PATRIZIA BARRESE

Chi a mutar lo sguardo,

chi ad assumer false sembianze,

ciascuno alla sua maschera

reca riverenza.

Una e centomila,

sfilano le folle in allegria,

tra l’aspetto macabro

e il fare goffeggiante

volan nastri e ritagli

nell’aria attonita e danzante.

Oro, piume e lustrini

scambian grandi in piccini

in una guerra stramba

di danze, note e di bottoni,

fra regine e papi a sfoggiar corone e benedizioni.

Ogni esibizione

è un chiaro successo

del martedì grasso

l’appuntamento è fisso.

Ricchezza e povertà si eguagliano,

in questo spumeggiar di ritagli,

ove inganno e finzione

nascondon muti e cupe

i volti e le persone.

Tra le occhiate alte

al volteggiar d’angeli in volo,

ogni incanto svanisce,

da mane a tramonto,

ogni mente rinsavisce.

Che sian mille, fra tripudi e colori,

e magiche allegorie,

a cancellar dal mondo

armi, battaglie e lacrime

in ogni dove, da città a vie.

E i carri giungan a destinazione

da Sud a Nord della Nazione,

con Carnevalone, Quaremma e Meneghino,

sia pace nei cuor di ogni uomo e bambino.

La tradizione e la cartapesta

uniscon tutti in una sol festa

perché questo è il Carnevale

lo spettacolo continua

e ogni burla vale.