Per il calcio italiano si prospetta un finale di stagione come non si vedeva da tempo la lotta al vertice tra Juve e Napoli, quella altrettanto affascinante per un posto in Champions tra Napoli, Fiorentina, Roma e Inter (e,con minori chances, il Milan) e la lotta per non retrocedere che si è riaccesa, per merito esclusivo del Carpi e del Frosinone che un paio di mesi fa sembravano quasi spacciati insieme al Verona. Saranno due mesi di grandissima intensità e di patos che non potranno che suscitare nei tifosi un coinvolgimento assoluto. E questa è la dimostrazione che sul piano squisitamente tecnico il calcio italiano ha ridotto le distanze, in quanto a valore medio complessivo, da quelli di Spagna, Inghilterra e Germania. Le distanze restano, invece, ampie, relativamente ad altri fattori come quello economico o quello della presenza negli stadi. Qui non c’è proprio storia perché le tre nazioni europee che precedono l’Italia nel ranking europeo hanno una media spettatori quasi doppia del nostro paese. E tale resterà ancora a lungo visto che in Italia tutti parlano di costruire stadi nuovi, ma fino ad ora di progetti concreti presentati ed approvati nemmeno l’ombra. Se si esclude quanto fatto dall’Udinese, che ha provveduto a rimodernare il suo stadio. Mentre in Italia si parla, in altre nazioni si fanno i fatti. E’ il caso della Spagna dove ieri è stato presentato il progetto per il Nuovo Camp Nou di Barcellona i cui lavori inizieranno a breve e si concluderanno nel 2021. Una struttura che conterrà 105 mila spettatori, sarà tutta coperta e favorirà ancora di più l’afflusso dei tifosi catalani a sostenere Messi e compagni. Quella italiana è una situazione paradossale se si considera che i tecnici italiani sono, in questo momento, i più ricercati a livello europeo e a loro va il merito di avere innalzato, almeno dal punto di vista tattico e tecnico, il livello qualitativo delle squadre italiane. Ma ciò non basta per cercare di colmare il gap con le superpotenze europee. Come dimostrano i risultati delle coppe europee con una sola squadra qualificata in Europa League e in attesa dell’affascinante sfida che aspetta la Juve martedì prossimo con il Bayern. E’ inutile ripetere sempre lo stesso ritornello della sudditanza economica se non ci si muove nei nostri confini per invertire la tendenza. Se poi le società straniere ci sottraggono anche i tecnici migliori, non si capisce come farà il calcio italiano ad uscire da questa situazione di impasse. Va anche bene l’auto celebrazione che tutti media stanno portando avanti che il massimo campionato italiano sia uno dei più belli, affascinanti ed equilibrati degli ultimi anni. Oppure le parole di elogio che sono state pronunciate da Patrick Evrà nei confronti del calcio di casa nostra e delle difficoltà tattiche che esso presenta. Ma queste considerazioni non fanno altro che confermare quanto già detto in precedenza: e cioè che, mediamente, tutti i tecnici italiani possono considerarsi più capaci rispetto ai colleghi del continente. Magra consolazione se si esclude la possibilità per i migliori allenatori italiani di andare a trovare all’estero ricchi contratti economici che da noi sono improponibili. Ma per il tifoso italiano le gratificazioni e le soddisfazioni, in questo momento, possono arrivare solo dai confini nazionali con la conquista o dello scudetto e della Coppa Italia. Champions ed Europa League non sono “cosa nostra”. E anche in questo assunto è insito un altro paradosso che è questo: la Juventus domina da quattro anni il campionato italiano e potrebbe uguagliare il suo stesso record di cinque scudetti consecutivi da qui a due mesi, potrà vincere la Coppa Italia, rivincere la Supercoppa italiana ma a livello europeo non è ancora nelle condizioni di competere con le quattro-cinque corazzate che da 5 anni a questa parte dominano la scena europea, ovverosia dal 2010 anno dell’ultimo trionfo italiano con l’Inter. Ne è consapevole lo stesso presidente della Juve Agnelli che annette alla Champions un’importanza vitale: non perché crede che i bianconeri possano essere al livello di Barcellona, Bayern, Real Madrid, Manchester United, Chelsea sotto l’aspetto economico e di conseguenza anche di continuità di risultati in Europa, ma perché il diritto a partecipare alla massima competizione continentale comporta introiti economici elevati che servono per aumentare ogni anno il fatturato. Poi potrà anche succedere che i bianconeri arrivino in finale come l’anno scorso o che martedì prossimo possano compiere l’impresa di eliminare il Bayern. Sono eccezioni che confermano la regola. Bisogna essere onesti: cercare di andare il più avanti possibile in Champions: questo è l’obiettivo massimo che si possono prefigurare le squadre italiane che conquistano il diritto a partecipare alla Champions. Ma questo non risolve il problema principale cioè del gap economico perché le squadre migliori d’Europa che arrivano quasi ogni anno alle semifinali portano a casa più soldi delle italiane. Per cui l’unica soluzione rimane la Superlega Europea di Calcio, sull’esempio dell’Nba e della lega del Football americano, con i dovuti accorgimenti come il salary cap per mettere le migliori 20 formazioni europee sullo stesso piano sportivo ed economico.