Calcio : vittorio basentini
A quarant’anni dalla strage di via Fani si può ricordare anche il modo in cui il calcio e altre discipline fecero capire di essere qualcosa di totalmente al di fuori del contesto sociale dell’epoca.
Dell’ipotesi di un rinvio nemmeno si discusse…
I quarant’anni del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione dei cinque uomini della sua scorta da parte delle Brigate Rosse ci ricordano tante cose, ma riducendo il discorso al micromondo dello sport ci ricordano soprattutto che siamo diventati più politicamente corretti, con tutti i pro e i contro della situazione.
Provate a immaginare cosa succederebbe oggi se il leader di un partito venisse rapito.
Giustamente, per come la pensiamo nel 2018, lo sport e soprattutto lo sport nazionale, il calcio, si fermerebbero per almeno un turno per far capire di non essere qualcosa di avulso dal resto del paese.
Cosa accadde invece nell’Italia del 1978, proviamo a ricordare?
Sì ricordo che il giorno stesso dei fatti, il 16 marzo 1978, rimasero chiusi cinema e teatri.
Era un giovedì, il giorno dopo uno dei famosi mercoledì di coppa, manifestazione sportiva nella quale fra le italiane era rimasta in gara soltanto la Juventus di Trapattoni, reduce dalla vittoria ai rigori contro l’Ajax di Krol, Arnesen, Geels e La Ling, nei quarti di finale di Coppa dei Campioni. (il cammino bianconero sarebbe poi terminato in semifinale contro il Bruges di Happel)
La giornata di serie A si sarebbe dovuta giocare ovviamente di domenica e con tutte le partite allo stesso orario, come era normale: Lazio-Roma la partita di cartello come derby romano, Juventus-Verona quella più importante per lo scudetto, visto che la squadra di Trapattoni aveva 4 punti di vantaggio sul Torino e 5 sulla coppia Milan e L.R.Vicenza di Paolo Rossi e G.B.Fabbri.
Comunque tutto questo era programmato tre giorni dopo la strage di via Fani, con il tempo come minimo per un dibattito sull’opportunità di giocare.
Invece non solo si giocò normalmente, ma nemmeno ci furono proposte di rimandare la giornata o di sottolineare che lo sport italiano era consapevole di quanto stesse avvenendo in Italia.
Da ricordare che presidente del CONI Giulio Onesti era in carica da 34 anni, mentre il presidente della FIGC era Franco Carraro, il quale sarebbe succeduto ad Onesti qualche mese dopo, ma non è che da altre istituzioni sportive arrivarono iniziative di solidarietà o proposte di minuti di raccoglimento.
La stessa linea fu tenuta quando il Presidente Aldo Moro venne ucciso, martedì 9 maggio.
Nessun rinvio, nessuna iniziativa, ma questa volta venne effettuato almeno un minuto di raccoglimento per tutti gli eventi sportivi del mercoledì.
Quindi venne disputata la partita Taranto-Juventus di Coppa Italia (evento importante per il calcio in Puglia), un paio di partite della dimenticabilissima Coppa d’Estate, la terza tappa del Giro d’Italia e due partite di pallacanestro, Xerox Milano-Perugina Jeans Roma e Cinzano Milano-Sapori Siena.
Non fu un grande sforzo… Il campionato di calcio di serie A era già finito, con lo scudetto vinto dalla Juventus e le convocazioni del C.T azzurro Bearzot per l’imminente Mondiale argentino, ma gli eventi calcistici e sportivi non mancarono.
Dicendo che si scelse la linea ‘oppio dei popoli’ forse sopravvalutiamo i dirigenti dell’epoca; l’ipotesi è più probabile è che lo sport si sentisse totalmente al di fuori del contesto sociale e nemmeno si ponesse il problema.
I giornalisti nemmeno parlarono di ‘spettacolo che deve andare avanti’, tesi peraltro con suo fondamento: lo spettacolo andò avanti e basta.
Perché il calcio e lo sport nel 1978 erano un’altra cosa rispetto al resto della società.
Un male? Un bene? Di certo era così.
Saluti a tutti. Vittorio Basentini
