Marco Di Geronimo ha detto tutto sull’attacco ignobile al consigliere Iudicello. Un attacco che non si può chiamare giornalismo perché offende il giornalismo, lo denuda e lo espone per quello che è in alcune realtà soprattutto periferiche: uno strumento di lotta personale , miserrimo, volgare e connivente con gli interessi padronali. Quindi in realtà non è Iudicello ad essere attaccato ma lo è la stampa e chi dovrebbe interpretarla, rappresentarla, difenderla, garantirla. Già alcuni mesi fa in occasione di un vile attacco al consigliere pentastellato, Gianni Perrino, con giudizi disinvolti e per nulla aderenti alla realtà e con un linguaggio sprezzante, ho avuto modo di richiamare l’ordine dei giornalisti della Basilicata al suo ruolo di vigilanza contro queste nefandezze, allora pubblicate su un quotidiano lucano. Non solo l’ho fatto su queste colonne ma, pensando che si e nò l’avrebbero letto due o tre persone, mi sono preso la briga di parlargliene personalmente. Hai visto tu?  Mi ha risposto di fargli una denuncia, come se non avesse gli occhi per leggere e come se non avesse il dovere di farlo a difesa della categoria. Oggi succede la stessa cosa, amplificata da un modo di scrivere becero, violento e diffamatorio.  Si attacca la professione, si attacca la persona, tutto fuorchè uno straccio di idee su qualcosa di politico o di pubblico, un linciaggio a freddo forse dovuto ad un killeraggio programmato e organizzato. Tutto fuorchè giornalismo. Speriamo che il bravo Sammartino abbia modo di vederlo. Anzi, ho avuto un’idea, gli mando una pec, così non può trovare più scuse. rocco rosa