Per chi studia comunicazione, l’attività informativa messa in atto dalla Regione Basilicata sul caso Camastra può essere esplicativo di come la cosidetta comunicazione di crisi debba mettere insieme l’assunzione di responsabilità per delle scelte e il dovere di evitare che il panico della popolazione possa rendere ingestibile una situazione. La Regione l’ha messa in atto e bisogna dire che gli è andata bene , spostando l’attenzione dei cittadini sull’esito della potabilizzazione e distogliendo la stessa dalla situazione di crisi pendente che riguarda il Basento, mai reso utilizzabile a fini alimentari per i problemi ambientali che interessano questo fiume. Gli è andata bene perché la potabilizzazione, controllata oggettivamente da una serie di laboratori ,anche indipendenti, ha di fatto giustificato un prelevamento di acqua dal basento fatto prima di avere la certezza che la risorsa idrica fosse utilizzabile a fini alimentari . E in secondo luogo perché la proroga data alla nuova direttiva Europea sul controllo delle acqua ha di fatto tolto gli amministratori dalla responsabilità di andare a cercare alcune sostanze specifiche, tipo Pfas. In tutto questo dire e non dire, ci sono stati due livellI di informazione, una interna ed una esterna, nella quale alcuni enti hanno detto il necessario per consentire che si andasse in una direzione,mettendo in second’ordine altre condizioni e situazioni che avrebbero di fatto impedito di procedere in quella medesima direzione. Il documento dell’ASP, che è stato gestito come documento interno, dice in sostanza che il Basento è sotto un rischio pendente  di inquinamento da trielina e fosfogessi, una contaminazione che è a livello di falda profonda e rispetto alla quale è urgente intervenire. Il documento dell’Asp riassume i risultati dei tavoli tecnici tenuti in data 24 ottobre 2024 e 12 novembre 2024, presso la sede del Ministero dell’ambiente, nel quale vengono definiti gli interventi da avviare nelle aree del SIN “Tito” ex Liquichimica ed ex Daramic. Ecco Il testo inviato al Ministero, alla Regione, alla Prefettura, all’Arpab :

 

……omissis…

Appare chiaro che nel SIN vi sia una sorgente primaria di contaminazione che risulterebbe ancora attiva (sito ex-Daramic)  che  al  momento  godrebbe  si  sola  contenzione  idraulica,  vi sia  un  ulteriore  sistema  di arrieramento idraulico per la seconda area di interesse (sito della ex-Liquichimica) e siano presenti sul sito altre scorie industriali di differente natura. Gli aspetti di maggiore criticità appaiono la possibilità che la “falda profonda” possa essere interessata da fenomeni di dispersione dell’inquinante tricloroetilene (“trielina”), la gestione della sorgente primaria di contaminazione (ex-Daramic) e la prosecuzione delle attuali attività di contenzione.

Pertanto a giudizio degli scriventi, si ritengono cogenti e non procrastinabili le seguenti azioni:

  • Monitoraggio/manutenzione della idraulica
  • Pianificazione di una opera di bonifica del sito ex-Dararnic garantendo al contempo il contenimento degli sversamenti e garantendo la salute e sicurezza del personale incaricato dell’opera. 
  • Verifica delle possibilità di rimozione del contaminante dalla “falda profonda”.
  •  Contestuale monitoraggio delle acque superficiali a valle del sito in quanto affiuenti del fiume Basento, attualmente utilizzato per approvvigionamento idrico suppletivo a servizio del!’invaso “Camastra”; tanto al fine di monitorare affiuenti di corsi/fiumi affluenti di bacini idrici utilizzati da impianti di potabilizzazione a servizio della popolazione residente.
  • Attività di bonifica/messa in sicurezza per tutti gli altri inquinanti presenti nel SIN (ad es. scorie siderurgiche, bacino fosfogessi, etc.). Ciò anche in considerazione, relativamente al bacino area fosfogessi, di quanto previsto in fase di valutazione dei piani di caratterizzazione e bonifica nell’ambito della Commissione Prefettizia ai sensi del art. 126 comma 1 del D-lgs 230/95 ad oggi sostituito dal D.lgs. 10112020. 

Tale parere è legato alla nota pericolosità della “trielina” sia per gli esseri umani (come indicato dalle Frasi di Pericolo H350, H341, H319, H315, H336) e sia per il delicato equilibrio ambientale dell’area fluviale (come indicato dalla frase di Pericolo relativa agli effetti dannosi a lungo termine sugli organismi acquatici: H412). Tutto ciò in considerazione del fatto che una eventuale rilevazione di contenuti nocivi degli inquinanti del sito al di fuori delle barriere di contenimento potrà comportare interventi di sorveglianza epidemiologica della popolazione interessata. Qualora necessarie, a tali attività, l’Azienda Sanitaria scrivente potrà partecipare in regime di convenzione. Infine, si ritiene che risulterà di sicura utilità la relazione aggiornata sulle attività svolte ed in corso che verrà fornita dal Comune di Tito si ritiene che di sicuro supporto potrà essere, in futuro, la possibilità di interfacciarsi con l’Istituto Superiore di Sanità per problematiche sanitarie e con l’INAIL per aspetti relativi alla tutela degli ex-dipendenti delle aziende coinvolte nel SIN.

Fin qui la nota.  Seguono le firme del Direttore responsabile del Dipartimento  prevenzione e salute e di due dirigenti medici della struttura. dipartimento prevenzione. 

Ora è chiaro che i cittadini che bevono l’acqua del Basento sono costantemene sotto il rischio che qualche situazione possa cambiare da una giorno all’altro e che quindi è giusto e doveroso, come avviene, partecipare i risultati quotidiano del monitoraggio rispetto a questi contaminanti, ma è altrettanto evidente che prima si taglia quella conduttura provvisoria di alimentazione idrica, e prima si dà sicurezza alla gente. Far passare la questione come un problema risolto è fuorviante ,pericoloso e colpevole. Abbiamo fatto un azzardo e ci è andata bene, ma se non si torna subito alla normalità di approvvigionamenti alternativi al basento, anche con caratteristiche di opere emergenziali, ogni giorno si vive con una bomba inesplosa. Meno chiacchiere su quello che è stato fatto e più fatti per quello che bisogna fare. Rocco Rosa