Con tanti fumi più o meno innocui abbiamo fatto l’abitudine, ma intorno a Bucaletto ci sono altri fumi che vanno diradati e nebbie che vanno schiarite. Perché se l’informazione non coglie la sostanza dei problemi allora finisce col creare essa stessa problemi. Dunque, riepiloghiamo: l’associazione Cova presenta alcuni dati di monitoraggio relativi al campionamento su pecore e galline presenti nell’area intorno a Bucaletto. Questo monitoraggio è stato realizzato nell’ambito della raccolta fondi “analizziamo la Basilicata”, cioè i cittadini che cacciano i soldi di tasca propria per sapere la verità sullo stato di salut del proprio territorio. Già questo fatto, in una nazione civile, dovrebbe essere considerato rivoluzionario, qui invece da noi è più o meno una indebita ingerenza. Ma siccome Santoriello è uno che non molla mai, ecco che porta prove concrete sul fatto che in quella zona la catena alimentare è a forte rischio di compromissione, se non già compromessa. Nelle uova, scrive Santoriello, il piombo era 0,011 mg/kg ben oltre i limiti di legge (0,02),oltre all’arsenico e al mrcurio, e tutti e tre i metalli pesanti li si ritrova anche nel latte..Da qui la richiesta dell’Associazione ambientalista di attivare subito il protocollo con l’Istituto superiore di sanità per approfondire gli effetti che la contaminazione del suolo sta producendo sulla salute umana in provincia di Potenza ( Fenice, Sider ecc). La Magistratura dal canto suo sta portando avanti una indagine che ha fortunatamente uno spettro più ampio; da un lato ha sequestrato gli impianti ( consentendo comunque di lavorare) per obbligare l’azienda ad applicare tutte le prescrizioni dell’autorizzazione ambientale, protezioni contro la dispersione di polveri, convogliamento dei fumi interni, ecc;, dall’altro di capire quale grado di inquinamento ha sinora provocato nei territori intorno all’impianto siderurgico la cinquantennale attività di fonderia ( giacchè non va dimenticato che nel passato impachettavano le auto rottamate senza minimamente raccogliere le parti in plastica o in pelle, o in gomma). Su questo aspetto e su come l’inquinamento sia entrato nella catena alimentare, ovvero abbia compromesso la salute dei cittadini che vi abitano, la cosa è tutta da approfondire e anche se la Magistratura deve mantenere il dovuto riserbo, non sarebbe male se facesse almeno capire se si sta lavorando o meno a questo aspetto. Quello che rassicura è che l’emissione dei fumi e il funzionamento della fonderia sono entrati nella legalità e che cioè per l’attività attualmente in corso le fonti di inquinamento sono sotto assoluto controllo. Ora a domanda del giornalista di un quotidiano , il direttore generale dell’Arpab, che è uno che quando parla è attento alle virgole, ha risposto così “- «La ricerca delle diossine negli alimenti non è stata effettuata nell’area della SiderPotenza perché non prevista dalle prescrizioni Aia” Le prescrizioni Aia erano dirette al modo in cui un impianto deve funzionare, non a capire quello che nei decenni scorsi è successo. Ma questa risposta è stata presa dall’intervistatore come una dichiarazione di tuttappostismo, ciò che ha permesso di dire che intorno alla vicenda c’è confusione. No, non c’è confusione , almeno da parte di chi da anni scrive su questa storia. Giuseppe Digilio