Tempo fa, all’inizio delle consultazioni per la candidatura a Governatore per conto del Centrosinistra, scrissi che gli esponenti del Pd , quelli nel partito e quelli che ne facevano parte e ne sono usciti, si giocavano l’ultima partita di poker, per aggiudicarsi la golden share del potere regionale, fino ad allora conteso e diviso tra tante persone con accordi e disaccordi continui, al punto da nauseare gran parte dell’elettorato che ha fatto scendere il gradimento del partito ai minimi storici. Questa partita è stata giocata malissimo da tutti  o quasi tutti e i vari giochi al rialzo hanno prodotto il bluff finale di una candidatura che , anche se viene da una città di mare, non è né carne né pesce e che soprattutto ha pochissime chances di farcela . Ha perso di brutto Speranza che si era affrettato a mettere l’imprimatur su un candidato senza consultarsi con nessuno , confidando solo sulla forza del prescelto a trovare i consensi necessari. Cosa valida se non fossimo in Italia ma in America, dove potere, soldi e capacità di comunicazione possono bastare a portare l’elettorato dalla propria parte. Ma qui non solo siamo in Italia, ma anche in un sud interno, dove l’informazione viene sostituita da chiacchiere da bar, da pettegolezzi, e l’orizzonte di certi politici non riesce ad andare al di là delle scarpe che calzano. Sta di fatto che una candidatura, di per sé autorevole e potenzialmente vincente, è stata messa in croce, lapidata, fatta oggetto di  velenosi niet da parte sopratutto di  quell’ambiente radica chic che in ogni imprenditore vede un ladro di giorno e un amico di notte. Solo che la statura del personaggio Chiorazzo era tale che ha superato il confronto regionale e si è andato a situare direttamente nelle stanze romane, in un triangolo tra lui, la Schlein e Conte, dal quale è uscita la mediazione di un nome fatto da Chiorazzo e condiviso dagli altri due . Un nome che se per Roma va bene, perché non hanno dimestichezza con le cose locali, qui in Basilicata ha creato dissapori e delusioni, così che al momento si può solo ipotizzare una sconfitta certa del Centrosinistra e un cambio di scenario totale, con un nuovo protagonista, Chiorazzo, che , pur perdendo le elezioni , si candida ad essere colui che interpreta la svolta in Basilicata e si fa carico di dettare le linea di una nuova stagione politica.  Non porta a casa nulla     il senatore Margiotta, se non la soddisfazione di vedere un nuovo volto al posto di quello dell’impernditore di Senise , non porta nulla a casa uno Speranza ridimensionato in quella che doveva essere una leadersip naturale. E a De Filippo rimane solo la soddisfazione di vedere candidato un amico di vecchia data. E Pittella? Non vorrei essere nei suoi panni: se va a destra, a sostenere il suo successore e nemico Bardi ,dimezza i consensi , mette in forse la sua  figura di socialista e uomo di sinistra, e passa come uno che per uno strapuntino ha venduto l’anima. Fossero appena appena un po’ lucidi, i pokeristi dovrebbero concordare il giro d’onore che si da ai perdenti e ricominciare a pensare a come reimpostare la partita. Fuori di metafora , ripartire da un accordo con Pittella , riconoscergli il peso che ha e che  adesso è determinante  per far pendere la bilancia verso il Centrosinistram  e convincersi tutti, Valvano compreso, che alla fine della giostra, il solo nome che in questo momento  ha la possibilità di battere Bardii, è quello di Chiorazzo. Fuori di questa possibilità  non c’è campo  e non c’è scampo. Rocco Rosa