Pietro Simonetti
L’ operazione giudiziaria relativa ad una azienda fallita nell’area di Baragiano, fallita e trasformata in discarica al coperto di rifiuti, rientra tra gli esiti del cattiva gestione delle Asi che, invece di attuare le norme previste per il controllo ed il riutilizzo, ha preferito ignorare una situazione che dura da molto tempo.
L’azienda del sito di Baragiano rientra nella platea degli oltre 100 capannoni dismessi o inutilizzati presenti in Basilicata e finanziati con le leggi,e 64, 488 del 1998 e la 219 del 1981.
Un patrimonio di alcune centinaia di milioni di euro gestiti anche da curatele fallimentari in atto da moltissimi anni, e utilizzato dai rapinatori di rame, di sanitari e materiale aziendale e da pseudo imprenditori per stoccare rifiuti e per uso diverso dalle attività ‘produttive.
Per affrontare la questione del riutilizzo la Regione dà tempo si e’dotato di normative per il recupero,il riuso delle strutture abbandonate anche con l’uso dei fondi della Cassa Depositi e Prestiti, oltre alle risorse destinate alla reindustrializzazione. Esistono casi come la ex Sinoro di Tito, la Abl di Balvano, la ex Pamafi di Maratea e tante altre negli agglomerati di Tito, Senise, Isca. Vitalba e Val Basento che attraverso interventi degli Enti competenti e della stessa Regione potrebbero essere riutilizzati con nuove iniziative produttive e occupazionali.
La più’clamorosa di queste vicende è senz’altro rappresentata dal sito ” la Felandina” di Bernalda: 12 capannoni quasi completati da anni rimangono inutilizzati dopo il fallimento e le inchieste penali nonostante oltre 70 milioni, degli oltre cento previsti dall’accordo di Programma, rimangano disponibili presso il Ministero dello Sviluppo.
Mentre tanti addetti ai lavori si affannano ad inseguire le magnifiche sorti della Zes, programma ancora sulla carta, il patrimonio dei capannoni rimane di interesse particolare di speculatori, riciclatori e delle gestioni fallimentari a tempo indeterminato.
La vicenda di Baragiano e quella di Bernalda e le tante altre dovrebbe spingere la Giunta Regionale, gli Uffici di Governo, a definire un piano concreto e attuabile con le risorse disponibili.
Tutto questo e’ possibile!, Occorre solamente impostare il lavoro ed i programmi anche con il Governo Nazionale e le parti sociali.
