EDITORIALE
Politica Lucana: tra alleanze, autosufficienza e giochi di potere
In Basilicata, il dibattito politico si accende attorno alle strategie future e alle alleanze tra le forze progressiste e centriste. Da un lato, Maria Elisabetta Alberti Casellati punta a blindare l’alleanza con i centristi di Azione e Italia Viva, rafforzando il legame con Pittella e Polese, spegnendo di fatto ogni ipotesi di riavvicinamento di Azione al centrosinistra. Dall’altro, “Pierino” Lacorazza, con la sua presunta autosufficienza politica del PD , ha favorito nel tempo una spinta centrifuga che ha allontanato prima Pittella e Polese e poi, con il suo sostegno ai 5 Stelle alla Provincia di Potenza, ha contribuito a creare tensioni sia all’interno del suo partito che tra gli alleati.
La sua strategia ondivaga non è nuova: alle Politiche 2022 e alle Regionali 2024, si è mosso tra decisioni altalenanti, tra un giorno “Chiorazzo sì” e un altro “Chiorazzo no”, senza mai dare un chiaro punto di riferimento. Sarebbe forse il caso che facesse pace innanzitutto con se stesso e riconoscesse una realtà ormai evidente: nessun partito può essere autosufficiente e continuare ad alimentare dissidi non porta a nulla, se non a indebolire il campo progressista.
La spinta centrifuga e definitiva per Pittella (allora ancora nello stesso partito) avvenne con la sua mancata candidatura alla Camera. Un’operazione orchestrata proprio dall’area di Lacorazza, che puntò tutto su un giovane segretario, allora ritenuto una promessa della politica lucana. Ma quel giovane, appena giunto il momento cruciale, tentò di salire sul treno in corsa per Roma, rimanendo però investito e massacrato sui binari per quelli che si rivelarono ingenui e innocui sbagli di gioventù. Un errore di valutazione che permise ad un campano di essere eletto in Basilicata e segnò una frattura insanabile nel campo progressista lucano.
Oggi, Lacorazza richiama la necessità di consolidare un’area politica riformista per evitare che, nel 2027, le forze di opposizione evaporino senza un paracadute. Se servisse a un’ammenda dei propri errori, diremmo BENE! Ma sembra un’affermazione che suona paradossale, se si considera che è stato proprio lui, da presidente del Consiglio regionale, a dare il via all’azione demolitrice della giunta di centrosinistra a guida Pittella. Oggi, nel suo appello a un PD più protagonista e meno in balìa degli alleati, sembra dimenticare il ruolo che egli stesso ha avuto nel passato nell’indebolire quello stesso campo politico che ora vorrebbe rafforzare.
Nel frattempo, Casellati mette il cappello su Pittella, ribadendo che “Marcello Pittella, leader in Basilicata di Azione, è un nostro alleato”, chiudendo così ogni porta al centrosinistra. Una mossa chiara, che segna un’ulteriore spaccatura tra le forze moderate e progressiste e che impone una riflessione su quali siano le vere strategie da adottare per il futuro della regione.
A complicare ulteriormente il quadro, non giova certo la morale a doppio binario del Movimento 5 Stelle, che da un lato si erge a paladino della trasparenza e della coerenza, ma dall’altro ha dimostrato nei fatti una gestione politica ambigua e contradittoria . Al netto dell’“amichettismo” praticato quando era al governo, questa logica è stata poi mutuata anche nei ruoli di guida negli enti territoriali e nelle segreterie, da Roma fino ai più piccoli comuni.
