Mi è stato chiesto  perchè non ho scritto una parola sulla recente sentenza della Cassazione che dà pienamente ragione all’operato della intera catena giudiziaria  , PM , Gip e Riesame,  che ha portato ai provvedimenti di custodia cautelare. Un trionfo giudiziario che è suggellato dal fatto che è una decisione definitiva, che mette il suggello formale sulla intera vicenda. Rimane solo il piccolo dubbio che mesi fa lo stesso Organo, con persone diverse ha esaminato carte, elementi di prova e argomentazioni giuridiche e le ha trovate inadeguate a  giustificare le misure. Ora i due momenti decisionali, se pure con persone diverse, sono della stessa dignità e della stessa autorevolezza. La prima decisione non è stata costruita nei corridoi del Palazzaccio dal primo funzionario che passava ma da un Giudice , esattamente come la seconda decisione di carattere completamente opposta. A chi credere? Uno può farsi l’idea che vuole, ma rimane il fatto che le sentenze e le decisioni definitive bisogna accettarle.  Per uno, il richiamo alla preoccupazione che il Governatore uscente, oltre che inquinare le prove, aveva dichiarato di volersi ripresentare alle elezioni ( e che quindi avrebbe continuato a delinquere) era una suggestione che non aveva niente di giuridico, per un altro è una preoccupazione fondata. Non è una questione di poco conto dal punto di vista dei diritti della persona. Accettando la tesi che se un Governatore incappa in una inchiesta giudiziaria bisogna anche valutare, ai fini delle misure, se egli intende candidarsi in futuro, significa dare ai magistrati inquirenti il potere di decidere se uno deve rimanere o andarsene , ancora prima che ci sia un rinvio a giudizio e ancora prima che ci sia la prima sentenza. Una cosa è la sospensione per accertamento di prove, altra è una misura interdittiva che tiene conto anche del fatto che quella persona vuole continuare a fare politica. Dalla lettura di questo quadro, nel quale alcuni diritti risultato piegati, si ricava il senso di un potere che parte della  Magistratura si è data anche riguardo alla sfera politico-amministrativa, giacchè qualsiasi persona di buon senso, anche se è convinto della propria innocenza, deve comunque farsi da parte liddove arriva una misura cautelare che lo porta fuori dalla sede in cui opera. Che Pittella sia innocente o colpevole, non interessa ai fini di questa riflessione. Interessa invece valutare in astratto se una inchiesta che cancella preliminarmente l’indagato dalla scena politica non sia del tutto assimilabile ad una sentenza preventiva di condanna.  Che io ricordi, quando vigevano regole democratiche ora non più in uso, c’era un organo che dentro gli stessi partiti aveva la funzione di decidere se uno poteva candidarsi o no in base a questioni etico-morali, e si chiamava Comitato dei GarantiRocco Rosa