Speleologia lucana: un pò di storia
Le prime ricerche nelle grotte lucane risalgono agli inizi del ‘900, quando i grandi nomi della geologia e della paletnologia, docenti universitari, scrivendo importanti pubblicazioni con i dati scientifici delle loro ricerche lasciarono il segno nella storia scientifica speleologica regionale. Fra questi Giuseppe De Lorenzo, Di Cicco, Ridola, studiosi che orientarono le loro attenzioni più verso la preistoria lucana che verso la speleologia. Molte grotte in Basilicata, nelle varie epoche preistoriche, sono state dimora o luogo di culto dell’uomo che le utilizzava costantemente perché ritenute più sicure rispetto ad eventuali accampamenti all’aperto. Negli anni a seguire i ricercatori locali, esponenti delle sovrintendenze lucane, hanno sistematicamente studiato queste grotte tanto che la letteratura specialistica annovera un buon numero di pubblicazioni. Per la speleologia pura, quella legata alle esplorazioni ed alle ricerche geomorfologiche bisogna aspettare il 1960 per leggere alcune descrizioni di ipogei lucani di Pietro Parenzan. Dopo di lui ancora un vuoto per oltre un ventennio. Era il 1975, il 15 gennaio 1975, quando sedici nuovi speleologi lucani fondarono, a Trecchina la prima associazione dedicata alla esplorazione ed allo studio delle grotte lucane: il Gruppo Geo Speleo Valle del Noce. Iniziano le prime esplorazioni sistematiche delle grotte della Valle del Noce e delle grotte marine di Maratea. Non furono anni facili, i primi, per gli speleologi locali ma in due, tre anni tutto cominciò ad andare per il verso giusto, ovvero da quando i risultati delle ricerche speleologiche applicate alla geomorfologia ed alla geologia dell’aera mostrarono i benefici che avrebbero potuto apportare alla collettività. Basti pensare, ad esempio, allo studio delle acquee sotterranee e delle sorgenti, allo studio dei pendii franosi, ecc. ecc. Nel 1987 venne trasferita a Trecchina, dall’Istituto Italiano di Speleologa e dalla Società Speleologica Italiana, la sede regionale del Catasto delle Grotte e delle Aree Carsiche della Basilicata, struttura addetta al censimento delle cavità naturali. Infatti in tutta Italia le grotte vengono censite e catalogate. Di ogni cavità vengono rilevati oltre ai dati topografici anche quelli geologici e geomorfologici oltre che biologici (piante e animali che la abitano), meteorologia ipogea, non manca il rilievo fotografico e, in alcuni casi, anche lo studio dei reperti preistorici o archeologici rinvenuti. Al momento attuale le grotte censite in Basilicata sono circa 350 e ve ne sono circa 50 segnalate ed in attesa di censimento. La massima concentrazione è nel lagonegrese e sulla costa Marateota.
Parte di questo elenco catastale è consultabile in internet, sul Portale del Catasto Nazionale delle Grotte d’Italia, all’indirizzo http://www.speleo.it/wish/search1/progetto_wish.html.