Adesso a MATERA, senza ulteriori tentennamenti, per non cadere nell’irrilevanza, si proceda finalmente a definire il campo, il più ampio possibile, e si stabiliscano le primarie di coalizione . Al fine di non permettere ai soliti noti di alimentare stantii sotterfugi e posizionamenti personali (l’ultimo esempio in ordine di tempo è quello del Comune di Potenza), è necessario smascherare i manovratori occulti e i finti civici di convenienza. Ogni partito indichi un candidato anche civico, purché sia senza ambiguità . Chi non ci sta sarà fuori dalla coalizione, assumendosi la responsabilità politica della propria scelta. Questa immaturità politica, se non risolta subito, ricadrà inevitabilmente anche nel breve futuro, compromettendo ogni possibilità di costruire un’alternativa credibile per la Basilicata.
La sua strategia ondivaga non è nuova: alle Politiche 2022 e alle Regionali 2024, si è mosso tra decisioni altalenanti, tra un giorno “Chiorazzo sì” e un altro “Chiorazzo no”, senza mai dare un chiaro punto di riferimento. Sarebbe forse il caso che facesse pace innanzitutto con se stesso e riconoscesse una realtà ormai evidente: nessun partito può essere autosufficiente e continuare ad alimentare dissidi non porta a nulla, se non a indebolire il campo progressista.
La spinta centrifuga e definitiva per Pittella (allora ancora nello stesso partito) avvenne con la sua mancata candidatura alla Camera. Un’operazione orchestrata proprio dall’area di Lacorazza, che puntò tutto su un giovane segretario, allora ritenuto una promessa della politica lucana. Ma quel giovane, appena giunto il momento cruciale, tentò di salire sul treno in corsa per Roma, rimanendo però investito e massacrato sui binari per quelli che si rivelarono ingenui e innocui sbagli di gioventù. Un errore di valutazione che permise ad un campano di essere eletto in Basilicata e segnò una frattura insanabile nel campo progressista lucano.
Oggi, Lacorazza richiama la necessità di consolidare un’area politica riformista per evitare che, nel 2027, le forze di opposizione evaporino senza un paracadute. Se servisse a un’ammenda dei propri errori, diremmo BENE! Ma sembra un’affermazione che suona paradossale, se si considera che è stato proprio lui, da presidente del Consiglio regionale, a dare il via all’azione demolitrice della giunta di centrosinistra a guida Pittella. Oggi, nel suo appello a un PD più protagonista e meno in balìa degli alleati, sembra dimenticare il ruolo che egli stesso ha avuto nel passato nell’indebolire quello stesso campo politico che ora vorrebbe rafforzare.
Nel frattempo, Casellati mette il cappello su Pittella, ribadendo che “Marcello Pittella, leader in Basilicata di Azione, è un nostro alleato”, chiudendo così ogni porta al centrosinistra. Una mossa chiara, che segna un’ulteriore spaccatura tra le forze moderate e progressiste e che impone una riflessione su quali siano le vere strategie da adottare per il futuro della regione.
A complicare ulteriormente il quadro, non giova certo la morale a doppio binario del Movimento 5 Stelle, che da un lato si erge a paladino della trasparenza e della coerenza, ma dall’altro ha dimostrato nei fatti una gestione politica ambigua e contradittoria . Al netto dell’“amichettismo” praticato quando era al governo, questa logica è stata poi mutuata anche nei ruoli di guida negli enti territoriali e nelle segreterie, da Roma fino ai più piccoli comuni.
Adesso a MATERA, senza ulteriori tentennamenti, per non cadere nell’irrilevanza, si proceda finalmente a definire il campo, il più ampio possibile, e si stabiliscano le primarie di coalizione . Al fine di non permettere ai soliti noti di alimentare stantii sotterfugi e posizionamenti personali (l’ultimo esempio in ordine di tempo è quello del Comune di Potenza), è necessario smascherare i manovratori occulti e i finti civici di convenienza. Ogni partito indichi un candidato anche civico, purché sia senza ambiguità . Chi non ci sta sarà fuori dalla coalizione, assumendosi la responsabilità politica della propria scelta. Questa immaturità politica, se non risolta subito, ricadrà inevitabilmente anche nel breve futuro, compromettendo ogni possibilità di costruire un’alternativa credibile per la Basilicata.
