Avendo vissuto già una esperienza del genere, con la lotta fratricida della Dc e le fughe di tanti “tengo famiglia”  verso le sirene o di destra o di sinistra, ho la sgradevole sensazione che, nel Pd, si stia ripercorrendo, a passi più veloci lo stesso tragitto per arrivare alla stessa meta, cioè l’insignificanza di un partito del quale il popolo finisce col disamorarsi. I sondaggi stanno diventando impietosi , al punto che da qualche parte già si tira dal cassetto il manuale di sopravvivenza: c’è chi vagheggia a sinistra un aiuto ai cinque stelle, il cui leader già oggi mette le mani avanti e dice che è aperto ad ogni contributo al Governo, purchè  gratis ( un modo per rendere digeribili le alleanze senza sputtanarsi già al primo giorno), c’è chi si consola, nel Pd,  al pensiero che Berlusconi potrebbe voler far fuori Salvini e imbarcare Renzi. Insomma la gioiosa macchina da guerra si va tranquillamente a schiantare nonostante i reiterati tentativi di qualcuno, Prodi in testa, di evitare il disastro.

In questo quadro, il tentativo di Renzi di non parlare  delle lotte a sinistra  e di parlare delle cose fatte, ha una validità intrinseca e molti effetti collaterali. Portare avanti il colloquio con l’elettorato, sostenendo le cose positive che sono state fatte, l’occupazione che è cresciuta, il Pil in ascesa, le imprese che tirano, l’innovazione e la ricerca che stanno crescendo, la lotta al precariato, il percorso di risanamento delle banche, sono cose che dovrebbero entrare nella testa della gente invitandola a considerare che cosa succederebbe se si invertisse il treno e si tornasse alla stazione del 2011. Però tutto questo non lo può fare Renzi, perché si è esposto troppo col suo carattere, con i suoi atteggiamenti divisivi, ed il suo sforzo di convincere la gente appare condizionato dall’ansia da prestazione, non risultando credibile. Se si rendesse conto di questa situazione dovrebbe mandare subito in pista un Macron italiano, Gentiloni o Franceschini, uomini che si sono mossi con competenza ma anche con  prudenza, hanno esercitato un ruolo importante nelle postazioni assegnate  e che possono candidarsi a parlare a nome di una parte di popolo riformatore, moderno, non ideologicamente rivolto al passato, capace di mettere avanti energie e intelligenze giovani . Se Renzi fa questo ha salvato il Paese dalla deriva, ha mantenuto il partito in pista e può aspettare che il popolo si decida a ringraziarlo.  Io, cittadino medio, che osservo le cose dal basso, posso prendere l’ardire di dire che se non si cambia scenario, da subito, la sconfitta è inevitabile e irreversibile. C’è una squadra di Governo che sta facendo bene, sul solco della strategia aperta da renzi e nella continuità della sua azione. Si mettano i migliori avanti e li si metta a trascinare una formazione di centrosinistra verso il successo. Rivedere il film del bunga bunga, delle corna alla Merkel, dell’assalto alla diligenza di avventurieri alla Lavitola , dei voti comprati, delle mafie accarezzate, mi fa dire che anteporre le carriere personali, i bracci di ferro, gli odi e le vendette al bene del Paese è un tradimento nei confronti della base. Domani si potrà litigare su chi ha tradito per prima, ma litigheranno  ai giardinetti.   Giuseppe Digilio