La moralizzazione delle Istituzioni di questa regione è un problema forte ed antico che neanche il presidente Pittella ha saputo ( o voluto ) affrontare: per questo motivo, nel dilagare dei commenti che sulla vicenda giudiziaria di ieri si inseguono, bisogna fare una selezione drastica, tra chi può parlare e chi no. Qui, come in gran parte del territorio italiano, ci sono venti anni di malcostume che ha avuto come unico argine la coscienza individuale delle persone: funzionari , dirigenti o politici. Piccoli scogli sparsi che impedivano o limitavano il deflusso della discrezionalità assoluta in mano ai politici. Per il resto un sistematico aggiramento delle leggi che, unito al blocco delle assunzioni che dura da vent’anni, ha stretto talmente il collo di bottiglia dei concorsi pubblici rendendoli purtroppo appannaggio della sfera decisionale più alta. La legge Bassanini poi ha trovato la soluzione magica, con una norma che , all’apparenza era moralizzatrice ma che nella sostanza si è rivelata il cavallo di troia per garantire l’impunità dei politici attraverso scelte fiduciarie derivanti tutte dalla volontà del politico, sia esso Ministro, o presidente o assessore . Questo virus ha ucciso la pubblica amministrazione: a) togliendole il Dna che era fatto di meritocrazia, di concorsi, di rispettosa distanza dal potere politico in nome di una legge che andava ossequiata e rispettata b) dividendola in due tra i carrieristi di professione e tutti gli altri. A ciò si aggiunga la possibilità affidata alla politica di scegliere fino al dieci per cento dirigenti dall’esterno ( che magari avevano retto una farmacia o una agenzia assicurativa o un’industrietta regolarmente fallita) e si capisce quello che è successo in questi anni, nei quali il rapporto fiduciario ha spazzato via ogni regola, ogni competizione di merito, ogni velleità moralizzatrice. La conclusione: ministeri controllati da estranei ( il caso Anas), enti che sono andati a picco, amministrazioni che hanno fatto debiti oltre il consentito e anche di più. La perversione di questo sistema è che certe ” scelte fiduciarie” hanno finito con l’avere in vent’anni la fiducia di tutti, indipendentemente dal colore o dalla persona del politico che si succedeva, per via dello strapotere che si sono conquistati, ora accontentando questo, ora accontentando quello, ma soprattutto mantenendo un ruolo di chi distribuisce le carte. Se questo è quanto è successo in questi 20 anni, pensare che il tutto debba lavarsi al sacrificio di una sola persona, l’ultimo arrivato, è un esercizio ardito e tale che non può essere destinato al successo. Ben venga la moralizzazione, ma a patto che la si affronti per tempo, non dicendo levati tu che mi metto ma dicendo apertis verbis che cosa si deve fare per la nuova legislatura. Noi da qualche anno stiamo insistendo sul concetto della competitività vera tra imprese , tra persone, nel senso che bisogna mettere sotto osservazione le gare ( e il Governo regionale lo ha fatto affidandosi a Cantone) , fare finalmente i concorsi pubblici e dettare norme perché ci sia la selezione dei migliori e non dei peggiori. Abbiamo anche criticato la volontà di tutte le Regioni di fare i concorsi pubblici su scala regionale, sostenendo che bisogna tornare ai concorsi nazionali, unico baluardo contro l’interferenza politica. Negli ospedali debbono entrare i medici che si sono uccisi sui libri e non quelli che hanno le migliori relazioni in termini di conoscenze. La pubblica amministrazione regionale va profondamente riformata, con il ricorso all’esterno solo ed esclusivamente per professionalità forti, sulla base di curricula portati all’attenzione del pubblico, gli enti non debbono essere sinecure per trombati ma occasione e strumenti per migliorare i servizi e far camminare l’economia. E chiedendo questo abbiamo sollecitato la responsabilità di tutti, perché il Sud può mettersi in piedi solo se tiene la schiena dritta. Ecco perché chi vuole individuare nel Pittella di turno il capro espiatorio di un sistema che da vent’anni è così e non impegnarsi a dettare le regole per la nuova legislatura regionale, sta cercando gattopardescamente di mettersi dalla parte dei vincitori. Che arrivino forze fresche, pulite, non compromesse col passato è nella fisiologia della politica. Quindi si colga l’occasione di questo terremoto non per fare giustizia sommaria, ma per rispondere con le armi che la gente si aspetta: cioè liste pulite, proposte serie su come cambiare le cose, su come aprire la stagione della serietà. . Che si vinca o si perda, l’essenziale è non perdere la dignità del fare Politica. Quanto poi alle inchieste ad orologeria, io non credo, come pure si va dicendo, che si sta muovendo in Italia una “ mani pulite 2” . Ma ricordo solo che dopo Mani pulite 1 sono state cambiati gli uomini e non le regole. E in questo senso trovo inquietante che sul provvedimento di custodia cautelare che riguarda Marcello Pittella si accenni, virgola più virgola meno, al pericolo della “ricandidatura” come occasione per reiterare i reati. Se fosse così è il classico lapsus che svela il retroscena, i contorni ed il quadro in cui la vicenda va vista. Rocco Rosa
CASO PITTELLA: CAMBIARE LE REGOLE, NON TROVARE UN CAPRO ESPIATORIO
