L’E’ TUTTO DA RIFARE, direbbe Gino Bartali.  Quando sembrava che si dovesse chiudere la partita del centrosinistra sul nome di Chiorazzo, imprenditore di Senise, sono arrivate le bordate del Psi e di Azione , che non ci stanno su una candidatura scesa dai palazzi romani. “O si fanno le primarie oppure mi candido anche io”, dice Valvano.  “Azzerare il tutto e ricominciare daccapo”, gli fanno eco Pittella e Pessolano. Silenzio preoccupato da parte di Verdi e Sinistra che vedono ridotte le dimensioni dell’auspicato campo largo. In poche parole, la confusione regna sovrana nel campo del centrosinistra e quel poco che si era costruito è stato demolito in 48 ore. Al fondo della questione c’è che il candidato governatore Chiorazzo non dà garanzie circa una posizione veramente superpartes ed è forte la preoccupazione nei partiti minori che una volta arrivato a Viale Verrastro le sue relazioni si rafforzino in senso esclusivamente verticale: Potenza-Roma e ritorno. E per alcuni esponenti della nomenclatura che in questa partita si giocano la sopravvivenza, vedi Pittella, il rischio di non toccare palla per tutta la legislatura è forte . Fin dove può portare questa presa di posizione, è difficile dirlo . Sicuramente senza di questi apporti , il Centrosinistra non va da nessuna parte, ma , per come il Pd si è spinto sulla candidatura Chiorazzo, non è neanche ipotizzabile un cambio di cavallo in corsa, atteso il fatto che bisognerebbe prima trovare uuna canddiatura che abbia  un indubbio valore aggiunto rispetto alla coalizione. Almeno quanto Chiorazzo che è stato in grado di far scendere in campo ambienti finora rimasti in disparte nelle competizioni politiche.  Il vero tema è che non basta trovare un nome con tute queste caratteristiche, ma uno che miracolosamente abbia il gradimento di tutti , il che , in una coalizione intrisa di rivalita’ personalici, è quasi impossibile. Oggi come oggi la prospettiva è che alla fine il centrosinistra arrivi diviso alla competizione con i cinquestelle che vanno da soli e il centro di Pittella pronto a qualche innaturale  combine all’insegna del si salvi chi può. Meglio sarebbe riunirsi intorno ad un tavolo e mettere tutte le carte in chiaro, cercando regole, criteri, contrappesi e soluzioni nuove che escludano il livello romano dalla gestione della prossima legislatura e riportino il dibattito entro il recinto della politica regionale. Può essere un discorso teorico, ma può essee anche l’inizio di una svolta poltiica che finalmente riconduca la gestione di una regione nella sfera di quella autonomia territoriale voluta dalla Costituzione e mortificata, ignorata e disattesa da un deleterio verticismo partitito.. Rocco Rosa