’Ing. Capussele mi chiede conto della sua toilette — è elegante — L’assistente Uva non sa consolarsi dell’arrivo di S. Eccellenza. Il Prof. Riviello è commosso — II Prof. Malfitani mi telegrafa chiedessi scusa a S.E. dell’involontaria assenza trovasi a Roma… il Prefetto comm. Vitale è sorridente per la riuscita della dimostrazione”. Fin dalle prime ore del mattino e ancora prima che l’impresa teatrale facesse affiggere i cartelli, la notizia che S.E. Branca sarebbe intervenuto alla serata di gala, andarono venduti tutti i biglietti furono presi tutti i palchi e tutta la platea, di talché la sera, non essendoci posto per nessuno, i palchi erano gremiti di teste come il loggione. La migliore società è assiepata nei teatro. Egli appare in palco tra il fragore degli applausi e delle grida biondo, elegante come sempre sorridente. Si rappresenta la D. Juaniia “Dopo il primo atto viene intonale l’inno reale e migliaia di voci gridano ripetutamente: Viva il Re, viva Branca”. Non mancano, alla fine dello spettacolo, la fiaccolata e le bande museali, una grande dimostrazione in onore di sua eccellenza. La città è in festa con bande, luminarie, fiaccolate per circa due giorni. V’è da sottolineare che tenta festa non è affatto giustificata in mezzo a tanta miseria, ma l’entusiasmo portato fino al fanatismo trova forse le sue ragioni nel fatto che vedono nell’opera di lui, onorate la dite e a provincia. Sua eccellenza, prima di partire promette di far costruire la stazione ferroviaria ai Gesuiti, località vicina alla città e non a S. Maria, secondo il desiderio di molti cittadini. Fuochi di paglia, incendi alle lenzuola, alle coltri, ai guanciali, alla biancheria, alle finestre che addobbano i padiglioni e accendono le notti dei potentini. Senza vigili del fuoco, nessuno tenta di spegnere le passioni dell’epoca, la piromania (brucia pagliara) e l’uxoricidio. In Corte di Assisi, Fedele Veglia, ventisettenne da Ferradina, imberbe, dagli occhi sanguinosi e torbidi, uxoricida, è dannato ad un pena. Sulla porta della sua prigione sta scritto: sempre! Nel dubbio, ne siamo certi, il futuro legislatore cancellerà dal codice penale la tetra e ributtante figura del carnefice. Guardiamo alla Germania, dove l’istruzione non leggera ha elevato il popolo ad un livello di altissima civiltà. In agosto la cittadina pullula di giovanotti dai dodici ai venti anni, senza arte né parte. Nei caffè, nelle bettole, nei portoni dei vasti palazzi tentano il soldo, giocano al tozzamuro. Si squarciano le camicie con i coltelli, si rincorrono a bastonate per la pubblica via, fanno la guerra con i sassi e le fionde rompendo i vetri sulla via Pretoria e mettendo a pericolo i passanti. Michele Pergola e il portone di casa sua, Domenico Crisci per quello che succede in un caffè vicino al suo negozio e Luigi brio per quanto accade ogni sera nel Largo dell’Ospedale civile, ne sono i testimoni.
Al Teatro Stabile
Finalmente si ha il piacere di assistere all’opera del Gounod Fra Diavolo e alla Traviata di Verdi. Si spera che per l’avvenire i voti di qualche grosso spettatore di buon cuore non abbiano a perdersi fra i dissensi, le simpatie e le antipatie. Comunque la sontuosa e ricca cena offerta valga almeno a chiudere la bocca a ognuno; anche tre quarti delle invitate vollero rimanere digiune quantunque ammirate e soddisfatte della squisita cavalleria degli offerenti. Dopo tutto scrive L’Indipendente :”abbiamo noialtri di Potenza da trascorrere delle serate che altrove altre città ci invidiano”.
