In mostra a Bruxelles l’Imperatore e le Costituzioni emanate nella città lucana. All’inaugurazione presenti l’europarlamentare Carlo Ciccioli, il presidente della Regione Vito Bardi, il Capo di Gabinetto Gianpiero Perri e il Sindaco di Melfi Giuseppe Maglione.
di Franco Cacciatore
Federico II e le Costituzioni di Melfi per la prima volta in mostra al Parlamento Europeo a Bruxelles, nella sede dell’Edificio Antall, alla presenza del presidente della Regione Vito Bardi, del Capo di gabinetto Gianpiero Perri e del Sindaco di Melfi Giuseppe Maglione. L’esposizione promossa dall’europarlamentare Carlo Ciccioli, presente all’evento, è stata curata da Fulvio Delle Donne, ordinario di letteratura latina medievale e umanistica alla Federico II di Napoli e Direttore scientifico del Festival “Stupor Mundi”. La mostra, come annotato degli intervenuti, è un dovuto tributo a Federico II che ancora oggi è modello di ispirazione per l’Europa moderna. Egli, figura complessa e affascinante, ha lasciato un segno indelebile che continua a influenzare la nostra visione del mondo e dell’Europa. Federico II sovrano illuminato fu nel contempo un intellettuale, un mecenate un innovatore, un uomo che seppe unire culture diverse e promuovere la convivenza anche pacifica in un’epoca di forti contrasti. La sua corte fu un centro di cultura cosmopolita, dove si incontravano artisti, filosofi, scienziati, studiosi ed intellettuali di diverse religioni e tradizioni. L’eredità di Federico II trova la sua massima espressione nelle Costituzioni di Melfi. E nella mostra uno dei 20 pannelli è dedicato proprio al codice federiciano ed evidenzia quanto siano vera summa legislativa, che spazia dalla burocrazia all’ambiente, le professioni, la tutela delle donne e ogni altra materia di interesse giuridico nel Regno. La loro valenza si è protratta nel tempo, quasi a giungere sino ai giorni nostri. Non la causalità, l’emanazione nel 1231 nella città lucana, ma la ferma volontà di Federico II di dare centralità a Melfi. La scelta non fu fortuita. Federico fra l’esoterico splendore di Palermo o i castelli svevi delle brume foreste teutoniche scelse per le sue Costituzioni il maniero della Caput Apuliae dei suoi avi normanni. E in Melfi, consapevole del grande atto che andava a compiere, istituì una “Schola Humanitatis” per preparare i dignitari alla nuova legislatura. E Federico volle ancora la sede delle “Camerae del Regno” (deposito centrale di oro, vestiario e armi) dell’Archivio Regio e della Corte Superiore dei Conti. Ma per le Costituzioni con Melfi un legame che mostra una priorità del centro lucano negli intendimenti dell’Imperatore, un ruolo di primissimo piano nel suo Regno. A Pier Delle Vigne e suoi collaboratori la loro stesura. Ma nostre ricerche ci portano a conoscere che Federico II nella sua permanenza a Melfi dal 26 maggio al 19 settembre 1231, si avvalse dell’opera del vescovo della diocesi, il melfitano Richerio, che intervenne attivamente in tutta la fase preparatoria all’emanazione del Codice. Il prelato, come si legge nel cartiglio del suo stemma, nel salone araldico dei vescovi dell’episcopio, fu “abile diplomatico e valente militare” e tra i consiglieri più fidati dell’Imperatore. Fu “magister iustitiarius” della Magna Curia, lo rappresentò in Terra Santa e comandò l’attacco di Cipro. D’altronde il legame di Federico II con Melfi è perdurante. Per una strana coincidenza nell’ottavo centenario della sua nascita è riaffiorato sua immagine in abiti da falconiere in affresco della cripta di Santa Margherita. Ed oggi la mostra di Bruxelles, che sarà riproposta a Melfi nel castello federiciano. L’auspicio che Federico II diventi per la città un binomio inscindibile, come negli intendimenti leva per lo sviluppo sociale, culturale, turistico di Melfi e del suo territorio.
Nelle foto.
L’inaugurazione della mostra a Bruxelles – Il pannello delle Costituzioni di Melfi – Il castello di Melfi – Federico II falconiere nell’affresco – Le Costituzioni.