MICHELE PETRUZZO
Il Governo Draghi è sostenuto dalla quasi totalità dell’arco parlamentare. Dunque maggioranza ampia e opposizione sottile. Tuttavia Fratelli d’Italia non rappresenta l’unica voce contraria, perché l’assemblea nazionale di Sinistra Italiana ha scelto di non sostenere il nuovo esecutivo. Una decisione non semplice, che ha fatto discutere.
Ne ho parlato con Serena Pellegrino, ex deputata di Sinistra Ecologia e Libertà e attualmente componente dell’assemblea nazionale di Sinistra Italiana.
C’è stato un lungo e approfondito dibattito all’interno del nostro partito, che ha indicato come presupposto il mantenimento di una forte, coesa e strategica alleanza con i gruppi parlamentari del PD e del M5stelle, ma sicuramente subordinata alle scelte politiche che sono alla base del nostro programma di Governo con cui ci siamo presentati, come Sinistra Italiana, alle elezioni del 2018. Governare in alleanza determina accettare delle mediazioni ma non stravolgere la propria identità.
Nonostante la larga maggioranza del partito abbia detto no al nuovo esecutivo (87%), due dei tre parlamentari di Sinistra Italiana hanno votato a favore. Qual è il suo parere in merito a tale divergenza?
La libertà che la Costituzione prevede con la norma di non avere vincolo di mandato ha permesso ad ogni parlamentare di agire in modo indipendente. Infatti ognuno di loro ha avuto delle motivazioni differenti. Personalmente sono convinta che la scelte di ognuno di loro corrisponda, in modo trasparente e onesto, alla loro singola essenza. Il segretario ha rispettato il mandato che la nuova Assemblea nazionale, insediata con il Congresso svolto appena quindici giorni prima, a larghissima maggioranza gli ha dato, mentre la senatrice De Petris, capogruppo del gruppo misto, pur mantenendo il suo forte impegno nel Partito e portando avanti le battaglie che ci hanno caratterizzato in tutti questi anni, ha ritenuto che essere al tavolo della maggioranza dia più possibilità di intervenire sulle azioni di Governo, in primis su quelle relative alla transizione ecologica. Il deputato Palazzotto già da tempo manifestava la volontà di trovare altri spazi al di fuori del Partito, ma sono convinta che le nostre strade si ricongiungeranno.
Lei mi chiede la mia opinione.
Se fossi stata in Parlamento avrei compreso le ragioni istituzionali, ma sicuramente avrei votato convintamente contro per due ordini di ragioni: il primo di metodo, un “governissimo” dove ci sono gruppi parlamentari che hanno visioni di società radicalmente differenti genera una tribuna dove ognuno ha la possibilità di evidenziare la propria bandierina ideologica, ma con la forza di incidere sempre meno sulle scelte ministeriali; la seconda riguarda la scelta del Presidente Draghi della squadra di Governo con cui ha esplicitato la linea di indirizzo soprattutto dando la guida dei due ministeri che avranno maggiore peso specifico nelle scelte strategiche a due esponenti le cui direzioni politiche sono evidenti, il MISE e il nuovo Ministero per la transizione ecologica. Quest’ultimo dovrebbe essere la summa della conversione dell’ecologia e della società, invece, da quanto è già emerso, sarà nella migliore delle ipotesi dell’industria ambientale.
La scelta dell’intergruppo parlamentare composto da Pd, Movimento 5 Stelle e LeU sembra indicare una chiara prospettiva per il futuro. Sarà questo lo schema da seguire nelle prossime elezioni amministrative?
Al momento per noi resta il miglior punto di mediazione.
L’esito dell’ultima assemblea nazionale di Sinistra Italiana potrebbe incrinare il rapporto con Articolo 1 e di conseguenza indebolire il gruppo parlamentare “Liberi e Uguali”?
Al contrario, credo che finalmente sarà più chiaro ed evidente che LEU è un gruppo parlamentare in cui sono presenti due distinti partiti che con le loro differenze programmatiche contribuiscono a dare una offerta politica variegata. Un valore aggiunto nella ricchezza della diversità.
Dopo che l’assemblea nazionale ha votato contro la fiducia al governo Draghi, ci sono state molte nuove iscrizioni al vostro partito. Quale futuro per Sinistra Italiana?
Sì, è vero. Le tessere stanno crescendo in modo esponenziale. È evidente che c’è non solo la richiesta di una sinistra coerente, ma anche il sostegno esplicito, come da anni non accadeva. La richiesta di sinistra istituzionale nel nostro paese è chiara. Per troppi anni gli elettori hanno dichiarato di essersi turati il naso votando il meno peggio, successivamente molti di loro si sono allontanati dalle urne e troppi sono stati delusi dalle scelte di governo di altre forze che avevano catalizzato il consenso. È arrivato il momento di alzare l’asticella dell’orgoglio e uscire dal quella posizione di costante autocritica e di perenne sconfitta. Oggi tanti se ne sono accorti.
