Malumore nei partiti minori del centrosinistra per l’inerzia che sta segnando il percorso di avvicinamento ad una intesa della coalizione su programmi e persone per le prossime regionali. L’inerzia è esplicitamente localizzata nella sede del Pd, dove il segretario regionale, Lettieri, si trova a fare i conti con una confusione generale , frutto di un individualismo che porta ciascun capo o capetto , o semplice portatore di tessere, a difendere posizioni personali e non conciliabili tra loro. Il rischio è che questa impotenza porta diritto la questione del Governatore sui tavoli romani, con le conseguenze che è facile immaginare. Proprio l’esperienza Bardi , decisa da Roma senza che la Basilicata sapesse qualcosa, ha creato un precedente che spaventa le delegazioni regionali, nel senso che rende il designato direttamente legato alle segreterie nazionali e del tutto sganciato dalle dinamiche politiche locali, Non è, come si è visto , una maggiore autonomia del personaggio designato, ma una diretta dipendenza dai leader nazionali, con tutto quello che consegue sul piano delle decisioni strategiche di tipo economico ( vedi il caso dell’acqua sottratta senza colpo ferire ai poteri locali) e dell’uso della discrezionalità nella scelta degli uomini. La conseguenza è che la gran parte dei dirigenti di cui Bardi si è contornato non sono neanche frutto di scelta personale, ma di indicazioni venute da Roma, che ha fatto sì che la Basilicata diventasse più o meno una colonia romana, con i suoi proconsoli nelle Asl o negli enti subregionali che non rispondono a nessuno, come purtroppo si è visto , e che sono intoccabili anche quando disamministrano, vedi il caso della Pulvirenti. Qui non si tratta di becero clientelismo sottratto alla discrezionalità degli eletti al governo regionale, ma di una vera e propria sovrapposizione di potere, nato per opportunismo delle parti e finito col diventare un grosso boomerang per lo stesso Governatore uscente, che si è trovato a doversi mettere sull’attenti rispetto ad alcune segnalazioni venute dal potere centrale. E il rischio, nel centrosinistra, di bissare una situazione di questo tipo, in caso di vittoria, è abbastanza evidente, perché il personaggio Chiorazzi sta superando lo scoglio di una incerta accettazione dal basso della sua candidatura e sta lavorando a livello romano per la designazione. Ci dicono che oltre ad essere chiaramente sponsorizzato da Speranza , l’imprenditore di Senise ha già avuto importanti e positivi colloqui con Renzi, con Fratoianni , con il che rendendo praticamente ininfluente un accordo locale. Senza il quale però – ed è questo il senso della preoccupazione dei partiti minori- il successo potrebbe non arrivare, perché verrebbero meno le motivazioni per uno sforzo straordinario di tipo collegiale e avrebbero invece premio le tattiche di chi mira, soprattutto nel Pd, a dimostrare l’indispensabilità della propria partecipazione diretta. La preoccupazione è seria, e obbliga sia Lettieri a dimostrare che sa ergersi al di sopra dei particolarismi ed offire una sponda solida di colloquio, sia lo stesso Chiorazzo a non cullarsi sulle scelte romane o meglio sul fatto che quelle scelte trovino udienza dovunque e comunque. Proprio nel Pd è stato dimostrato che c’è gente che gioca anche a perdere ed a favorire l’avversario, pur di difendere il proprio orticello di potere. Non sarebbe insomma una prima volta, ma il girone di ritorno di una stessa sfida interna. Rocco Rosa
CENTROSINISTRA: L’INERZIA DI LETTIERI E GLI ERRORI DI CHIORAZZO
