by ROCCO SABATELLA

Chiusa la stagione in Italia con l’ennesimo trionfo della Juventus che ha alzato al cielo l’ undicesima Coppa Italia nella notte romana, adesso l’attenzione degli appassionati di calcio si sposta sul campionato europeo che avrà inizio il 10 giugno in Francia. Ma chi non teme di incorrere in una indigestione di calcio, non potrà non dedicare una certa attenzione anche alla Coppa America del centenario che si svolgerà negli Stati Uniti dal 3 giugno, una settimana prima dell’inizio degli Europei. Ai quali arriva sicuramente un’Italia incerottata per le pesantissime assenze a centrocampo di Marchisio e Verratti che sarebbero stati, in caso di disponibilità, sicuri perni dell’undici di Conte. Il quale non si è fasciato certamente la testa per questi due forfait e del resto non è nel suo dna il verbo mollare e ha cominciato a preparare nei minimi dettagli la trasferta francese. Prima con uno stage di tre giorni per l’analisi dello stato fisico dei convocabili con l’eccezione dei giocatori della Juve e del Milan impegnati nella finale di Coppa Italia e successivamente con la scrematura finale che ha prodotto i trenta convocati definitivi che il 31 maggio diventeranno i 23 ufficiali da portare in Francia più quattro riserve. Ovviamente i problemi principali per il tecnico della nazionale riguardano la scelta dei sette giocatori del centrocampo dove finora sono sicuri solo Florenzi, De Rossi, Giaccherini e Parolo. Gli altri tre saranno resi noti solo quando i medici azzurri daranno certezze assolute a Conte sull’integrità fisica di Montolivo, uscito acciaccato dopo la finale con la Juve e Thiago Motta che si porta dietro guai fisici accusati in questa stagione. Nel caso di risposte negative sarà strada aperta per Jorginho del Napoli, Bonaventura del Milan e forse per il dinamismo di Sturaro della Juventus. Giochi pressochè fatti per la difesa con il blocco bianconero e per l’attacco dove sono sicuri del posto Eder, il lucano Zaza e Pellè. L’ultima pedina offensiva sarà scelta tra Immobile e Insigne. Molta attenzione, come è suo costume, Conte dedicherà alla scelta degli esterni sia bassi che alti che sono davvero importanti nella sua filosofia di gioco. Hanno già il biglietto per la Francia Candreva e Darmian, mentre ottime possibilità hanno El Shaarawy, De Sciglio e il viola Bernardeschi. E forse per la prima volta nella storia della nazionale italiana non si accenderà un dibattito serrato tra i tifosi sulle convocazioni come è avvenuto in passato. Perché tutti si rendono conto che questo è il materiale, molto povero qualitativamente e anche numericamente, a disposizione del commissario tecnico degli azzurri. Ma nonostante questo handicap Conte ha tutta l’intenzione di giocare un europeo da protagonista. E la garanzia sono soprattutto le grandi motivazioni che è riuscito a trasmettere ai suoi giocatori durante le qualificazioni oltre che l’indubbia abilità sotto l’aspetto tattico che hanno ridato credibilità alla nazionale italiana dopo il tonfo del mondiale brasiliano. Saranno queste le armi che potranno fare la differenza anche nel prossimo appuntamento continentale anche al cospetto di nazionali che godono dei favori del pronostico. Come è il caso del Belgio che i ragazzi di Conte affronteranno nell’esordio il 13 giugno. La sua prima missione è stata quella di creare un gruppo unito che remasse in un’unica direzione e che avesse la capacità di lavorare duramente durante gli allenamenti. Quei pochi che una nazionale può svolgere quando ci sono le date degli impegni delle nazionali. Ed i risultati sotto questo aspetto sono stati molto confortanti come si è potuto notare anche dalle dichiarazioni unanimi di apprezzamento dei giocatori verso i metodi e il lavoro del tecnico leccese. Non ci sono aspettative particolari per questo europeo perché il pronostico sulla carta è tutto per i padroni di casa della Francia, per i campioni del mondo della Germania, per l’emergente Belgio e per i campioni uscenti della Spagna che seppur in fase di rinnovamento restano sempre una squadra molto competitiva. Più eventualmente le solite outsiders che non mancano mai in queste competizioni. E tra queste si potrebbe sicuramente inserire l’Italia. Non per valori tecnici ma per dedizione, impegno, motivazioni che possono sopperire ad altri gap. E poi perché Conte ha una capacità quasi unica nel modo di guidare la squadra dalla panchina: perennemente a suggerire, incoraggiare, indicare le giocate, chiamare il pressing. Tutte doti che Buffon e compagni mostrano di gradire assai. Per cui si va in Francia non con il vestito dimesso come la qualità del calcio italiano potrebbe far pensare, ma con una nazionale in grado di giocarsi le sue chances con qualsiasi avversario.