Chi si aspettava una mezza rivoluzione con l’arrivo del commissario Dal Moro deve ricredersi dopo l’uscita ufficiale del delegato di Letta in Basilicata. Per sua stessa ammissione, il compito che si è dato è portare il partito al congresso regionale entro l’anno. E lo vuole portare cercando di mediare le situazioni esistenti mettendo insieme l’esperienza dei leader con la necessità di aprire ai giovani. Frasi prudenti che nascondono il vero obiettivo di questa presenza: assicurare la continuità dell’esistente e mediare tra i tre o quattro leader che se non si fanno la guerra è solo perchè sono ridotti allo stremo a furia di darsele . Si perchè il senso della continuità sta tutto nel fatto che la votazione per il congresso è tutta riservata agli iscritti tesserati, cioè è solo la conta di chi ha più numeri da far uscire dai seggi, alla faccia dei giovani e del rinnovamento. Ora questa insensibilità verso l’esigenza avvertita di un vero autentico rinnovamento di uomini e di idee va combinata con la sicumera che lo stesso commissario ha ostentato verso gli alleati del centrosinistra, parlando come se si fosse tornati indietro di dieci anni fa e il pd fosse ancora in grado di dare le carte e di strigliare gli alleati e dimenticando che l’arretramento del centrosinistra è esclusivamente dovuto alle lotte intestine del Pd, alla sua arroganza decisionale e all’incapacità di guardare alle vere esigenze della comunità regionale, in nome di una priorità alle carriere politiche personali. Ora, che cosa può uscire da un congresso se non una maggioranza frutto di accordi di vertice? Può uscire solo un falso rinnovamento fatto da uomini o donne che assicurano fedeltà al vincitore, magari un nome condiviso di persona che però, siccome non si è fatta da sola ma modellata a tavolino, può solo assicurare mediazione e continuità sotto la falsa immagine di un nuovo corso. Del resto , al di là del valore intrinseco della persona, lo stesso Letta non è arrivato sfondando la porta del partito, ma come frutto di un accordo dei maggiorenti del Pd con l’acqua alla gola, e ,come tale, allineato nella prosecuzione di una proposta politica che mira a gestire l’esistente , a migliorare di qualche punto la situazione e ad aspettare che il vento favorevole alla navigazione della destra si arresti per qualche miracolo . E questa riserva mentale, che è anche una segreta speranza, ha ringalluzzito anche gli esponenti locali del Pd che hanno deciso di non fare assolutamente niente, di stare rigidamente immobili e di aspettare che gli sbagli di chi governa si moltiplichino in maniera esponenziale fino a determinare la fatidica inversione di marcia dell’opinione pubblica, all’insegna del si stava meglio quando si stava peggio. Una strategia di difesa dell’esistente che non può funzionare e che si sbriciolerà al primo apparire di una voce forte ed autorevole che propugni il rinnovamento vero nella compagine di centrosinistra, sulla scorta di quanto è successo a Matera dove per la prima volta forze potenzialmente alleate hanno imposto la premessa metodologica secondo la quale con il Pd di Muscaridola ( che poi sarebbe il pd di molti volti del passato, di Matera come di Potenza) non hanno voluto avere nulla a che fare e che hanno posto come condizione per sedersi alle trattative il cambio dei vertici. Si rischia la ripetizione di questo scenario e la sola variante che prende robustezza è un Ministro, che si è fatto un buon nome nel Governo, che prenda in mano la situazione , d’accordo con i vertici nazionali del Pd, facendo piazza pulita di organigrammi preparati e di tattiche usurate. E il fatto che abbia mandato i giovani avanti a dialogare con il partito democratico, assomiglia molto ad una preparazione del terreno per non dire del ….tappeto rosso, come si conviene ad uno di rango, nella nuova nomenklatura di sinistra… Rocco Rosa
C’E’ SPERANZA NEL FUTURO DEL PD?
