ROCCO SABATELLA
La sconfitta con l’Avellino, peraltro ampiamente prevedibile e la contestazione finale che prende di mira per la prima volta il massimo dirigente rossoblù da quando è alla guida del Potenza con i cori dei vaffa cantati a squarciagola, fanno precipitare la situazione a livello societario. Il presidente di presenta in sala stampa e annuncia il suo disimpegno immediato lasciando la sua carica al vice Falasca e il suo pacchetto azionario all’Associazione 1919 che lo sta affiancando, nella gestione della società, dall’inizio di questa stagione. Associazione che viene presa alla sprovvista da questa decisione del presidente e che adesso dovrà valutare come gestire questa situazione che gli è arrivata tra capo e collo. Anche perché il presidente dovrà spiegare che cosa significa mettere il spacchetto azionario, ossia il suo 80 per cento delle azioni, nelle mani dell’Associazione. Può significare la delega a trattare la vendita del Potenza a gruppi eventualmente interessati oppure può arrivare, attraverso un atto notarile, ad una effettiva cessione delle azioni all’Associazione degli imprenditori potentini presieduta da Pace? Propendiamo per la prima ipotesi della quale già si parla ormai da diverso tempo con i contatti avviati con il gruppo Sbm rappresentato da Lauro o con altri soggetti. Diciamo che la reazione del presidente Caiata ci è parsa spropositata. Nel senso che i cori a lui indirizzati non volevano significare un giudizio negativo sui cinque anni della sua gestione quanto piuttosto, sull’onda dell’amarezza e della delusione per i deludenti risultati di questa stagione, volevano evidenziare situazioni contingenti riconducibili alle promesse non mantenute dal presidente relative al rafforzamento della squadra per tentare l’impresa della salvezza. Forse, come in tanti hanno sottolineato, sarebbe stato meglio far decantare la situazione e rinviare le dichiarazioni a mente fredda e dopo aver valutato, con i membri dell’Associazione, tutte le decisioni che si potevano prendere. Di sicuro le sue dichiarazioni hanno contribuito a destabilizzare ancora di più un ambiente che di tutto aveva bisogno, tranne che di questo colpo di teatro. Se la salvezza era già difficile, l’uscita inattesa da parte di Caiata di ieri sera rende l’impresa addirittura proibitiva. Un perfetto autogol che bisognava evitare anche se siamo sicuri che il presidente avrà valutato attentamente quello che stava per dire sapendo esattamente le conseguenze che avrebbe creato. Alquanto dannose, fino a prova contraria, soprattutto per il Potenza che adesso incontrerà sulla sua strada, già tortuosa, altri ostacoli per centrare la salvezza. Oggi cominceranno le consultazioni con i membri dell’Associazione 1919 che faranno il possibile per far recedere il presidente dal suo proposito in questo momento particolarmente delicato e che può far precipitare la situazione in maniera irreparabile. Probabilmente sarà difficile far cambiare idea al presidente perché abbiamo il sospetto che questa sua decisione di passare la mano era già maturata da diverso tempo e che Caiata aspettasse il momento propizio per liberarsi di un peso non più sostenibile. Gli si può chiedere solo che rinvii la sua uscita di scena alla fine del campionato e dopo aver esperito tutti i tentativi per salvare il Potenza. Al quale è legato, come ha detto ieri sera, da un amore viscerale che gli ha impedito tante volte di lasciarlo. E si tratta anche di tutelare il suo pacchetto delle azioni che avrebbero un valore differente se si rimane in serie C o se si dovesse, mala auguratamente, retrocedere in serie D. Riportiamo adesso alcuni dei passi più significativi della sue dichiarazioni.” Sono stati cinque anni meravigliosi nel bene e nel male e bisogna capire anche quando è il momento di uscire di scena. E’ questo il momento perché è una sofferenza troppo forte. Sono orgoglioso di aver guidato il Potenza con serietà e onestà. Una società che in cinque anni ha dato lezioni di stile, educazione a tutta l’Italia. Abbiamo portato la nostra città al centro dell’attenzione nazionale con tante iniziative di solidarietà, socialità e divertimento. Io non me la sento di continuare visto che mi pare assodato che io vengo considerato il problema. Non posso sentire offendermi, come mi sono sentito offeso stasera perché i risultati sono una cosa e la gestione e la serietà tutt’altra cosa. Avremmo continuato con la forza e l’intenzione di ripartire. Adesso questa forza non ce l’abbiamo per cui mi faccio da parte e stasera stesso mi dimetto da presidente per cui lascio il Potenza nelle mani sapienti di Falasca. Non sono più in grado di dare di più. Non è una questione di soldi perché abbiamo onorato tutti gli impegni economici con i soggetti che hanno lavorato con noi. Ho sempre messo il cuore per il Potenza. Adesso credo che siamo al capolinea per cui lascio la presidenza a Michele Falasca e il mio pacchetto delle azioni all’Associazione 1919 che quindi da oggi in poi loro o chi per loro possono portare a termine questo percorso e poi decidere il meglio per il Potenza e per la città. Ringrazio chi per cinque anni ci ha regalato affetto, vicinanza ed entusiasmo. Oggi veniamo giudicati solo per i risultati e non per quanto fatto in cinque anni. Ho rispetto per la curva, per i tifosi. Però devo avere rispetto anche per me stesso, per la mia persona che non può essere esposta a queste mortificazioni. E’ legittimo contestare, è altrettanto legittimo decidere dopo la contestazione quello che si vuole fare per cui io che non ho mai pensato di dover essere il problema per questa piazza, ma una risorsa, se percepisco, come ho percepito, di essere un problema, mi faccio da parte immediatamente, lasciando tutto in ordine. Lasciando soprattutto i conti in ordine. Grazie a tutti”.
