Le riflessioni che il direttore regionale della protezione civile , donato Viggiani, ha fatto sul cambiamento in atto del regime pluviometrico o meglio sulla distribuzione anomala delle piogge rispetto ad una lunghissima situazione storica, non sono roba da poco conto ed è certo che, emergenza o meno, debbono diventare centrali nel dibattito politico e prioritari rispetto all’azione di governo regionale. Viggiano presenta con una certa dose di preoccupazione lo studio predisposto dalla struttura e che conferma le condizioni di deficit pluviometrico maggiormente evidenti nelle aree interne della regione. C’è una chiara anomalia nella distribuzione spaziale delle precipitazioni con un andamento che negli anni ha caratterizzato il regime pluviometrico della regione, separando con un’asse NO-SE le fasce pluviometriche seguendo sostanzialmente la direzione dell’Appennino, mentre nella distribuzione del primo semestre 2017 evidenzia un’area centrale della regione caratterizzata da minori precipitazioni. Il deficit pluviometrico ha conseguenze sia immediate, poiché si traduce direttamente in deficit idrico, sia sul lungo termine, influendo in modo reale anche sulle riserve idriche superficiali e sotterranee. Considerando il periodo di riferimento con l’eventualità di avere un intero periodo estivo secco e duraturo, è presumibile che gli effetti negativi sulla gestione delle risorse idriche possano essere di non facile e rapida soluzione, andando a compromettere anche la ricarica dei bacini imbriferi più profondi. Tralascio le informazioni tecniche, per riassumere il concetto principali: piove di meno proprio sui santuari dell’acqua, cioè tutta la fascia che comprende il Sirino, il Pollino, il Volturino ,il Raparo. Il monte Alpe, cioè tutta la fascia montuosa sulla quale le perturbazioni provenienti dal tirreno scaricano le loro riserve d’acqua piovana . Se dovesse confermarsi questa tendenza, cioè minore affluenza di perturbazioni occidentali, c’è da mettere in conto che arriverà minore acqua proprio nei bacini realizzati in rapporto a quella situazione storica che vedevano la val d’agri ed il lagonegrese territorio di grande immagazzinamento idrico( pertusillo, la diga dei Senise, Basentello). Cioè, proseguendo questa tendenza, una regione ricca di risorse idriche deve cominciare a non cullarsi su quello che la natura ha finora fornito e deve organizzarsi per altre azioni ed altre opere che possano garantire un uso equilibrato e duraturo di questa risorsa. Siamo nei tempi dell’alta tecnologia e possiamo tranquillamente lavorare sia nella captazione intelligente della risorsa, piccoli e diffusi invasi, modernizzazione della distribuzione, efficientamento delle reti, sia nell’uso intelligente della risorsa stessa, con un tipo di agricoltura che richiede meno acqua, una irrigazione improntata al risparmio idrico, l’individuazione di colture che hanno bisogno di poca acqua. E naturalmente la lotta ad oltranza ad ogni tentativo di compromissione del territorio ( vedi val D’Agri) che , in un quadro di previsione del genere, assumerebbe la connotazione di un crimine verso la comunità regionale. Governare questo processo è una sfida titanica, rispetto alla quale occorrono persone che non pretendano il risultato politico prima della fine del loro mandato ma lavorino perché il riconoscimento della gente si traduca magari, dopo anni ed anni, in una targa di ringraziamento. Il momento è propizio. Magari incominciando dalla riunione prevista per questa mattina tra il Governatore Pittella e tutti gli enti interessati. R.R.
