Sull’articolo di un paio di giorni fa dal titolo https://www.talentilucani.it/condanne-facili-e-inerzia-colpevole-la-politica-vera-e-assente/ il commento della prof.Anna R G Rivelli non è passato inosservato perchè introduce un tema di grande rilevanza politica e sociale. Scrive la prof::
Anna R G Rivelli Ci sono coincidenze che si fa fatica a credere che siano solo coincidenze; figli “importanti” che vincono dottorati, specializzazioni, concorsi in concomitanza di accordi per collaborazioni ben remunerate con questa o quella università non possono passare inosservati. La realtà è che, magistratura a parte (che spero dia presto una sentenza per non lasciare la certezza della colpa ai colpevolisti e quella dell’innocenza agli innocentisti), la rivoluzione promessa dopo 5 anni quasi non è stata che una “rinvoluzione”, spesso portata avanti con una arroganza sconcertante come quella che ha consacrato commissari quei soggetti che non potevano essere legittimamente direttori nella sanità lucana. Tutto al di là della logica e al limite (non so se interno o esterno) della norma. Il problema è quindi più profondo di quello che lei vuol fare emergere, è un problema di credibilità politica molto più e molto prima che di eventuale accertamento di colpevolezza. Chi per 5 anni ha giocato ad asso pigliatutto (vedasi -estremo caso- i pulman di migranti alle primarie del proprio delfino) ma di cambiamento in meglio non ne ha portato affatto, è ancora leader credibile? Chi per le problematiche ambientali ha nicchiato salvo poi alzare un po’ i toni in vista delle elezioni, può essere riferimento di un territorio? La fortuna dei Pittella è in declino (ce lo dice chiaramente un Gianni per miracolo ripescato e solo in Campania) e il PD in discesa a rotta di collo. Eppure, ad osservare la deriva a cui stiamo andando incontro per altri versi (e per effetto soprattutto dell’abbraccio mortale tra Lega e 5 Stelle) il PD è forse unico pilastro rimasto a sorreggere una traballante democrazia. Le chiedo e mi chiedo (però io già mi sono risposta) se non sarebbe più generoso non legare la organizzazione del partito alle ambizioni/interessi personali ma piuttosto alla consapevolezza che far franare l’ultimo muro di una diga non porterebbe che al disastro per tutti. Sono passati 5 anni. In 5 anni la rivoluzione non c’è stata. E se uno si presenta come il primo dei “libertadores” e non dimostra di esserlo, non merita più fiducia. Magistratura a parte.
Cara prof.,
non potevo lasciare il suo commento al mio articolo senza risposta. I cervelli vanno rispettati e quando li trovi a ragionare così, senza acrimonia e con il rispetto che comunque si deve alle persone , bisogna che abbiano risposte di merito convincenti. Ebbene, io sono d’accordo con Lei che la rivoluzione promessa da Marcello Pittella si è fermata alla rottamazione di tutto quello che c’era in giro di “profondo rosso”, e che si è limitata a fare piazza pulita degli oppositori interni anziché dei loro comportamenti, esattamente deplorevoli come quelli che oggi, presunzione di innocenza a parte, deploriamo. Avesse attaccato il tema della moralizzazione della politica e della amministrazione regionale, oggi non saremmo a questo punto e Pittella verrebbe visto come Orlando a Palermo o come De Magistris a Napoli o Pisapia a Milano, cioè persone che comunicano la rivoluzione con atti e con fatti, sapendo dove e come incidere per cambiare profondamente il sistema. Invece ha sottovalutato questo problema pensando che la sua rivoluzione dovesse farla sul versante della programmazione di settore, dove pure ha colto risultati per me notevoli, nelle politiche ambientali , in quelle sociali ed anche in quelle economiche. Il solo fatto, che deve far pensare, è come sia mutato in questi anni il rapporto tra Governo regionale e potentati petroliferi, passando dal balbettio di una Regione incapace di attrezzarsi per il controllo delle procedure e dei rischi,ad un sistema nuovo nel quale ( vedi recente accordo con la Total) si procede insieme, passo dopo passo, ad esaminare l’andamento dei processi produttivi) e i rischi correlati. Su questa questione, che è la più importante ( seconda solo al Deposito dei rifiuti radioattivi di cui sentiremo parlare) il Governo Pittella ha giocato le sue carte più autentiche di rinnovamento, insieme a tante cose che riguardano il ciclo dei rifiuti e la sconfessione del business connesso . Dunque, sulle politiche Pittella ha fatto bene, ma, se anche avesse fatto i miracoli, avrebbe riscosso lo stesso risultato il 4 marzo, perché la gente la rivoluzione la sognava diversa, con gli ospedali più vicini ai cittadini, gli enti che non accumulano deficit, le liste d’attesa azzerate, una vita di tutti i giorni resa migliore da gente che fa il suo dovere e lo sa fare. E soprattutto con una sconfessione di quei comportamenti improntati alla discrezionalità e non al diritto, al privilegio e non al merito. Ciò che è sempre stato il segno distintivo delle classi che si sono succedute al potere, dai tempi di Colombo ad oggi. Ora da tempo gli analisti della politica stanno sostenendo un concetto che è tanto importante quanto ovvio: e cioè che se non c’è meritocrazia non c’è sviluppo e che la vera riforma che il Sud si aspetta è quello di uno sforzo dei migliori , nella conduzione degli enti, nelle assunzioni ai posti di responsabilità, nella competizione fra imprese. Non solo ma che l’uso del potere in queste cose non porta consensi per il semplice fatto che se ne accontenti uno ne scontenti cento . E il 4 marzo è stato appunto una rivolta contro chi questo concetto non l’ha fatto suo, perché chi sa ascoltare la gente capisce che oggi c’è voglia di tentare il protagonismo individuale e che imprese o giovani che hanno spaccato la testa sui libri vogliono solo pari opportunità. Se questo è il tema, al di là della innocenza delle persone, non è levando Pittella che si risolve, ma chiedendo a lui se ha capito la lezione e se è in grado di fare in pochi mesi quella seconda parte del compito che non ha svolto. Io scommetto che da questo punto di vista avremo una risposta chiara. Altrimenti è giusto che arrivino forze nuove , non compromesse con il passato. Ma siccome di rivoluzioni, fatte a metà o finte, ci hanno reso adulti e vaccinati, vogliamo che, da parte di tutti, si arrivi all’appuntamento elettorale con una risposta chiara su come affrontare questi temi, per evitare che tra qualce tempo la corrosione invada anche il metallo con cui sono fatte le cinque stelle. Che spero sia una componente chimica originale e non una lega, perché altrimenti se non è zuppa è pan bagnato. Ecco perchè mi incazzo quando vedo manovre politiche di chi, gridando all’untore, cela le proprie responsabilità, di persone e di sistema, e si mette strumentalmene dalla parte degli innovatori. Di questi balletti ne abbiamo piene le scatole.
Rocco Rosa